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venerdì 9 luglio 2010

Un saluto senza retorica

ricordo di lelio luttazzi
E' difficile ricordare qualcune che se ne è andato senza cadere nella retorica o nella banalità.
Naturalmente qui non si tratta di scrivere un epitaffio alla Masterson, non ne ho le capacità, ma mi piacerebbe comunicare quel senso di placida tristezza che si prova quando una persona per bene se ne va da un'altra parte.
Io seguivo la sua hit parade e mi sembrava, da piccolo, un programma brillante, adesso, da "grande" lo ricordo con nostalgia per tutta una serie di motivi che non vi interesserebbero.
Lelio Luttazzi
Per questo, sperando che abbia trovato una bella orchestra swing ad attenderlo, ma soprattutto un can a far le feste, magari davanti a un fiasco de vin, lo saluto e lo ringrazio per aver fatto spettacolo con garbata e raffinata ironia.

le sue mani

giovedì 5 marzo 2009

In caso di pioggia...

Mai vista tanta pioggia come quest'anno.
Ore, se uno abitasse a Londra sarebbe anche normale, per quanto lì, la maggioranza delle volte, piova una sottile bruma, che quasi non ti bagna, una pioggia sottile che non ti costringe a ripararti da quei goccioloni che percorrendo i cornicioni ti bagnano e sporcano fastidiosamente.

Invece stiamo qui, a Napoli, dove la pioggia è un evento raro, sporadico, inaspettato, soprattutto se siamo troppo impegnati a mangiare una pizza o meglio, a suonare il mandolino.

Comunque sia, sono un uomo di mare, e la pioggia non mi da fastidio, ammetto un po' si, ma non per mare. E odio gli ombrelli, al più mi riparo con un cappello.

Però dico, che se proprio dovessi comprare un ombrello lo cercherei di buona qualità, magari artigianale, magari uno di quelli che Mario Talarico produce in città.



Insomma, non una porcheria cinese che al primo colpo di vento si piega, si deforma, perde le stecche e vi lascia senza riparo e con l'ennesimo rifiuto speciale da smaltire. Inevitabilmente i marciapiedi si riempiono di questi cadaveri di tela e metallo.



Un oggetto da curare, che non si sgretoli, con 10 stecche, e mai, dico mai, uno di quelli peghevoli.

L'ombrello pieghevole è un oggetto orribile, molto amato dalle donne. Non mi importa della comodità, è un obrobrio, sopratutto se portato chiuso ma non ripiegato, come un abnorme fiore spampanato e a testa in giù che gronda acqua sulle scarpe degli altri. Niente di più sgradevole che vedere una donna che si trascina in un luogo pubblico con quell'appendice informe appesa a un braccio.


Non dico che uno debba andare nel tempio di James Smith & Sons, che di ombrelli se ne intendono, ma almeno che ci si procuri un parapioggia di qualità, con il duplice scopo di ripararsi sul serio e, avendo un oggetto di pregio, di non dimenticarlo ovunque.

Per non parlare di chi l'ombrello lo abbina alle caloshe colorate. Insopportabili.

Ricordo a tutti, me per primo che la pioggia è acqua.

Solo acqua.

E come mi dice qualcuno "...se piove, vestiti di chiaro".