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venerdì 3 gennaio 2014

Masterchef Italia o Mastercafoni?


Non vorrei essere impopolare, ma siamo veramente sicuri che i concorrenti siano il meglio in circolazione? E' vero, forse sono il meglio che si è presentato alle selezioni, figuriamoci il peggio!
Per la verità rispetto alle edizioni degli altri paesi questa, a livello di cuochi, mi sembra un po' scarsina.
E aggiungo, ma bisogna per forza essere maleducati per fare audience?
Alludo agli atteggiamenti di forzato disprezzo che un giudice in particolare rivolge ai concorrenti, senza contare che il cibo va sempre rispettato e non mi va che qualcuno, anche proprietario di ristoranti e cantine lo tratti come spazzatura.

Per ora solo questo, ma sono indignato.





Purtroppo non c'è fine al peggio, avevo scritto queste due righe sulla bacheca FB di Masterchef Italia, e dopo un paio di commenti, come per magia il mio post è sparito, non sia mai che venga accettata una critica...

Sono ancora più indignato.

mercoledì 13 aprile 2011

Saluti carissimi, fino in Norvegia

E' passata di qui, lo so, poteva lasciare un saluto dalla Norvegia, invece niente, peccato.

martedì 30 marzo 2010

Perchè non compro più il CdS

sottotitolo "UN ESERCIZIO DI STILE. RIUSCITO MALE"



Per molto tempo ho comprato e ho letto, è chiaro, il Corriere della Sera.
Lo trovavo imparziale, serio, equilibrato.
Ah, da non sottovalutare, la domenica mattina pregustavo l'articolo di Enzo Biagi.

Ora, a prescindere dalla linea editoriale che non mi piace più, si sono inventati anche l'inserto mensile Style, un inutile strumento d'informazione.

Un magazine autocelebrativo che parla con affettato snobismo ad un gruppetto di persone che, sfogliando le patinate e qualunquistiche pagine della rivista, si sentono un po' più ricchi e un po' più snob, alla faccia di un paese in ginocchio.

Ci ho trovato anche un "interessante" articolo sui coraggiosi italiani che hanno cambiato vita, tutti personaggini che lasciano posti di prestigio in Italia, con TFR da favola e, a costo di "graaaandi sacrifici" vanno a scommettere su paesi caraibici. Che coraggio eh, però?

Poi c'è la cuoca giovane ed esibizionista che "col peso di un cognome famoso", ha dovuto faticare molto per "scrollarsi di dosso" il nome del padre. UHAU che fatica...!

Poveri, poveri, poveri ragazzini (sic!).

Ci provassero ad essere "signori nessuno" e si costruissero un futuro basandosi solo ed esclusivamente sulla loro preparazione, sulla loro cultura e sulla loro conoscenza.
I più fallirebbero.

E ci sarebbe più spazio per noi.

BUONA GIORNATA A TUTTI




giovedì 1 ottobre 2009

C'era d'aspettarselo

Ed io me l'aspettavo.
In questo clima di decadenza economica e culturale nel campo della vela napoletana è arrivata l'ennesima delusione.

O meglio, l'ennesima conferma che le cose non vanno bene, niente sponsor, niente soldi, niente vele, niente regate dunque.

Niente di niente, aspettavamo il Grande Oceano non senza qualche dubbio, poi è arrivata la conferma che il Grande Oceano è già una pozzanghera lercia, ma si sa, forse si può campare senza denaro, ma non senza cultura.

Dedicato a coloro i quali disputeranno, in un modo o nell'altro, l'Invernale a Napoli.

venerdì 25 settembre 2009

Io già non l'ho mai sopportato...

Non sono mai riuscito a vedere un suo film fino alla fine e senza sentire quel senso di languore allo stomaco tipico della noia e delle cose scontate.

Sicuramente non vedrò la sua ultima fatica, anche perchè se lui decide di faticare, io mi astengo dall'affrontare un paio d'ore di "poesia e banalità".

Se poi è vera questa cosa qui, e credo che lo sia, meno che mai!

Senza parlare di quell'atteggiamento da primo della classe, un po' piacione e autoschernente che veramente non digerisco.

Chiunque faccia arte, ammesso che la sua lo sia, chiunque produca qualcosa per il pubblico, ha sempre la responsabilità di muovere coscienze e animi, dico che bisognerebbe pensare sempre a cosa un'opera susciterà nella testa dei fruitori finali.
Bisogna fare attenzione agli emuli, ai cretini, ai superficiali.

Replica così il personaggio in questione "Abbiamo girato in un mattatoio in Tunisia, riprendendo quello che accade tutti i giorni, affiancando le nostre comparse..."
Affermazione che avrebbe un senso se volesse suonare, o tuonare come una denuncia, e invece suona e tuona come un pietoso "che problema c'è? IO sono il regista della magia e dell'incantamento... guardate il mio film perchè è più importante il risultato finale che come lo si è ottenuto"
Facendo fede al suo cognome, ma perchè non se ne torna a casa?

E non venitemi a dire che certe scene bisogna "contestualizzarle all'interno dei contenuti socio culturali del film" o, peggio, "che un certo ritorno al cinema verista o relista è auspicabile" perchè sono stupidaggini senza capo ne coda, cose che invece aveva il povero bovino sgozzato da un regista troppo preso da se per pensare anche agli altri esseri viventi.

Sono molto indignato!
E mi sono mantenuto calmo.



P.S. Leggete bene l'articolo linkato, capirete molte cose e, eventualmente, eviterete di accusarmi di mangiare carne, di calzare scarpe di cuoio ecc ecc...

venerdì 19 giugno 2009

Le barche non hanno colpa.



Le barche si rispettano, tutte, si può non rispettarne i progettisti, ma le barche, a vela s'intende, si devono rispettare.

Non credo però, che si debbano necessariamente rispettare gli uomini.

Poi, se chi è nato per volare vuole per forza navigare, allora è un'altra storia.

In ogni caso, anche se si subiscono volgari torti vale il Fairplay, sempre.



E' per questo che auguro loro BUONA REGATA!

lunedì 26 gennaio 2009

La "Scienza" del Comitato di Regata.


Avevo detto che non avrei scritto più delle regate in corso, ma questa ve la devo raccontare.

Questo Invernale napoletano, e sottolineo "questo", è funestato dal fatto che il Geriatrico Comitato di Regata sta posizionando campi di regata folli, con poca competenza e in modo assolutamente disinteressato alla necessità dei regatanti, che è quella di disputare una regata che sia composta da una bolina, una poppa, un'altra bolina, un' altra poppa ed uno "stocchetto finale" che porta all'arrivo di lasco stretto o di bolina larga. E' una cosa semplice, e una pretesa leggittima.

Invece no, non per i "matterelli" della V Zona.

Non una volta che venga posizionata una linea di partenza in modo corretto, non una volta che annullino una regata per condizioni impossibili, cioè continui salti di vento, in direzione ed intensità.

Sono troppo presi dal completare il maggior numero di prove per preoccuparsi del fatto che per mare ci siamo noi, che prendiamo la cosa molto seriamente.

Ieri, tralasciando il fatto che è accaduto tutto ciò che ho descritto sopra ed aggiungendo che c'era un'onda lunga e alta che senza vento rendeva molto difficile la navigazione a vela, il risultato di tanta strafottenza è stato che il 50% delle imbarcazioni è giunto all'arrivo fuori tempo massimo, e che quelle che ci sono arrivate lo hanno fatto in modo paradossale.

Era una situazione da filmare, alcuni hanno tagliato di traverso, altri di poppa, e non mi riferisco alle andature ma alle parti dell'imbarcazione che per prime tagliavano la linea, altre sono rimaste per una buona mezz'ora a beccheggiare e rollare a pochi metri dall'arrivo, e si è visto di tutto, velisti in tuta nera da mimo che autoproducevano spettacoli degni del miglior Marcel Marceau, equipaggi con scarpette da ballo che hanno messo in scena "Il lago dei Cigni", qualcuno faceva carena, altri hanno messo su un quartetto d'archi, altri ancora raccoglievano firme per l'abolizione della tassa sulla spazzatura.

Questo paradossale circo di matti è esattamente quello che succede quando nessuno si assume le proprie responsabilità.

E noi lì, sempre troppo occupati nella vita civile, per protestare e mandare a casa questa vecchia generazione di "Prodieri di Straulino".



Come ho già scritto altrove, la vela è una metafora della vita, e la vela napoletana rispecchia esattamente la città.

E' approssimativa, caotica, ignorante e presuntuosa.

Fatte salve poche, rarissime eccezioni, come per la città.

Come sempre dedico questo post a quanti con me hanno vissuto un'altra giornata di mare, vento e onde.


lunedì 19 gennaio 2009

Chiamiamo le cose con il loro nome.


Prima di tutto apro il post con i ringraziamenti, per la loro amichevole ospitalità, all'intraprendente amica dell'Appletarte G. e a suo fratello F.
La loro simpatia e disponibilità hanno reso piacevolissimo il nostro week-end in montagna. Se a questo aggiungiamo che la neve era perfetta e le piste ben battute, non potevamo chiedere di meglio.

Ok, ora passiamo a parlare di alcune cosette che proprio non vanno.
Io sono veramente stanco di entrare in ristoranti, o meglio bettole che, per sembrare quello che non sono, mettono in menù nomi di piatti altisonanti per servirvi, alla fine, cibo tradizionale, semplice e anche molto, ma molto mal cucinato.
Ora, io apprezzo che un ristoratore "pastore" si voglia elevare, e che studi e si evolva, ma deve farlo, non basta scrivere "mosaico di verdure grigliate" per servirvi un volgarissimo tagliere con zucchine, melanzane e peperoni (non di stagione!) malamente scottate al grill, o, quel che è peggio, "tortino di cereali glassato al formaggio fuso", che alla fine si è rilevato essere una semplice zuppa di orzo e fonduta, che del tortino aveva solo il nome, e se servito in una ciotola un pelino più grande, sarebbe andato benissimo per il giorno di festa in un qualunque carcere italiano.
Insomma, una sbobba rivisitata nel nome, ma non nella sostanza. Tralascio il resto che avrei volentieri fatto a meno di assaggiare se non fosse stato per la simpatia dei commensali, e concludo dicendo che quando ho fatto notare con gentilezza alla sguattera, perchè tale era, che la seconda bottiglia di Marina Cvetic era andata, cioè maderizzata, ella ha fatto arrivare in sala la tenutaria sommelier che ha ribattuto il nostro giudizio in modo polemico e saccente. A quel punto le soluzioni erano due, o come avrei voluto, bisognava alzarci e andare via, o come è stato, rimanere ed ingoiare bocconi amari, -
sic!- letteralmente.
Alle signore che gestiscono la bettola, che ancora antepongono l'H alla scritta osteria dico, cercate di fare più attenzione ai fornelli e meno alle parole del menù. Chiamate le cose con il loro nome e seguite la tendenza della gastronomia attuale, tornate alla cucina del territorio, se vi riesce.
Quello che non vi riuscirà mai è rivedermi ad un vostro tavolo.

Per fortuna, il giorno dopo, ci siamo immersi nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, da Alfedena a Pescasseroli, ed allora è tutto un susseguirsi di garbata ospitalità, di facce sincere e nobili e... di cucina semplice, e neanche tanto, ma strepitosamente gustosa.

Per cui un altro ringraziamento va fatto all'amico M. che ci ha fatto scoprire questa trattoria, parecchio rustica, dove vi troverete a servirvi da soli, nel senso che coprirete voi,
con le pietanze in mano, il tragitto che va dalle cucine alla sala.
A ben guardare gli avambracci della cuoca, la signora gentilissima che produce piccoli prodigi culinari, vi renderete conto della qualità assoluta del cibo proposto.

Una polenta pasticciata da urlo, uno gnocco di castagne sublime, una fetticcina al ragù di cervo perfetta, salsicce fumanti e agnello morbido come burro, patate al forno e broccoletti saltati, da manuale.
Roba semplice e per questo grande, tradizionale, e per questo difficile da trovare, roba che per volontà di questa gente fiera, mantiene il suo nome.

Insomma, non "Strisce di pasta disposte in ordine sparso al sugo di ungulato cornicefalo degli Abruzzi", ma semplici, banalissime e strepitosamente buone "Tagliatelle al ragù di cervo".

Per omaggiare "La Signora Cuoca",
scomodo molto volentieri Giuseppe Maria Crespi.

martedì 13 gennaio 2009

l'impossibilità dell'aperitivo...

... e non solo.
A testimonianza che la città è lo specchio della nazione, vi racconto il mio punto di vista su quel bar, o meglio, su quel nome che per anni ha rappresentato, secondo l'autorevole "Guida ai Bar d'Italia" il miglior bar di Napoli.
Come sempre non lo nominerò, non deve godere della pubblicità in positivo o in negativo, che ne trarrebbbe da questo blog.

Ebbene, è vero che non c'è in città la tradizione dell'aperitivo, come accede nelle piccole e grandi città del nord, ma è anche vero che se si decide di offrire degli "stuzzichini" assieme a un drink, ci si augura che siano almeno commestibili.
Ci avevano provato, per un po', ma poi, come spesso accade (ahimè) la qualità è andata via via abbassandosi fino a toccare il fondo sabato scorso.

Ancora una premessa e poi vi racconto. Non provate a bere il caffè perchè è imbevibile e non chiedete un succo, perchè inevitabilmente è stato scaraffato molto tempo prima e in più ve lo riempiono di ghiaccio.

Dunque, sabato scorso, in anticipo sull'ora di cena a casa di amici, decidiamo di prendere un aperitivo presso la sede posillipina del summenzionato bar.
A parte gli avventori delle 20,00 che sembrano personaggi usciti per l'ora d'aria e le avventrici che sembrano uscite da un provino per finte veline di una TV libera di quart'ordine, verrete serviti, male e svogliatamente, da un barman sporco e distratto.
Quello che era il piccolo buffet degli appetizer è ormai ridotto a sei pizzettine di plastica che non credo abbiano visto tempi migliori, insomma si ha l'idea che nascano proprio così, di plastica, e poi noccioline, patatine e olive a completamento dell'"innovativo" quadretto da bar di provincia sull'orlo del fallimento.

proviamo con le patatine, giacchè le pizzette erano poco commestibili, ma siamo costretti a desistere quando altri energumeni di Alcatraz tuffano le loro lercie zampe nel contenitore e continuiamo a bere.
Ci distraiamo un attimo ed il finto buffet è sparito, come a dire "ora ve ne dovete andare perchè dobbiamo prepararci all'invasione del sabato sera".

Infatti ce ne andiamo non senza aver fatto notare l'evidente stato di trascuratezza del locale.
Peccato che il bar fornisca le migliori codine d'aragosta con crema chantilly di tutta la città, ma non credo che basti per continuare a gratificare ancora un postaccio del genere.

Come tutte le cose in città, non c'è verso, anche questa sta dimostrando di essersi fregiata
immeritatamente di un titolo.

Grazie, ma la prossima volta, se sono in anticipo, l'aperitivo me lo faccio a casa.


sabato 6 dicembre 2008

Fioriere

l'espressione di uno dei leoni di Piazza dei Martiri



Questa cosa ce l'ho sullo stomaco da quando ho visto comparire per la prima volta, in Piazza dei Martiri, le fioriere che delimitano l'isola pedonale. Accadeva circa tre anni fa. e sono ancora lì, e la situazione è anche peggiorata.

A parte che chiudere la piazza al traffico veicolare e chiudere tutta la zona di Chiaja in un momento di cantieri aperti in tutta la città rende la piazza e la zona spettralmente morta.

A parte che io personalmente ho preso almeno 50 multe sulla corsia preferenziale, circolo in moto e i motociclisti sanno cosa vuol dire percorrere il porfido di Via Marina, o meglio, quello che ne resta. Ormai è una sorta di
post Bagdad.

A parte che la suddetta corsia è presidiata da vigilini vari, che sono lì a far rispettare l'ordine, ordine che per incanto non si rispetta più se in città c'è la partita in casa. Allora la corsia diventa veramente la preferita da tutti, per andare nel Catino Rovente di Fuorigrotta. E non è raro vedere scooter con a bordo fino a 4 persone, naturalmente senza casco che a tutta birra vi vengono incontro, o meglio contro, ed allora l'unica è fermarsi ed aspettare che passino. E' la stessa sensazione che dovevano provare i pionieri del Far West, quando con la loro carovana, fatta di un paio di carri, tre cavalli e un mulo, si trovavano di fronte una intera tribù di Indiani a cavallo che scoccavano frecce infiammate.

Con la differenza che quegli indiani lì erano un glorioso e dignitoso popolo.

Ma torniamo alla piazza, ebbene, a testimonianza della città defunta, ecco comparire le fioriere, chi le ha vista non può evitare di pensare a lapidi cimiteriali. Sono dei parallelepipedi della lunghezza di un paio di metri, larghi 50 centimentri, in marmo bianco e bordati da una struttura in ferro grigio antracite.
Sono disposti in fila, accostati gli uni agli altri, come un lungo serpente di tumuli a delineare dove si può e non si può circolare con le auto, quasi il limite tra la vita e la morte.

Sono talmente brutti che non se ne trova traccia in rete, ho provato a postare la foto, ma niente, non l'ho trovata. Tutti coloro che hanno fotografato la Piazza, hanno meticolosamente evitato di inquadrare il cimitero di Chiaja.

Io già non sopporto i divieti, non perchè sia un anarchico sovversivo, ma perchè mi sembra un segno di resa dell'amministrazione, come a dire, "...non siamo riusciti a fare parcheggi, a fornire un servizio di trasporto pubblico adeguato, per cui, fregatevi, niente auto, niente moto, e divieto assoluto"
.
Facile vietare, più difficile progettare e fornire servizi.

Non voglio parlare dello scempio della Villa Comunale, dalla recinzione riciclata progettualmente e passata alla cittadinanza come originale, agli chalet che sembrano quelli della Play Mobil, ma assemblati coi piedi. L'arredo urbano della città è assolutamente inappropriato e verosimilmente inguardabile.

Almeno per me.

giovedì 4 dicembre 2008

Che peccato

Quando decisi di aprire un blog, circa un anno fa, lo feci con l'intenzione di scriverci qualcosa che attenesse all'arte, alla gastronomia, alla vela. cercnado di farlo in modo semplice, con una punta di ironia.

Col passare del tempo, purtroppo, questo blog è diventato uno spiacevole luogo di sfogo.
Spiacevole perchè, nonostante mi sforzi di trovare qualcosa di buono di cui scrivere, mi ritrovo inevitabilmente a criticare, descrivere e dire cose che, seppur attinenti agli argomenti del blog, proprio non vanno.

Allora mi comincio a chiedere, le cose davvero non vanno oppure sono diventato
completamente intollerante?

Intendo dire che non trovo più argomenti di piacevole discussione, e tutto, anche le cose "normali", diventano una piacevole positiva novità in un andamento piuttosto avvilente delle cose.

Insomma, forse per mia predisposizione d'animo, e un po' per l'effettiva qualità delle "cose", questo blog si è andato trasformando per strada.

E mi dispiace.






giovedì 27 novembre 2008

MOTOPOST

So che, come sempre, mi farò qualche altro nemico, ma per quanto mi riguarda, chi da una motocicletta passa allo scooter non è mai stato, non è e non sarà mai un motociclista.

Qualunque moto, e non vorrei aprire il dibattito su quali sono da considerare moto e quali mezzi di locomozione, è sempre meglio di quei cosi di plastica.

Ora non dite sono comodi, non ti bagni, nel bauletto c'entra una casa.
La moto è scomoda, è bagnata, e se proprio dovete traslocare affidatevi ad un autotrasportatore.

Senza considerare che chi non è passato attraverso il ciclomotore, il vespino 50 "preparato", il vespone, per poi approdare al primo mezzo con marce a pedale, guiderà sempre come se stesse in bicicletta, senza nessuna cognizione circa cosa voglia dire GUIDARE una moto.

Ora mi piace pubblicare la foto di una moto che è legata alla mia infanzia, era la moto di un amico, che trentacinque anni fa mi sembrava una motona. Non lo era, ma la trovo ancora molto affascinante, sicuramente più di quegli obrobri di plastica.



sabato 18 ottobre 2008

Differenze ed Interrogativi

Chiedo aiuto a lei
e lo faccio da qui.

Siccome è una persona attenta e intelligente capirà cosa sto per dire.

Come si fa a sostituire un raffinato, colto e interessante personaggio (e qui parlo di uomini, persone, non di politica) con una distratta, egocentrica, stupida sciacquetta?

L'indizio lo trovate rivedendo le "vandaliche occupazioni"

Io, veramente, non ho parole!

Su questo blog, quando possibile, si discute anche di stile, o come direbbero gli anglosassoni di lifestyle, e non è possibile ascoltare la voce di una che ha scritto un paio di libri e si traveste da intellettualefemministapseudopentitamanontroppo
radicalchiclowprofilemiatteggiounpotroppo.

Giuro che non scriverò mai più di queste cose, ma ribadisco la richiesta d'aiuto fatta alla lei del primo rigo, che sul suo blog scrive sanza peli sulla lingua.

Un grazie da qui.

lunedì 17 marzo 2008

Quando non se ne può più

E' veramente una vergogna! Ora basta.
Mi ero ripromesso di non farne un blog globale. Mi piaceva parlare delle cose di cui mi occupo, professionalmente e culturalmente. E invece no. La città e i suoi amministratori non me lo consentono.

Come molti motociclisti, ho preso, in modo assolutamente subdolo, una certa, intollerante quantità di multe per aver transitato nella corsia preferenziale di Via Marina.

Ora, siccome lo stato del "manto stradale" della via in questione è un'indecente distesa di buche, fossi e piccole voragini, risulta praticamente impossibile ed estremamente pericoloso transitarvi in motocicletta.

Al terzo cerchione sostituito alla mia moto
- letteralmente spaccato per via delle buche - ho deciso di percorrere Via Marina nella corsia preferenziale, per salvaguardare la mia incolumità, quella della mia motocicletta ed il mio portafogli.

Questa è una situazione assolutamente inaccettabile, non solo lo stato vergognoso delle strade, ma anche la vigliacca beffa degli ausiliari del traffico che ti multano.

Ripeto, io come tanti, sono costretto per una semplice questione di sicurezza a percorrere quella maledetta corsia riservata, il traffico perenne non rappresenta un problema.

Il comune multa noi, ma chi multa il comune? E chi costringe lo stesso ad asfaltare le strade?

E non venite a raccontarmi che i cubi di porfido o i lastroni di piperno sono più belli.
In una città allo sfascio mi sembra una inutile sottigliezza.


P.S. Percorrendo Via Marina nella corsia preferenziale, a pochi metri dal semaforo che da su Corso Garibaldi e a due metri dai vigili che presidiano l'incrocio, una clochard, o meglio una derelitta, mangia, dorme e sopravvive tra i ratti, meglio, zoccole grosse come gatti, e ci convive. Sono decine, e la donna le nutre, proprio come affettuosi mici. E' uno spettacolo rivoltante, e nessuno, prima di me ne ha mai parlato.


Questa foto non è mia, verra rimpiazzata quanto prima, purtroppo!

Prossimamente le foto dello scempio.

lunedì 23 luglio 2007

Fuori tema


Stavo partecipando al post di un amico riguardo alla musica e mi è venuta voglia di scrivere questa cosetta circa un interrogativo banale ed abusato:

Beatles o Rolling Stones?

Per quanto mi riguarda, Rolling Stones.
Non ho mai sopportato i Beatles, la loro musica, non gli sono grato per aver cambiato la musica da dopo Elvis in poi, e non lo credo neppure.
Mi piace la radice Blues degli Stones, odio quelle faccine per bene dei Beatles, quei loro ondeggiamenti delle testoline, quegli abitini e quegli atteggiamenti da ragazzini educati, per poi andare in India a farsi l'impossibile.
Almeno quelle facce da pervertiti degli Stones non hanno mai negato i loro vizietti, si vanno a lavare il sangue di tanto in tanto, e continuano a fare 2.000.000 di persone ad un loro concerto.
Mi direte che se tutti i Beatles fossero vivi li farebbero anche loro...sfiga, non lo potremo mai sapere.
Sul piano umano sono tutti insopportabili, le Pietre e gli Scarafaggi, ma a me piace il blues e così non possiedo neanche un disco dei Beatles, nè di Lennon, (trovo Imagine insopportabile, come pure Yoko, e il loro figlioletto deficiente). L'unico che meritava attenzione, forse per il suo impegno e per gli eventi che ha organizzato è George Harrison, ma se ne è andato. I migliori brani dei Beatles li hanno eseguiti altri artisti, Joe Cocker su tutti, ma guardate anche chi ha eseguito un brano dei Beatles. Lennon, con quel suo fare ascetico e di chi possiede la verità mi stava cordialmente sui cosiddetti, ma non meritava la fine che ha fatto, Ringo che si è trovato in paradiso senza volerlo poi, è uno scandalo. Con questo non elogio nè le droghe nè l'essere maledetti o finti tali, dico solo che anche se musicalmente nessuno dei due gruppi è realmente capace, gli Stones li ascolto molto volentieri. Per entrambi vale che se non ne possedessi dischi non sarebbe un grave danno, ma in ogni discoteca che si rispetti, qualcosina ci deve essere.
Forse a sessant'anni suonati, Jagger che zompetta è un po' ridicolo, ma sempre meglio di quel faccino tondo di Mc Cartney col suo ridicolo basso a violino e le sue melodie da demente.