Visualizzazione post con etichetta scelta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scelta. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2009

Scavi


In questo lungo weekend di pioggia e mal tempo, abbiamo deciso di dedicarci alla visita degli Scavi di Ercolano. Non farò considerazioni circa il sito archeologico, mi limiterò a dire che bisogna andarci, che si deve anche gratificare il piccolo parco giochi che è il MAV e che è una bella occasione per non sentirsi sempre abitanti di una regione dimenticata.

Poi, un'altra cosetta la scrivo circa la mia deformazione professionale. Visitare un luogo immedesimandosi nel progettista e nel fruitore finale. Non abbiamo potuto fare a meno di entrare in quelle dimore di lusso e non pensare, questa è proprio dove avremmo voluto vivere.

Una su tutte, La Casa dei Cervi che, considerandone l'architettura, la posizione a circa trenta metri dal mare e i decori delicati e iconografici, è la residenza più invidiabile del luogo.


venerdì 29 maggio 2009

Incontri

Quando si dice il caso.

Oggi guardavo con un certo rammarico, dal belvedere prossimo al mio studio, i mini maxi che giungevano alla boa di Santa Lucia. Ero un po' immerso in questa cosa e ecco che incontro un personaggio col quale,
a bordo di un Este 24 ho fatto qualche regata.



Lui si chiama Riccardo, ha inseguito e realizzato un sogno.

E qui trovate tutta la sua storia.

Vi renderete conto di molte cose circa il "sentire" della gente di Mare.

Perciò, Riccardo, grazie e Buon Vento
!

giovedì 6 marzo 2008

Per una questione di facilità, e non solo



Il mio lavoro mi porta spesso a dover pensare a qualcosa di nuovo, originale.
Così, per semplificarmi la vita, ma anche perchè sono legato a certi "must", rimango fedele ad alcuni oggetti, da quando li ho scoperti e comprati per la prima volta.
In loro trovo la rassicurante classicità, la semplicità e, in alcuni casi, la duratura qualità.
E' solo per questo che i Jeans sono per me Levi's 501, le scarpe estive, inevitabilmente le Top Sider, quelle coi lacci arancioni (che non sono più quelle di una volta ma ci si avvicinano molto), la giacca impermeabile invernale è La Consort Original di Henri Lloyd (anche questa non è quasi più la stessa, quelle di 20 anni fa stavano in piedi da sole tanto erano robuste e rigide), gli occhiali sono Ray Ban, ma solo fino al 1999,
cioè fino a quando Bausch e Lomb ne erano proprietari e ne fornivano le lenti, le scarpe, quando non artigianali (il che non vuol dire necessariamente costosissime), sono Church's.
Per finire, e vi prego di non cominciare..., per il lavoro che svolgo, il computer è MAC, costa un po' di più ma ci lavoro molto meglio.
Aggiungete se vi va qualche altra scelta, ma con le motivazioni di cui sopra: per semplificarvi la vita ed andare sul sicuro.

venerdì 25 gennaio 2008

Siccome è Venerdì...

...e si avvicina il week end, ed il sabato pomeriggio quando possiamo lo dedichiamo alla cucina, ecco che scatta la tradizione culinaria napoletana.

Visto che io sono deputato alla preparazione dei due piatti, a mio avviso, cruciali della Cucina Napoletana, li farò contemporaneamente.

Il bello di questi due capolavori è che una volta avviati, si cuociono da soli, bisogna solo accarezzarli, di tanto in tanto, mentre riposano o meglio, "riflettono" al buio della pentola, rigorosamente d'alluminio, vecchia e con i manici di bachelite un po' rotti.

Sto naturalmente parlando di Sua Maestà il Ragù, e della sua eccellentissima consorte, Sua Altezza Graziosissima La Genovese.



Importante, per la perfetta riuscita dei piatti, la scelta degli ingredienti. Ma per entrambi, un'ingrediente è fondamentale: la sugna. Quella che uso io la fa mio padre (fondamentalista culinario), e per me è irrinunciabile.

Poi la carne di maiale (tracchiolelle e gallinella) e di manzo per il Ragù, mentra la Genovese esige la carne di "annecchia", cioè di vitello. La carne a fine cottura si mangerà con il contorno di patate fritte. Riporto il metodo di mio padre: tagliate a pezzi grossi, messe in pochissimo olio e con un mezzo cucchiaio di sugna, le patate si cuociono a fuoco bassissimo per almeno tre ore. Si otterranno così, delle patate fritte croccanti e solide fuori e con una sorta di purè all'interno.

Non mi dilungherò sul procedimento non molto elaborato di entrambe le Salse.

Sappiate che per entrambe, l'aiuto di un buon libro risulta spesso molto gradito, visti gli interminabili tempi di cottura.

Quello che deve essere chiaro è che alla fine la Genovese deve risultare una crema scura tendente al colore bruno e lucida, e che grazie alla lunga cottura ed evaporazione non sarà pesante nè si "riproporrà". Il Ragù, invece, dovrà diventare una solida crema rosso scurissimo e dall'elevato potere condente.

Non ci vuole grande perizia per preparare queste due prelibatezze, ma non bisogna avere fretta, in nessuna delle fasi di preparazione, altrimenti qualcuno, assaggiando il vostro Ragù, potrebbe dirvi, come disse Eduardo alle prese con un Ragù mal riuscito:

"e chist' m'o chiamm' rraù? Ma chest' è carn c'a pummarola!"

Per meglio chiarire il concetto, eccovi la poesia di Eduardo da cui ho tratto la citazione

O 'rraù
'O rraù ca me piace a me
m' 'o ffaceva sulo mammà.
A che m'aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
io nun songo difficultuso;
ma luvàmmel' 'a miezo st'uso

Sì,va buono:cumme vuò tu.
Mò ce avéssem' appiccecà?
Tu che dice?Chest' 'è rraù?
E io m' 'o mmagno pè m' 'o mangià...
M' ' a faja dicere na parola?...
Chesta è carne c' ' a pummarola





Fuori tema: mentre scrivo questo post la radio trasmette "The house of rising sun" degli Animals. Che vi devo dire, mi sono commosso.

venerdì 4 gennaio 2008

Gestazione quasi terminata...

Ora siamo in fase di travaglio,

durerà ancora un paio di giorni,

ma credo che alla fine il primo vagito di

olivariidea.com

sia previsto per lunedì 7 gennaio 2008.


giovedì 26 luglio 2007

Grazie ad helmsman



Certo con scarichi così è tutta un'altra "musica". E ringrazio il mio caro amico Helmsman.

giovedì 5 luglio 2007

Sembra impossibile eppure...


...eppure, a Napoli, la pizza la fanno mediamente male.
Naturalmente non farò nomi, tralascerò i luoghi dove un alimento così semplice viene elevato a ranghi principeschi, tantomeno farò i nomi delle pizzerie nelle quali la pizza è immangiabile.
Ma devo raccontare l'ultima esperienza.
Una piccola premessa: la pizza, è un alimento semplice, acqua, farina, pomodoro, fior di latte, olio, basilico e parmigiano. Nella sua semplicità è il segreto ma anche la sua difficoltà. Come il caffè, anche Lei risente delle condizioni amosferiche, del calore delle mani che la lavorano, dell'acqua, della legna usata per scaldare il forno, ecc ecc...
Ebbene, l'altra sera, nonostante la pizza a Napoli la mangi quasi esclusivamente in un solo posto, mi sono lasciato convincere ad andare a mangiarla in un locale che va per la maggiore e che ha aperto e sta aprendo sedi in tutto il mondo.
E ci sono cascato: La pizza era inmangiabile, gommosa, fredda, insapore e naturalmente indigeribile. L'impasto fatto col lievito e non con il criscito (lievito madre) ha continuato a lievitare nel mio stomaco col risultato di provocarmi una sete implacabile. In compenso, la birra, che tradizionalmente si beve con la pizza, era calda e piatta, direi sfiatata, il servizio di una lentezza esasperante ed il dessert mi sembrava, più che con gelato, molto ben scongelato.
Fortunatamente il conto è stato abbastanza accettabile (e avrei voluto vedere, sono noto per essere un contestatore della qualità).
Concludo: non basta inventarsi nomi divertenti o accattivanti, arredare con inventiva e design i locali, vestire il personale con T shirt alla moda.

BISOGNA SAPER CUCINARE, RISPETTANDO LA QUALITA' DEGLI INGREDIENTI E LA PREPARAZIONE DEL CIBO, SAPER PORGERE E PRENDERSI CURA DEI CLIENTI, RISPETTARE L'ARTE CULINARIA.

L'ho già scritto altrove, basta con gli improvvisati gourmet, se decidete di farvi pagare, almeno studiate ed imparate la cultura del cibo.
I soldi vanno e vengono, i clienti no.


venerdì 22 giugno 2007

Non dimentichiamo le basi



Ritengo che coloro che operano nel campo dell'architettura e del design debbano saper impugnare la matita e saperla usare.
Scrivo questo per ricordarlo a tutti coloro che credono che con un computer si possa fare tutto.

Lo ricordo anche a me stesso: talvolta sono costretto, per motivi di tempo a creare direttamente al computer, ma il risultato mi lascia insoddisfatto e immediatemente ricorro alla matita.

In un momento in cui vengono richiesti rendering, 3D, realizzazioni virtuali, ancora mi gratifica vedere le facce stupite dei miei committenti quando gli sottopongo, come prima idea, un bozzetto acquerellato.

Facendo le dovute distinzioni, vi invito a cercare i bozzetti e gli schizzi di Roberto Sambonet, artista e designer.
Purtroppo non ho trovato materiale da linkare.

Concludendo:
Il processo creativo, parte dal cuore e, attraverso il cervello, giunge alla mano che disegna.

giovedì 14 giugno 2007

Oltre l'interrogativo


Associate, per favore, un'idea a quest'immagine.

lunedì 11 giugno 2007

venerdì 8 giugno 2007

Interrogativo


Siccome ci si può sedere su una sedia "normale" oppure su un oggetto più elaborato, la domanda è: perche dovrei scegliere? Cosa mi spinge ad usare oggetti che non siano semplicemente oggetti?

mercoledì 6 giugno 2007

Onore al merito (ma si sapeva)


Sono stati più bravi loro,
era forse prevedibile,
personalmente tiferò New Zeland in America's Cup.
In onore del grandissimo Sir Peter Blake.
(andate al link e capirete perchè)




martedì 5 giugno 2007

Giocare con le forme

Ho l'onore di curare la grafica della divisione eventi della più importante business bank del mondo.
Ho creato molte invitation card per loro e a questa sono molto affezionato.
Era una serata shakespeariana nell'Orangerie di Kensigton Garden a Londra.
Per identificare la location ho scelto la fustellatura a forma d'arancia e tutto ricordava il frutto.
L'inchiostro di stampa era profumato all'arancia ed il colore scelto, neanche a dirlo era l'arancione.
Il cliente è stato molto soddisfatto e gli invitati hanno apprezzato.



venerdì 18 maggio 2007

N. 1


think, please