mercoledì 18 febbraio 2009

Sarà la crisi...

... ma ieri mi è arrivato l'invito a partecipare ad un concorso di idee che un prestigioso gruppo cantieristico per la nautica da diporto di lusso ha indetto circa la creazione di un logo per la sua nuova serie di imbarcazioni.

Ebbene, il gruppo in questione, che produce e vende barche dai 30 ai 130 piedi, e su richiesta anche di più, richiede la creazione del logo, il layout del web e quello della depliantistica.

Premesso che le barche avranno un costo che, secondo la dimensione, oscillerà tra i 200.000,00 e i 500.000,00 Euro e che, a detta del cantiere, il cliente tipo sarà una persona con villa al mare che utilizzerà la barca come tender, noi, professionisti del design ci aspettavamo un budget adeguato al target.

Invece, in modo assolutamente inaspettato e volgare, viene offerta per la progettazione la cifra "iperbolica" di 1000,00 (mille) Euro!

No Comment!

Solo qualche nota:
Se si è disposti a lavorare per queste cifre ridicole si fornirà un servizio scadente. Se si offrono certe cifre non si apprezza il lavoro dei designer e finirete per avere prodotti scadenti creati da analfabeti del segno.
Se siete committenti che intendono farsi creare un marchio per prodotti di lusso abbiate il buon gusto di riflettere sulle offerte.
E pensare che se ci mettevano anche il vicolo stretto e la Compagnia del Gas quasi quasi accettavo...
E questa è fatta.



Passiamo oltre.

Sarà la crisi...
... ma ieri mi è capitato di vedere, sulla TV nazionale una video-presentazione-grafico-creativa che accompagnava le note della romanza "Nessun Dorma" di Puccini.
Banalità, squallore e povertà, sono le parole che mi vengono in mente, e li ho trattati bene. Vorrei sapere quanto è stato pagata quella porcheria e chi l'ha realizzata. Uno scempio dell'immagine.

Meno male che abbiamo visto "Big Night", film fondamentale per la cineteca di un appassionato di gastronomia. Ma ne parlerò un'altra volta.





venerdì 13 febbraio 2009

Ancora qualche precisazione.

Non ho voglia di scrivere, anche perchè molti si aspettano che io getti veleno sulle cose che non vanno, ma siccome sono il solo a farlo, e le cose non migliorano, mi astengo.
Intendo dire che non ci sono più tante occasioni per scrivere bene e entusiasticamente di qualcosa e mi comincia a dar fastidio che ci si aspetti che sia io a parlare e nessuno che commenti. Alla fine, se avessi voluto solo scrivere e non avessi desiderato leggere i commenti degli altri, avrei scritto un libro, non avrei aperto un blog.
Faccio una ottantina di visite al giorno e pochi che dicano la loro.
E questo è uno

Passiamo oltre, come ho già detto odio feisbuc per vari motivi, uno tra tutti quello di eliminare totalmente i rapporti umani, con la difficoltà di esprimere un concetto che sia articolato, senza dover ricorrere a tutte quelle idiozie di emoticon, grassetti, maiuscole ecc ecc. no no grazie, se devo comunicare faccio una telefonata, è meglio.

Senza contare che sai a me che me ne importa che Tizio o Caia hanno chiuso le finestre e vanno a dormire o che Sempronio si interroga sul numero di foglie di menta che vanno nel mojito (12 per la precisione).
Se questa è la media, no grazie, preferisco vivere.

Poi, ho notato che più della metà delle visite che ho qui, sul blog, proviene da una richiesta sui motori di ricerca dove digitano "angolo bar o corner bar o bar corner" e guarda caso, l'immagine più cliccata è questa qui sotto.


E' una cosa progettata da me.
Ma credo che si stia diffondendo. Ad ogni modo, se qualcuno fosse interessato all'oggetto in questione, si rivolgesse a me.


Ed ancora, finalmente qualcosa si muove nella vela napoletana, state qui e saprete cosa...



continua...


martedì 3 febbraio 2009

e vorrei vedere...

Stamane sentivo, al telegiornale, che la gloriosa casa automobilistica stato-assistita nostrana ha perso più del 30% del fatturato.
Crisi dell'auto, problemi congiunturali, concorrenza delle altre case automobilistiche ecc ecc.

Ora io non ho proprio la passione per le auto, ma ho, come tutti, un gusto e credo di riuscire a discernere tra una cosa gradevole e con un buon rapporto qualità- prezzo ed una no.

Quindi qualcuno mi spieghi a chi dobbiamo dare la colpa se oggetti del genere non si vendono, e per quale motivo dovrei sborsare 16.000 Euro per uno sgorbio del genere
o peggio più di 10.000 per l'entry level di questo scarafaggio a quattro ruote

che ho odiato simpaticamente anche nella sua prima versione.

E vi prego, non mi parlate di mercati internazionali, costo del lavoro e quant'altro.

Se una cosa non va cominciamo ad analizzarne i motivi.

E ricordiamoci di un famoso detto che recita di pezze e di saponi.

lunedì 26 gennaio 2009

La "Scienza" del Comitato di Regata.


Avevo detto che non avrei scritto più delle regate in corso, ma questa ve la devo raccontare.

Questo Invernale napoletano, e sottolineo "questo", è funestato dal fatto che il Geriatrico Comitato di Regata sta posizionando campi di regata folli, con poca competenza e in modo assolutamente disinteressato alla necessità dei regatanti, che è quella di disputare una regata che sia composta da una bolina, una poppa, un'altra bolina, un' altra poppa ed uno "stocchetto finale" che porta all'arrivo di lasco stretto o di bolina larga. E' una cosa semplice, e una pretesa leggittima.

Invece no, non per i "matterelli" della V Zona.

Non una volta che venga posizionata una linea di partenza in modo corretto, non una volta che annullino una regata per condizioni impossibili, cioè continui salti di vento, in direzione ed intensità.

Sono troppo presi dal completare il maggior numero di prove per preoccuparsi del fatto che per mare ci siamo noi, che prendiamo la cosa molto seriamente.

Ieri, tralasciando il fatto che è accaduto tutto ciò che ho descritto sopra ed aggiungendo che c'era un'onda lunga e alta che senza vento rendeva molto difficile la navigazione a vela, il risultato di tanta strafottenza è stato che il 50% delle imbarcazioni è giunto all'arrivo fuori tempo massimo, e che quelle che ci sono arrivate lo hanno fatto in modo paradossale.

Era una situazione da filmare, alcuni hanno tagliato di traverso, altri di poppa, e non mi riferisco alle andature ma alle parti dell'imbarcazione che per prime tagliavano la linea, altre sono rimaste per una buona mezz'ora a beccheggiare e rollare a pochi metri dall'arrivo, e si è visto di tutto, velisti in tuta nera da mimo che autoproducevano spettacoli degni del miglior Marcel Marceau, equipaggi con scarpette da ballo che hanno messo in scena "Il lago dei Cigni", qualcuno faceva carena, altri hanno messo su un quartetto d'archi, altri ancora raccoglievano firme per l'abolizione della tassa sulla spazzatura.

Questo paradossale circo di matti è esattamente quello che succede quando nessuno si assume le proprie responsabilità.

E noi lì, sempre troppo occupati nella vita civile, per protestare e mandare a casa questa vecchia generazione di "Prodieri di Straulino".



Come ho già scritto altrove, la vela è una metafora della vita, e la vela napoletana rispecchia esattamente la città.

E' approssimativa, caotica, ignorante e presuntuosa.

Fatte salve poche, rarissime eccezioni, come per la città.

Come sempre dedico questo post a quanti con me hanno vissuto un'altra giornata di mare, vento e onde.


giovedì 22 gennaio 2009

Ah, che soddisfazione!

Ieri sera, a cena...


Regola del tre: 3 min. per lato.
E' una cosa semplice ma molto molto seria.

Mai rigirarla in continuazione, è un fatto fisico, quando adagiate la fetta sulla griglia e la lasciate lì succede che per capillarità i succhi interni tenderanno a salire sulla faccia esposta all'aria, la carne diventa lucida, ed in quel momento la voltate dall'altra parte, così che i succhi interni rimangano tali.
Se la "disturbate" in continuazione otterrete l'effetto di farla piangere, disperdendo le sue lacrime sulla brace.

I puristi la vogliono così, niente olio, niente sale e niente pepe, nè prima nè durante nè a fine cottura.

Per la verità, se proprio la vogliamo salare, allora si sala la parte cotta, immediatamente dopo averla voltata per poi salare l'altra parte una volta che l'avrete tolta dalla brace.



lunedì 19 gennaio 2009

Chiamiamo le cose con il loro nome.


Prima di tutto apro il post con i ringraziamenti, per la loro amichevole ospitalità, all'intraprendente amica dell'Appletarte G. e a suo fratello F.
La loro simpatia e disponibilità hanno reso piacevolissimo il nostro week-end in montagna. Se a questo aggiungiamo che la neve era perfetta e le piste ben battute, non potevamo chiedere di meglio.

Ok, ora passiamo a parlare di alcune cosette che proprio non vanno.
Io sono veramente stanco di entrare in ristoranti, o meglio bettole che, per sembrare quello che non sono, mettono in menù nomi di piatti altisonanti per servirvi, alla fine, cibo tradizionale, semplice e anche molto, ma molto mal cucinato.
Ora, io apprezzo che un ristoratore "pastore" si voglia elevare, e che studi e si evolva, ma deve farlo, non basta scrivere "mosaico di verdure grigliate" per servirvi un volgarissimo tagliere con zucchine, melanzane e peperoni (non di stagione!) malamente scottate al grill, o, quel che è peggio, "tortino di cereali glassato al formaggio fuso", che alla fine si è rilevato essere una semplice zuppa di orzo e fonduta, che del tortino aveva solo il nome, e se servito in una ciotola un pelino più grande, sarebbe andato benissimo per il giorno di festa in un qualunque carcere italiano.
Insomma, una sbobba rivisitata nel nome, ma non nella sostanza. Tralascio il resto che avrei volentieri fatto a meno di assaggiare se non fosse stato per la simpatia dei commensali, e concludo dicendo che quando ho fatto notare con gentilezza alla sguattera, perchè tale era, che la seconda bottiglia di Marina Cvetic era andata, cioè maderizzata, ella ha fatto arrivare in sala la tenutaria sommelier che ha ribattuto il nostro giudizio in modo polemico e saccente. A quel punto le soluzioni erano due, o come avrei voluto, bisognava alzarci e andare via, o come è stato, rimanere ed ingoiare bocconi amari, -
sic!- letteralmente.
Alle signore che gestiscono la bettola, che ancora antepongono l'H alla scritta osteria dico, cercate di fare più attenzione ai fornelli e meno alle parole del menù. Chiamate le cose con il loro nome e seguite la tendenza della gastronomia attuale, tornate alla cucina del territorio, se vi riesce.
Quello che non vi riuscirà mai è rivedermi ad un vostro tavolo.

Per fortuna, il giorno dopo, ci siamo immersi nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, da Alfedena a Pescasseroli, ed allora è tutto un susseguirsi di garbata ospitalità, di facce sincere e nobili e... di cucina semplice, e neanche tanto, ma strepitosamente gustosa.

Per cui un altro ringraziamento va fatto all'amico M. che ci ha fatto scoprire questa trattoria, parecchio rustica, dove vi troverete a servirvi da soli, nel senso che coprirete voi,
con le pietanze in mano, il tragitto che va dalle cucine alla sala.
A ben guardare gli avambracci della cuoca, la signora gentilissima che produce piccoli prodigi culinari, vi renderete conto della qualità assoluta del cibo proposto.

Una polenta pasticciata da urlo, uno gnocco di castagne sublime, una fetticcina al ragù di cervo perfetta, salsicce fumanti e agnello morbido come burro, patate al forno e broccoletti saltati, da manuale.
Roba semplice e per questo grande, tradizionale, e per questo difficile da trovare, roba che per volontà di questa gente fiera, mantiene il suo nome.

Insomma, non "Strisce di pasta disposte in ordine sparso al sugo di ungulato cornicefalo degli Abruzzi", ma semplici, banalissime e strepitosamente buone "Tagliatelle al ragù di cervo".

Per omaggiare "La Signora Cuoca",
scomodo molto volentieri Giuseppe Maria Crespi.

martedì 13 gennaio 2009

l'impossibilità dell'aperitivo...

... e non solo.
A testimonianza che la città è lo specchio della nazione, vi racconto il mio punto di vista su quel bar, o meglio, su quel nome che per anni ha rappresentato, secondo l'autorevole "Guida ai Bar d'Italia" il miglior bar di Napoli.
Come sempre non lo nominerò, non deve godere della pubblicità in positivo o in negativo, che ne trarrebbbe da questo blog.

Ebbene, è vero che non c'è in città la tradizione dell'aperitivo, come accede nelle piccole e grandi città del nord, ma è anche vero che se si decide di offrire degli "stuzzichini" assieme a un drink, ci si augura che siano almeno commestibili.
Ci avevano provato, per un po', ma poi, come spesso accade (ahimè) la qualità è andata via via abbassandosi fino a toccare il fondo sabato scorso.

Ancora una premessa e poi vi racconto. Non provate a bere il caffè perchè è imbevibile e non chiedete un succo, perchè inevitabilmente è stato scaraffato molto tempo prima e in più ve lo riempiono di ghiaccio.

Dunque, sabato scorso, in anticipo sull'ora di cena a casa di amici, decidiamo di prendere un aperitivo presso la sede posillipina del summenzionato bar.
A parte gli avventori delle 20,00 che sembrano personaggi usciti per l'ora d'aria e le avventrici che sembrano uscite da un provino per finte veline di una TV libera di quart'ordine, verrete serviti, male e svogliatamente, da un barman sporco e distratto.
Quello che era il piccolo buffet degli appetizer è ormai ridotto a sei pizzettine di plastica che non credo abbiano visto tempi migliori, insomma si ha l'idea che nascano proprio così, di plastica, e poi noccioline, patatine e olive a completamento dell'"innovativo" quadretto da bar di provincia sull'orlo del fallimento.

proviamo con le patatine, giacchè le pizzette erano poco commestibili, ma siamo costretti a desistere quando altri energumeni di Alcatraz tuffano le loro lercie zampe nel contenitore e continuiamo a bere.
Ci distraiamo un attimo ed il finto buffet è sparito, come a dire "ora ve ne dovete andare perchè dobbiamo prepararci all'invasione del sabato sera".

Infatti ce ne andiamo non senza aver fatto notare l'evidente stato di trascuratezza del locale.
Peccato che il bar fornisca le migliori codine d'aragosta con crema chantilly di tutta la città, ma non credo che basti per continuare a gratificare ancora un postaccio del genere.

Come tutte le cose in città, non c'è verso, anche questa sta dimostrando di essersi fregiata
immeritatamente di un titolo.

Grazie, ma la prossima volta, se sono in anticipo, l'aperitivo me lo faccio a casa.


lunedì 12 gennaio 2009

Che classe!


Solo un paio di considerazioni, a proposito delle regate in atto.
Come ho detto, non scriverò più delle regate attuali, se non dopo almeno dieci anni dagli accadimenti, come sto facendo per quelle cosette che racconto nella serie "Sono Stato Prodiere Di Straulino".
Mi fa piacere però ricordare su queste pagine due cose significative.
La prima riguarda più la gastronomia che la vela.
Ieri, FdG si è presentata a bordo con la sua Caprese, che, essendo stata fatta il giorno prima, aveva ben riposato ed era assolutamente perfetta.
Ed aggiungo, è stata anche l'unica nota dolce di una giornata amara.

La seconda riguarda un uomo. Ebbene, non ho mai visto nessuno reagire con tanta calma e signorilità alla rottura di parti dell'imbarcazione come D.

Ha subito danni alle murate e al giardinetto, dalla prua alla poppa, un personaggio losco e triste gli è entrato dentro la fiancata durante una manovra in porto (e chiarisco subito che la sua barca era ormeggiata perfettamente in banchina), in un approccio in boa gli sono entrati con il musone di prua nel baglio massimo, e ieri, l'ennesima rottura, quel maledetto crak del tangone in carbonio nel bel mezzo della regata e in ottima posizione.
E lui mantiene una calma serafica, dettata credo più da una signorilità innata che non da una forzata educazione.

Non so se in cuor suo smadonna e impreca, noi non ce ne accorgiamo.

Magari non è ancora tra i primi 10 timonieri al mondo, ma che classe!

Dedico questo post a lui e a quanti altri hanno diviso con me una splendida giornata di Mare, Vento e Sole.

mercoledì 7 gennaio 2009

Universi paralleli 2


E' mattina presto, il molo è animato da pochi pescatori, l'atmosfera è quasi irreale.
Tutto è silenzio, poche voci ripetono parole antiche, i gesti, sempre quelli, mani che recuperano ormeggi, dita che rifilano reti.

I gabbiani, quando non "sentono" il vento, tutti in fila sulla falchetta di un vecchio gozzo, si contendono un pesce scartato e gettato loro da un pescatore.
I cormorani si asciugano sulla grande boa che delimita il basso fondale all'interno del porto.
Un branco di gatti, e sono anni che si riproducono tra loro, sei o sette sono sempre neri, qualche pezzato, li vedi crescere, giocare sulle reti a riposo, e aspettano ogni barca che rientra dalla notte di pesca, sanno che ne riceveranno pescietti e molluschi.


Gli uomini, lì, che per molti anni sono stati pescatori bravissimi e stimati
portando a terra il miglior pesce della regione, si scambiano poche parole, poche, i pescatori non amano parlare.
E' un mondo surreale, sapendo che fuori da quell'ormeggio sicuro è solo traffico e urla e caos.
Lo guardo e penso che c'è qualcosa che non va.
Mi chiedo se è possibile assistere a questo spettacolo.
Non ora e non qui.
E per quanto ancora.

Per quanti di voi si stessero chiedendo dove accade tutto ciò rispondo, non in Bretagna e nemmeno sulle coste del Maine.
E' incredibilmente il Porto del Granatello.

In Inverno.


P.S. Invito, quanti stessero pensando che sia troppo romantico e sdolcinato, a leggere, ora, qui sotto.
A testimonianza del fatto che le cose appaiono diverse, dipende da come le si guarda.

Fa freddo, ed è maledettamente presto.
L'atmosfera spettrale del porto è interrotta dalle grida volgari di quelli che sono, ora, gli eredi dell'antica arte della pesca che aveva concentrato in questo porto il miglior pesce della regione.
I gabbiani, quando non svolazzano nelle discariche vengono qui, a contendersi con urla, gli scarti del pesce.
I gatti sono lì, a guardia del molo, almeno riducono la quantità di topi in circolazione.
I pescatori si scambiano poche parole, poche, più per invidia che per riservatezza.
E sono pronti a sparlare di questo o di quello, solo per boria.

Lo guardo, e penso che questo posto va esattamente come tutto il resto che lo circonda.
Male, nel caos e nel disordine.

Per fortuna non è così.
E' stato solo un brutto sogno.

In Inverno


lunedì 29 dicembre 2008

Il primo attrezzo

Giusto per collegarmi al post qui sotto, la cernia è stata sfilettata con un coltello "trinciante" forgiato. Non mio, ma che abbiamo regalato ad A.

E' di una famosa ditta italiana di coltelli.

I puristi o i Jap, storceranno il naso, perchè non ho usato uno sfilettatore, o uno di quei coltelli in ceramica o titanio o argento o aria e ozono, ma vi assicuro, se sceglierete il coltello con attenzione, controllandone ergonomia, peso, filo, lunghezza e larghezza della lama, e se vi allenerete a tagliare con quel coltello, ebbene, ci potrete affettare di tutto.

Poi, se assieme al "tranciante" ci volete mettere un "pelucchino" ed uno "scortichino" tanto meglio.

Ma il primo strumento da lavoro sarà inevitabilmente, un coltello di questo tipo.



Pre-resoconto e qualche riflessione (gastronomica)

Che dire, per me il Natale non rappresenta una festa dello spirito.
Più di ogni altra ricorrenza, rappresenta un tuffo nelle tradizioni gastronomiche, un viaggio attraverso esperienze culinarie, qualche volta innovative, insomma un'occasione per soddisfare il corpo. Non è per blasfemia, ma rifuggo dal senso siamo-tutti-più-buoni e mi godo la parte più materiale della festività.

Per non tediare il lettore non mi dilungherò in particolari, se non sotto esplicita richiesta, ma mi limiterò a segnalare alcuni fatti degni di nota, o che a me sono rimasti impressi.

Sarà una semplice lista, per il momento, confortata da qualche chiarimento.
Il primo dei quali è che non ho mai cucinato, se non il 27, e per la cena della Vigilia mi sono limitato ad eseguire le direttive della padrona di casa, e laddove è stato possibile, elargire qualche suggerimento.

1) la Cena della Vigilia è stata una esplorazione nella cucina fusion con un occhio alla tradizione, insomma pesce si, ma in forme e ricette un po' diverse, tranne che per le orate di mare cucinate secondo la legge. Notevoli l'aperitivo di crostini al foi gras con prugne all'Armagnac e il dessert, un babà guarnito con gelato di riso alla cannella, crumbles e anice stellato.

2) il Pranzo di Natale, un vero bagno di tradizione e calorie cilentane.
A tavola alle 14,30. Trenta persone, organizzazione da cucina professionale, un numero abnorme di portate, ma quantità dosate in modo tale che si potesse arrivare a fine pasto con un certo senso di pienezza ma non di malessere.
Una nota su tutte, alle 17,00 è stato servito il capretto alla brace.
Notevoli le pennette gorgonzola e noci ed il pollo ruspante e paesanissimo, semplice, al forno, perfetto e reso ancora migliore dal fatto che sedevo di fronte alla cuoca del pollo in questione. Complimenti alla signora F. che con lucida calma e fattiva operosità ha gestito la situazione come si trattasse di un semplice pranzetto tra intimi.

3) il Pranzo di Santo Stefano. A metà tra la tradizione e l'innovazione. Notevoli il maiale arrosto con composta di mele e patate rosse al forno e la torta ricotta e pere, eseguita secondo le rigide direttive dell'AIReP (Associazione Italiana Ricotta e Pere). Quella è la Torta Ricotta e Pere, tale che se da qualche parte me la propongono, desisto sapendo che non sarà mai quella Ricotta e Pere.

Per motivi che non sto a dire, ma che alcuni di voi possono immaginare, sono mancati, in attesa che la questione la sbrogli io, La Minastra Maritata del giorno di Natale e i Manfredi con Ricotta, naturalmente al Ragù, del giorno di Santo Stefano.

Concludo con il meraviglioso invito arrivato il 25 mattina, da parte degli amici A. e A. per gustare la Cernia pescata da A. e G. con la barca di E., il 27 sera.
L'invito prevedeva che cucinassi io la preda di circa 4 kg.
E così è stato.
Ci rechiamo un po' prima dai nostri amici, per tutta la giornata avevo mentalmente ideato e organizzato la ricetta, DOVEVO creare qualcosa, ma niente che coprisse la freschezza e la delicatezza della cernia.

A. ed S. sono stati ottimi aiuti e consulenti, abbiamo sfilettato tranciato e spolpato lo splendido animale.
Alla fine ne è uscito fuori un primo in bianco, semplice, appena tirato con prosecco, più leggero e meno prepotente di un bianco secco, ed una spruzzata di limone.
Il tutto propedeutico ad un trancio di cernia agli agrumi servito, a parte, con una salsa di finocchio allo zenzero, delicata e fresca.
E' stato un bell'esperimento, ho improvvisato, e, visto che gli amici, benevoli, non mi hanno tirato le pentole dietro, pare che sia anche riuscito.

Naturalmente il tutto non poteva accadere se non ci fosse stata la Cernia meravigliosa, ed anche la prima di una lunga serie, si spera.

Il mio personalissimo tributo all'animale in questione

Quindi, i miei complimenti ed i miei ringraziamenti agli amici G. e A. che l'hanno pescata, a E. che ha messo a disposizione la barca, a S. che mi ha aiutato preparando la salsa di finocchi, a A. che ha preparato una tavola perfetta, aggiungendo e togliendo posti, ma sempre mantenendo la calma, man mano che gli invitati arrivavano o davano forfait, e un po' anche a me che la cernia l'ho cucinata.

Ma sopratutto, una cosa vale su tutte, il sapore dell'amicizia, della stima e dellla sincerità.

P.S.
Se c'è una cosa sulla quale ho riflettuto in questi giorni enogastronomici è questa:

La Cucina è un atto d'Amore,
ed è una cosa seria.






venerdì 19 dicembre 2008

Niente

Non mi piacciono i post brevi, quelli cioè dove viene esposto un semplice pensiero, questo è uno di quelli, ma più che un pensiero, questo è un messaggio rivolto a tutti coloro che si aspettano qualche commento sulle ultime regate trascorse e su quelle che verranno.

Ebbene, non scriverò nulla.

E' meglio per tutti.

Nuova tecnica

La mia nuova tecnica prevede, alla base, un disegno "frammentato", o "frammentario"
del soggetto in questione.

Ho già realizzato qualche opera.

Per non fare torto a nessuno, pubblico, perchè il blog è mio, un autoritratto, a china.




giovedì 18 dicembre 2008

Il problema e la sua soluzione.

Eppure era così semplice, ecco come si pensava di provvedere alla manutenzione stradale in città:


IL PROBLEMA




LA SOLUZIONE

La risposta la diede il Bardo dell'Avon

"... rinnega tuo padre o rifiuta il tuo nome..."

Nelle parole che precedono quelle citate quissù risiede la causa di uno dei grandi problemi della città.

Ah, se gli amministratori studiassero Shakespeare!


A beneficio dei pochi che non ci arrivassero, la soluzione è qui sotto.




mercoledì 17 dicembre 2008

martedì 16 dicembre 2008

Ora Basta.


Questa cosetta ce l'ho sullo stomaco da un po'.
Quindi solo due paroline, concise e chiare.

L'occasione per tirarla fuori me l'ha data un amico che ironizzava, bonariamente, su alcuni risultati conseguiti da un'imbarcazione sulla quale ho regatato.

Prima di continuare, mi preme puntualizzare che non dobbiamo dimostrare a nessuno il palmares dell'imbarcazione in questione, parlano le classifiche e chi vuole, se le va a cercare. E comunque, quando si fanno commenti, e NON mi riferisco all'amico di cui sopra, sarebbe preferibile che si facessero quando ci si è incrociati sui campi di regata in giro per il Mediterraneo, e che i commenti stessi non provenissero da imbarcazioni che, a stento, hanno raggiunto il golfo di Gaeta.
Ed anche che si facessero combattendo ad armi pari e non dal pozzetto di barche "truccate" o, nella migliore delle ipotesi, svuotate completamente.

Andiamo avanti. Ho già scritto che la vela si sta sporcando, sono nell'ambiente da più di 25 anni, e posso dirlo con cognizione. Devo affermare che una certa quantità di "nuovi velisti" sta ulteriormente compromettendo la bellezza del nostro sport.

E dunque corre l'obbligo di fare qualche distinzione,
secondo me.

Esistono innanzitutto i velisti professionisti, in tutto il mondo, quelli che al di là dell'atteggiamento presuntuoso o affabile, sono indiscutibilmente i "mostri sacri" della vela, e ce ne sono di italiani che si fanno valere in tutte le categorie, sia in vela off-shore che in-shore.
E sono quelli, che POSSONO parlare, ma raramente lo fanno. Ne conosco alcuni personalmente, e il loro atteggiamento è assolutamente gradevole.

Poi ci sono tutti gli altri. Tra questi, i meno intelligenti fanno la distinzione tra velisti di serie A e di serie B.
Quelli di serie A sono quei personaggi, che al di là dei meriti sportivi si atteggiano a professionisti, sono presuntuosi, spocchiosi e umanamente inutili. Quelli che, in mare come a terra, credono di essere i depositari della scienza velica, e che tu, che invece mantieni solo un atteggiamento low profile, sei la nullità di serie B.

Mi spiego:
nonostante su questo blog io sia spesso tacciato di snobismo, e non è vero, o di presunzione, e non è vero, il nostro equipaggio è sempre stato molto sobrio nelle sue manifestazioni, a tal punto, che anche i successi passavano inosservati.
Francamente non ci è mai importato niente del giudizio altrui, e abbiamo sempre regatato cercando di cogliere insegnamento dalle vittorie come dalle sconfitte, cercando cioè di andar per mare con uno spirito sportivo, agonistico, ma anche vedendo l'aspetto umano e antropologico delle situazioni che in tanti anni di mare si sono create.

Per noi è stato e sarà così.

Per quelli di serie A, purtroppo, le cose vanno diversamente, il loro atteggiamento è tale, che anche se perdono sembra che abbiano vinto, ma una cosa è certa, per mare ci vanno senza classe, senza storia e senza cultura.

Ripeto, NON mi riferisco all'amico che mi ha dato l'opportunità di questa riflessione, tanto più che ho avuto modo di apprezzarne le qualità (anche se tra un po' lo vedremo alla guida di un taxi giallo).

La vela, è una grande metafora della vita, si vince si perde,
ma non dipende solo da te.
C'è il Mare e c'è il Vento, e poi ci sono gli Uomini, con la U maiuscola.

Degli omuncoli non sappiamo proprio che farcene.

E se adesso mi sono fatto qualche altro nemico,
tanto meglio.

giovedì 11 dicembre 2008

Bei tempi, o solo diversi...

Sarà il tempo, piovoso, sarà l'età, la mia, ma oggi mi sono sorpreso a ricordare nostalgicamente gli inizi della mia attività.

Quindici anni fa, in una grotta, al Parco Margherita, Chiaja, Napoli.

Certo, qualcun altro iniziò la sua attività in una grotta, ed ebbe un bel successo.

Per quanto mi riguarda, non so se ho successo o meno e sicuramente non faccio miracoli, certo è che ora sono in uno studio ai piani alti, panoramico, fisicamente faccio sempre meno, delego, e credo che un po' di strada l'ho fatta, ma ho una grande nostalgia per quel Carlo che, laggiù, tagliava, inchiodava, saldava, pitturava, forgiava.

Era un posto fantastico, 100 mq. di laboratorio e studio. Sottoterra, coi soffitti a volta, con un frigo sempre pieno di bevande, con gli amici che mi venivano a trovare, in continuazione e si svagavano in quella che definivano "la sala dei giochi".

Era molto faticoso, ma quel lavoro era bellissimo.
Con le mani sempre segnate, con la testa sempre impegnata a risolvere problemi tecnici, ed arrivare col cervello dove non arrivava il martello.
Ma era anche il periodo in cui producevo per il gusto di farlo, semplicemente perchè mi andava.
C'era un che di romantico in tutto quel lavoro.

Poi col tempo le cose sono cambiate, ora realizzo personalmente solo su richiesta precisa dei clienti, altrimenti altri lo fanno per me. Il frigo c'è anche qui, sempre pieno, il posto è accogliente, e mi sforzo di mantenere un aspetto romantico e divertente nel mio lavoro.

E la Baia di Napoli è bellissima da quassù.

Però, devo dire, quei tempi mi mancano.

Molto.

C'è chi può e chi non può, G. può...

Nonostante non si possano più imbarcare, in aereo, cibi e cose pericolose come, pensate, una torta di mele, ecco che ieri sera, mai suono di citofono fu più inatteso e piacevolmente sorprendente.

Mi spiego meglio, come avevo già scritto qui, mi ero ormai rassegnato al fatto di dovermi recare per forza in Olanda per gustare la prodigiosa e inimitabile Torta di Mele di Dudok.

E invece capita che un' amica vada nei Paesi Bassi, che passi da Dudok, che compri una Torta di Mele e che soprattutto faccia gli occhi dolci al check-in, che Il mattoncino passi i confini olandesi per giungere a casa nostra.

La nostra amica, intraprendente e dinamica, era l'unica che poteva riuscirci.

Così ieri sera, intorno alle 21,30 squilla il citofono, non senza una certa curiosità vado a rispondere, e ..."sono G., metto una cosa in ascensore..." ed io "macchè, dai sali..." e sorpresa delle sorprese, G. aveva in mano un piatto coperto e ben protetto che conteneva il prezioso e ipercalorico lingotto.

GRANDE!!!

Quindi a G. va il mio personale ringraziamento, per essersi ricordata della Torta, e un in bocca al lupo gigante per tutto il resto.

martedì 9 dicembre 2008

TOTO'

C'è un piccolo privilegio nell'abitare a Napoli.

E' legato a un uomo, non un personaggio, dico proprio un uomo, che è stato, a mio avviso, il migliore nel suo campo, la matrice sulla quale si sono formati molti suoi colleghi, senza però mai arrivare al suo livello.
Parlo del raffinato, elegante, ironico, inarrivabile TOTO'. Non a caso è lincato sul mio blog, alla voce NON C'E' STORIA.

Ebbene, come sempre accade in questo periodo, ed in generale durante le festività, o d'estate, c'è sempre qualche rete Rai, o qualche canale Mediaset che ripropone una retrospettiva sul Principe, o una serie dedicata a LUI.

Su chi come me vive a Napoli, queste trasmissioni non fanno presa.

Le nostre televisioni private, trasmettono sempre, in modo casuale film di TOTO', a qualunque ora, ed in qualsiasi giorno della settimana. Ed è qui che scatta la magia, almeno per me.
I film di TOTO' non si noleggiano, non si comprano, non si aspetta che vengano trasmessi. Nei film di TOTO' ci si deve inciampare.
Intendo dire che facendo zapping capita di fermarti su una qualsivoglia scena di uno dei suoi film, e zap, ti fermi e lo guardi, come la prima volta ma con la consapevolezza di conoscerne le battute, ed allora ti soffermi sulle sfumature, e passate queste, sulle inflessioni, le espressioni, i tempi perfetti, le finte improvvisazioni, l'Arte della risata.

E' strano, ma nessun altro film mi fa quest'effetto, per quanto ci siano film belli che vorresti rivedere, alla seconda volta deve passare un anno o più prima di poterli rivedere. Con TOTO', no. anche se hai appena finito di ridere con una scena, la puoi rivedere e ti fa ridere di nuovo. E' veramente una magia, ripeto, per me, ma è inspiegabile.
Qualunque cosa stiano trasmettendo gli altri canali, se incappo nel film di TOTO', è legge, mi fermo lì, e me lo godo.
E questa cosa è possibile solo se si hanno sintonizzati sul proprio televisore i canali privati che trasmettono i suoi film. Cosa che credo Telealessandria, Telemonza, o Telegallarate difficilmente faranno.

Ripeto, non ho mai comprato o noleggiato un film di TOTO', mai di proposito ho "deciso" di vederlo.

E' LUI che decide per te.

Ed è per questo, ed anche per la stima che porto nei confronti di un uomo difficile ma gentile, superbo ma onesto, che posto queste tre foto, tanto per far comprendere, a chi non lo immagina, che tipo fosse.

Un elegante uomo d'altri tempi.

nel suo salotto


con i suoi amici (come Peppino e Titina, amava gli animali in particolar modo i cani)


a bordo del suo yacht Alcor