venerdì 5 ottobre 2007

AGAIN

Save the Whales Project

Teatable
Save the Whales Poject teatable
Questo è il mio ultimo tavolo da tè. E' realizzato in cemento e resina, il piede è di ferro zincato.
La resina è un materiale difficile da lavorare, non è molto stabile, sviluppa calore durante la catalizzazione e pertanto può ingiallire, ma una volta presa confidenza da enormi soddisfazioni.



Bar at the corner

Lo so lo so, vi piace molto, visto che andate su google e cercando immagini di un angolo bar vi imbattete in questa mia realizzazione.

Questo piccolo angolo bar è stato realizzato per un simpatico ed affezionato amico e cliente che saluto da questo blog con simpatia.

bar corner
Aggiungo che gli sgabelli ed il cow - puff non sono mie creazioni. Il quadro invece si.
Se siete interessati a questa o ad altre creazioni non esitate a contattarmi.


Ispirazione nordafricana

L'etnico non è il mio stile, ma quando mi è stato richiesto di progettare degli arredi da giardino da produrre industrialmente in alluminio e fibra sintetica, ho accettato la sfida. Questo è parte del risultato.
L'ispirazione è chiaramente marocchina...giudicate voi.

Moroccan Inspiration
Moroccan inspiration 2Prediligo le linee essenziali, o all'opposto la ridondanza eccessiva. In questo caso mi sono limitato all'essenzialità.


Ora sediamoci un po'

Queste sono delle sedie progettate e realizzate per l'Olanda. A proposito di essenzialità.


Chairs

Il mio primo bar

Questo è il primo bar completamente progettato da me. Il Cliente mi aveva richiesto un bar leggero e mediterraneo. Qualcuno lo riconoscerà. Sono molto affezionato a questo lavoro. Qui tutto è stato ideato da me, dal logo agli arredi, passando per le divise del personale e la pedana esterna. Ho inoltre realizzato personalmente i lampadari in ferro e ceramica ed ho dipinto a mano le piastrelle del bagno.
Questo è stato il primo di una serie di bar che ho realizzato e che continuo a realizzare.

Bar


La mia tecnica preferita al momento

Questo pannello di medie dimensioni (140 x 210 cm) è stato realizzato su supporto di multistrato, con un impasto cementizio di mia creazione, e poi dipinto con smalti acrilici. E' stata una fatica, il problema dell'impasto è che non si può stendere o lavorare in verticale e quindi usavo una scala per la visione complessiva dell'opera che naturalmente era in orizzontale. Alla fine però, grande soddisfazione mia e del committente. Ora troneggia al centro di una parete di uno splendido salotto napoletano.


creazione

Riciclaggio

Non amo il riciclaggio.
Trovo che il design debba tener conto dei costi di produzione, ma non farne un vincolo.
Anche il pezzo unico, se pure deve essere per così dire riciclato, deve essere realizzato con materiali nobili.
Un vecchio televisore con una lampadina all'interno rimane un televisore illuminato da una lampadina. Così come un cestello di lavatrice o un copertone rimangono tali, anche se rivisitati.
jewels

jewel-firebird


Ecco quello che definirei, senza presunzione,
riciclaggio di lusso.


Sono gioielli dalle linee etniche che ho realizzato con posate inglesi d'argento dell'800.

Dodici anni fa produssi 42 oggetti tra anelli, bracciali, e collane. Non ho più ripetuto l'esperienza e devo dire, meglio così. A Ponza, qualche anno fa vidi oggetti simili relizzati con posate d'acciaio, e non erano la stessa cosa. Semplicemente intendo dire che un 'idea, se mai ha un valore, ha un senso nel momento in cui nasce, poi diventa obsoleta. Devo dire che alcuni amici ancora me li richiedono, ma credo che al momento sia più divertente disegnare una linea originale di gioielli piuttosto che riciclare una vecchia idea.
Col tempo, tra l'altro, ho abbandonato l'etno-chic per avvicinarmi al razionale ed al formale.




giovedì 4 ottobre 2007

Ci ho provato ma è andata male


Ho partecipato ad un concorso di design indetto da De Padova Arredamenti.
Il concorso si chiamava Living Semplicity in Furniture Design.

Ho partecipato con questi due oggetti.

Bench or shelf




Alfa&Omega chaise longue


Considerati i vincitori, non mi sento di aver perso ignominosamente, ma di aver gareggiato onorevolmente.


mercoledì 26 settembre 2007

Cooking division


Immaginate di avere voglia di ospitare amici a casa, ma non avete voglia di cucinare.
Immaginate anche di avere voglia di offrire loro qualcosa di diverso, tipo una cena a tema, un menù idealmente legato ad un concetto.
Immaginate di voler degustare qualcosa di diverso e di raro, ma anche di essere guidati nella degustazione.
Immaginate che tutto venga impostato con l'idea del concept food, col design e la qualità in primo piano.
Immaginate che voi non dobbiate fare nulla, e che pensa a tutto la Cooking Division. Questo è quello che ho organizzato, insieme con partner selezionati che mettono a disposizione il loro amore per quello che fanno, per rendere una serata speciale, non dico indimenticabile, ma speciale.
Non è un vero e proprio servizio catering, piuttosto un modo diverso di concepire il cibo.

Insomma, un piccolo evento, intorno al cibo,

a casa vostra.

Tutti i particolari su olivariidea.com

martedì 18 settembre 2007

Una serata dall'amico M.




Ieri sera, malgrado fosse lunedì, ci siamo riuniti per un evento speciale.
M., caro amico, col quale ho il piacere di condividere gran parte delle regate alle quali partecipo, ha acquistato un pezzo di terra proprio sotto casa sua, a Via Manzoni.
Questo appezzamento, per quanto non enorme, ospita una vigna, un frutteto, un orto e due piccoli capanni in legno, uno per gli attrezzi ed un altro per i servizi. Ebbene, il nostro amico M. ci ha ospitati nella sua campagna per un happy hour, e considerato che M. è oltre che sommelier, anche un commercializzatore di vini con una società propria, si è trattato forse più di una degustazione tra amici che di un happy hour vero e proprio. In più, e qui mi rivolgo agli esperti ed ai buongustai, assieme all'ottimo vino, M. ci ha offerto tre formaggi rari.

Una ricotta stagionata al fumo di ginepro, considerata, a ragione, il miglior formaggio del mondo, almeno fino al 2002, ma ritengo che possa essere tranquillamente annoverato tra i primi anche oggi.
Un Piacentinu allo zafferano, di rara ed esigua produzione.
Una Tuma Persa assolutamente introvabile.

Abbiamo degustato e goduto di queste prelibatezze grazie all'amico M.

Ma la cosa che mi ha spinto a scrivere queste poche righe è che, in un momento come questo, in cui tutti, con ottica speculativa comprano per investire, il nostro amico M. ha comprato questo terreno per amore. E' un terreno che per anni ha visto dal balcone di casa, il contadino che lo aveva in cura, ha per anni rifornito la famiglia di M. di ortaggi e frutta di quella terra. Quando il terreno è stato messo in vendita, non poteva rischiare di andare a finire nelle mani sbagliate. Ora, considerato che il terreno in questione è ad uso agricolo, quindi inedificabile, e considerato che le vie di accesso allo stesso sono molto limitate, come la considerate una tale scelta, se non romantica?

P.S. Se M. mi darà il permesso, scriverò come mettersi in contatto con lui per i vini, i formaggi, ed altre prelibatezze.

M. è anche partner della Cooking Division del mio studio. Quindi, nel caso, contattate me.

lunedì 17 settembre 2007

Arte e Basta!

Leggevo sul Corriere della Sera di domenica (non farò nomi nè citerò luoghi) che qualcuno abbastanza in alto ha asserito che quando l'arte perde di vista Dio allora diventa arte degenerata. (e non credo che intendesse questo)! A prescindere dalla citazione hitleriana di pessimo gusto, sarebbe il caso che chi ha proseliti non facesse affermazioni del genere, lasciando l'arte agli artisti ed ai suoi fruitori e la religione ai teologi ed ai credenti. Naturalmente esiste la pittura sacra, la musica sacra, l'arte sacra in generale, ma cosa c'entra la religione con la valenza artistica?
Mi viene da domandarmi se tutta l'arte laica sia da considerare degenerata con la conseguenza di fare un bel salto nel più oscuro passato culturale che l'umanità abbia mai vissuto.
Ad ogni modo, concedendo che un dio sia presente in tutte le cose, allora non esiste arte degenerata.
Concedendo l'esatto contrario, il problema non si pone.


Fuori teme ma non troppo: Se vi va, leggete i libri di Bjorn Larsson.

mercoledì 12 settembre 2007

Precisazione semantica



Premesso che non mi occupo di semantica, ma che cerco di dare il giusto nome alle cose, e premesso anche che mi piace cucinare, vorrei fare questa piccola precisazione.
Probabilmente il post non dirà molto ai non Napoletani, ma mi capita spesso sentir chiamare i fagioli freschi da sgranare col nome di
sbollichini e non spollichini come invece è corretto chiamarli.

Il termine
Spollichino deriva infatti dall'italianizzazione del verbo napoletano spullechiare o spullecà che significa sgranare, con evidente riferimento all'operazione che si compie quando si vuole cucinare un piatto a base di Spollichini appunto.

Chi chiama tale fagiolo fresco col nome di
Sbollichino pensa erroneamente che il termine derivi da sbollentare, cioè immergere per breve tempo un alimento in acqua bollente, o sbollire, cioè far perdere il bollore.
Nel primo caso poi, la definizione non si confà all'alimento in questione perchè proprio il fagiolo, anche se fresco, necessita più di una sbollentata!

Siccome spesso ci si ritrova a discorrere anche animatamente sull'etimologia di alcune pietanze (la piazzetta di Capri è stata scenario di una diatriba violentissima sulle origini della parola Sartù), mi sembrava doveroso questo chiarimento.


martedì 11 settembre 2007

A buon intenditor...


E' un'idea ma si può migliorare

lunedì 10 settembre 2007

Segnalazione letterarculinaria


Vorrei segnalare questo libro. Interessante tributo alla dominazione Normanna in Sicilia, un riferimento alla convivenza delle etnie, ed un meraviglioso libro di ricette. Il tutto scritto con passione per la gastronomia e divertita attenzione al tema trattato. Non sono un critico letterario, è non recensirò il libro, che comunque non è propriamente un capolavoro. Mi fa piacere segnalarlo, e se qualcuno di voi lo leggerà, probabilmente avrà lo stesso mio dubbio su quale scaffale della libreria accoglierà il volumetto al termine della lettura: quello dei romanzi o quello dei libri di gastronomia?

La prefazione è di Camilleri, ed il libro svela alcune ricette siciliane di chiara origine araba, e come la convivenza dei due popoli abbia contribuito all'architettura siciliana, e ad alcune sue tradizioni gastronomiche.

venerdì 7 settembre 2007

Fuori tema 2



Mi ero ripromesso di non farne un blog "sociale", ma mi vedo costretto.

Sono ritornato in città, ed ecco che noto:

- che il cantiere di Piazza Amedeo, quartiere Chiaia, salotto buono della città, è ancora aperto e la piazza sarà sostanzialmente uguale a prima dei lavori: Cubetti di porfido come pavimentazione stradale con inevitabile logorio di pneumatici, ammortizzatori, conducenti, motociclisti ecc ecc.

- che il cantiere di Piazza Amendola (Liceo Umberto),
quartiere Chiaia, salotto buono della città, è ancora aperto e la piazza non necessitava la riqualificazione sbandierata.

- che le direttive Euro 1 2 3 4 5 6 7 8... impediranno al 60 70% dei napoletani di prendere l'auto o la moto per andare a lavorare, ma che non esiste un'alternativa valida al trasporto privato, e sembra che il problema traffico ed inquinamento sia fondamentale mentre quello della spazzatura no. E così giù con i divieti e le multe ma nessuno è stato multato per il "disagio?" procurato dai rifiuti per strada.

Potrei continuare, ma mi fermo qui, aggiungo solo che il denaro speso per impupazzare Chiaia poteva essere speso per rendere semplicemente agibili strade di importante comunicazione e viabilità quali: Via Tasso, Via Marina, Corso Umberto e tutte quelle strade il cui manto stradale è lastricato con cubetti di porfido (del Trentino peraltro), o con lastre di Piperno, di difficile manutenzione, soprattutto se manca la volontà di attuarla.

Il paradosso è che se si prova a utilizzare in moto le corsie preferenziali, al solo scopo di preservare la propria incolumità, ed il proprio mezzo, si viene multati, e nessuno risarcisce i danni fisici e materiali, nonchè il tempo perso, provocati dallo stato ormai senza speranza delle strade napoletane.

Questo è un post sociale, ma per certi versi riguarda l'architettura, il piacere di vivere in un luogo civile, l'estetica.

Non credo che scriverò oltre del dissesto della città, non è il luogo adatto, nè ne ho voglia.

Anche perchè credo rimarrano parole di sfogo e basta.

martedì 4 settembre 2007

Sono tornato

Per la verità siamo tornati da un po', il tempo di riordinare le idee ed eccomi qui.
La crociera,
ancora alle Pontine, come al solito è andata meravigliosamente, nonostatnte i 40 nodi di vento che ci hanno sorpresi la notte del 4 agosto in rada, costringendoci ad una stressante operazione di ricerca di un ridosso sicuro. Visti i temi del blog, per il momento vi dico che è stata un' estate di ottimo cibo, affidabile navigazione, condivisione amichevole di esperienze e come sempre di amicizia, onde, sole e vento.
E sempre per rimanere in tema, eccovi alcuni schizzi che ho eseguito a bordo nei momenti di relax.























P.S.: Come sempre una considerazione su Ventotene, che, nonostante ci trovassimo nel bel mezzo dell'estate, ci ha accolti con la sua semplice cordialità, ed il suo vociare ovattato. Un grazie va poi al nostro amico Stefano, che ci ha aiutati all'ormeggio nel Porto Nuovo e con il quale spesso ci si intratteneva a fare due chiacchiere , la mattina presto.

venerdì 3 agosto 2007

giovedì 26 luglio 2007

Dedicato al mio amico Max e a tutti quelli che...il mare...


Amiamo le Pontine, con una preferenza per Ventotene
( riflesso nei miei occhiali il pontile del porto nuovo)

e amiamo fermarci una notte in rada a Ischia sulla via del ritorno.
So che il castello farà felice qualcuno...

L'ultimo nato






Questo è l'ultimo progetto realizzato. Come spesso accade ho ideato il layout e l'immagine coordinata. Il committente è una persona giovane e dinamica, e desiderava un locale che potesse proporsi anche come American bar.
E' un bar in un grande centro commerciale vicino Caserta. Ha rappresentato una sfida contro il tempo. Per una serie di motivi bisognava realizzare tutto in un mese, e ce l'abbiamo fatta. Mancano alcune rifiniture e sedie e tavolini non sono ancora i definitivi, ma il bar ha aperto i battenti e va alla grande, grazie anche alla qualità dei prodotti venduti (dal caffè alla gastronomia) ed al personale cordiale e preparato. Per cui in bocca al lupo ai simpatici ed amichevoli proprietari e complimenti alle maestranze che hanno eseguito i lavori ed agli artigiani che hanno realizzato gli arredi ai quali va anche un grazie da parte mia.

Grazie ad helmsman



Certo con scarichi così è tutta un'altra "musica". E ringrazio il mio caro amico Helmsman.

martedì 24 luglio 2007

Help for Kawa

So che non è un problema di primaria importanza ma non si possono guardare, nè quelli vecchi nè quelli nuovi.



Sono un designer, ma non mi occupo di auto e moto. Quindi, se qualcuno è in grado di disegnare degli scarichi più gradevoli per la Kawasaki si faccia avanti per cortesia.

lunedì 23 luglio 2007

Fuori tema


Stavo partecipando al post di un amico riguardo alla musica e mi è venuta voglia di scrivere questa cosetta circa un interrogativo banale ed abusato:

Beatles o Rolling Stones?

Per quanto mi riguarda, Rolling Stones.
Non ho mai sopportato i Beatles, la loro musica, non gli sono grato per aver cambiato la musica da dopo Elvis in poi, e non lo credo neppure.
Mi piace la radice Blues degli Stones, odio quelle faccine per bene dei Beatles, quei loro ondeggiamenti delle testoline, quegli abitini e quegli atteggiamenti da ragazzini educati, per poi andare in India a farsi l'impossibile.
Almeno quelle facce da pervertiti degli Stones non hanno mai negato i loro vizietti, si vanno a lavare il sangue di tanto in tanto, e continuano a fare 2.000.000 di persone ad un loro concerto.
Mi direte che se tutti i Beatles fossero vivi li farebbero anche loro...sfiga, non lo potremo mai sapere.
Sul piano umano sono tutti insopportabili, le Pietre e gli Scarafaggi, ma a me piace il blues e così non possiedo neanche un disco dei Beatles, nè di Lennon, (trovo Imagine insopportabile, come pure Yoko, e il loro figlioletto deficiente). L'unico che meritava attenzione, forse per il suo impegno e per gli eventi che ha organizzato è George Harrison, ma se ne è andato. I migliori brani dei Beatles li hanno eseguiti altri artisti, Joe Cocker su tutti, ma guardate anche chi ha eseguito un brano dei Beatles. Lennon, con quel suo fare ascetico e di chi possiede la verità mi stava cordialmente sui cosiddetti, ma non meritava la fine che ha fatto, Ringo che si è trovato in paradiso senza volerlo poi, è uno scandalo. Con questo non elogio nè le droghe nè l'essere maledetti o finti tali, dico solo che anche se musicalmente nessuno dei due gruppi è realmente capace, gli Stones li ascolto molto volentieri. Per entrambi vale che se non ne possedessi dischi non sarebbe un grave danno, ma in ogni discoteca che si rispetti, qualcosina ci deve essere.
Forse a sessant'anni suonati, Jagger che zompetta è un po' ridicolo, ma sempre meglio di quel faccino tondo di Mc Cartney col suo ridicolo basso a violino e le sue melodie da demente.


Non si finisce mai d'imparare


Domenica, ancora per mare.
E' una vita che vado per mare, eppure c'è sempre qualcosa che mi sorprende.
Siamo usciti per mare con un comodo gozzo, siccome era tardi, provenendo da Pozzuoli ci siamo fermati a ridosso delle coltivazioni di cozze, vicino Capo Miseno.
Era la prima volta che mi fermavo lì e, devo dire, lo spettacolo è stato impagabile, l'atmosfera, il panorama e il mare mi hanno molto sorpreso, sembrava di essere in un luogo assolutamente diverso da quello che è. La sensazione è stata quella di sentirsi in vacanza, lontani da casa, nonostante fossimo così vicini. Birra, panino con caprese e gli amici hanno fatto il resto.

giovedì 19 luglio 2007

Watercolors

toro







tigre




santiago






spagnola-copia










radanotturna










kayak











biker










capoeira








swimmingpool








bufala







torocolor







torera

Omaggio a Vincent

Un omaggio al genio, alla follia, alla spontaneità e alla ingenuità di un uomo che aveva capito troppo o troppo poco.

martedì 17 luglio 2007

Napoletani? I più creativi


Ditemi voi come definireste una mente capace di inventare una cosa del genere.
Ai tempi di Azzurra, nel 1983, le pescherie avevano scelto il nome ispirandosi alla barca italiana contender dell'America's Cup, e molte attività commerciali nacquero col nome di Azzurra appunto.
Ma questa è eccezionale. Direi "cos'e pazz'!"

lunedì 16 luglio 2007

Rispettiamo i tempi

Rivolto a me stesso e ai miei colleghi. Cerchiamo, per quanto possibile di fare il nostro lavoro rispettando i tempi di progettazione, realizzazione e consegna. Cerchiamo di non cascare nei tranelli dei clienti che ci chiedono i lavori in poco tempo, cerchiamo di spiegare loro che un buon lavoro va pensato ed eseguito in tempi ragionevolmente consoni all'entità del lavoro stesso. La fretta non fa bene ai clienti e non giova a noi. Il risultato è quello di avere in lavoro che poteva riuscire meglio, ed un designer stressato. E non è buono!

martedì 10 luglio 2007

La vela si sta sporcando


E' con grande tristezza che faccio quest'affermazione, ma per l'ennesima volta, nelle acque laziali si è consumato un episodio sgradevole.
Devo accennare di come le cose vanno in un luogo incantevole delle coste laziali.
Come sempre, non farò nomi e non citerò neanche i luoghi. Per correttezza, il blog è un luogo autarchico e non mi sembra il posto più indicato per un dibattito.
Vengo ai fatti. Già durante un importante trofeo che si svolge nella cittadina in questione si sono verificate irregolarità, tanto che il comitato di regata è stato segnalato alla Federazione Italiana della Vela. Questa volta, nonostante l'imbarcazione con la quale ho regatato e faticosamente conquistato il terzo posto di categoria, non abbiamo ricevuto il premio. Per giochi di potere e per motivi di "pubbliche relazioni" sono stati premiati il primo, il secondo ed il terzo di tutti i raggruppamenti, anche di quelli dove erano presenti solo tre barche! Il nostro, che era il raggruppamento più numeroso, e con la presenza di barche importanti e competitive, è stato penalizzato, premiandone solo il primo ed il secondo classificato. Alle nostre ironiche rimostranze ci è stato risposto con un imbarazzato sorriso. Non una parola di scuse, non un cenno di riparazione alla manchevolezza. Questo ci ha lasciati amareggiati e perplessi. L'evento, così ben organizzato si è perso per una coppa. Concludendo, direi che, perdendosi per una coppa, gli organizzatori hanno perso la faccia, e noi abbiamo perso un pezzetto di fiducia in quello sport bello ed elegante che è la vela.

giovedì 5 luglio 2007

Sembra impossibile eppure...


...eppure, a Napoli, la pizza la fanno mediamente male.
Naturalmente non farò nomi, tralascerò i luoghi dove un alimento così semplice viene elevato a ranghi principeschi, tantomeno farò i nomi delle pizzerie nelle quali la pizza è immangiabile.
Ma devo raccontare l'ultima esperienza.
Una piccola premessa: la pizza, è un alimento semplice, acqua, farina, pomodoro, fior di latte, olio, basilico e parmigiano. Nella sua semplicità è il segreto ma anche la sua difficoltà. Come il caffè, anche Lei risente delle condizioni amosferiche, del calore delle mani che la lavorano, dell'acqua, della legna usata per scaldare il forno, ecc ecc...
Ebbene, l'altra sera, nonostante la pizza a Napoli la mangi quasi esclusivamente in un solo posto, mi sono lasciato convincere ad andare a mangiarla in un locale che va per la maggiore e che ha aperto e sta aprendo sedi in tutto il mondo.
E ci sono cascato: La pizza era inmangiabile, gommosa, fredda, insapore e naturalmente indigeribile. L'impasto fatto col lievito e non con il criscito (lievito madre) ha continuato a lievitare nel mio stomaco col risultato di provocarmi una sete implacabile. In compenso, la birra, che tradizionalmente si beve con la pizza, era calda e piatta, direi sfiatata, il servizio di una lentezza esasperante ed il dessert mi sembrava, più che con gelato, molto ben scongelato.
Fortunatamente il conto è stato abbastanza accettabile (e avrei voluto vedere, sono noto per essere un contestatore della qualità).
Concludo: non basta inventarsi nomi divertenti o accattivanti, arredare con inventiva e design i locali, vestire il personale con T shirt alla moda.

BISOGNA SAPER CUCINARE, RISPETTANDO LA QUALITA' DEGLI INGREDIENTI E LA PREPARAZIONE DEL CIBO, SAPER PORGERE E PRENDERSI CURA DEI CLIENTI, RISPETTARE L'ARTE CULINARIA.

L'ho già scritto altrove, basta con gli improvvisati gourmet, se decidete di farvi pagare, almeno studiate ed imparate la cultura del cibo.
I soldi vanno e vengono, i clienti no.


mercoledì 4 luglio 2007

La regata lunga

Mi scuserete la piccola digressione, ma mi faceva piacere ripubblicare questa cosina scritta qualche tempo fa...

3041_2_RFR05_df_2980Sua Maestà il Fastnet
(al Fastnet ed alla regata che lo vede protagonista dedicherò un post a parte)



LA REGATA LUNGA

La vela è un’attività meravigliosa, è uno sport a contatto con la Natura ed è soprattutto un modo per misurarsi con se stessi, gli altri ed il mare.
Fare regate poi, è ancora più entusiasmante perché, in pochi sport, come in questo, ci è data la possibilità di competere contro professionisti o di diventarlo anche in età non più adolescnziale.
L’adrenalina che si produce durante una regata sulle boe è tanta e la tensione a bordo è alta, tutti si sforzano per mantenersi concentrati, e, se tutto andrà bene e la fortuna ci avrà assistito, riusciremo pure a fare il risultato.
C’è però un tipo di regata che merita qualche ragionamento in più, quella regata che molti amano, per il fascino ed il contatto prolungato col mare e con la barca, ma che credo, i più detestino per l’assoluta incertezza del risultato e per lo stress fisico e mentale a cui gli equipaggi sono sottoposti: La Regata Lunga!
Almeno 180 miglia (ma alcune molte di più) a zonzo per il mare cercando di intuire bordi, scandire turni, nutrirsi, cambiarsi e ricambiarsi, riposare (qualcuno ci riesce!!!).
Ma procediamo con ordine: prima di tutto la regata lunga comincia a terra, un giorno prima, con la cambusa, e la preparazione della barca.
I comuni mortali, e non i professionisti che si portano dietro solo barrette energetiche, preparano la cambusa come se dovessero sopravvivere all’olocausto nucleare. C’è sempre qualcuno che ha paura di morire d’inedia tra una virata e l’altra così, giusto per non appesantire la barca, ecco una breve lista di cibarie che un equipaggio di sette, otto persone si porta dietro:
frittata di maccheroni preparata con un uovo per ogni membro dell’equipaggio e almeno 150 gr. di pasta a testa, avete idea di quanto pesa ed il colesterolo dove schizza?
Se l’apporto di carboidrati dovesse essere poco, si sa, i muscoli necessitano zuccheri, si prepara anche un’insalata di riso, che nel migliore dei casi è già porzionata in contenitori di alluminio, cosa che consiglio, se non si vuole riempire il frigo, la dinette, il pozzetto e la sentina di chicchi di riso e giardiniera; pensate alle difficoltà che si incontrano cercando di servirsi, sotto coperta, l’insalata di riso con una forchettina di plastica, col mare formato e 25 nodi di vento? Il più delle volte poi, arrivi a scovare la pietanza in questione, al secondo giorno di regata, quando oramai è gia andata a male ed ha appestato tutto il frigo, che sul fondo ha già di suo, quella melmetta fetida composta da liquidi vari, foglioline di basilico, bucce di banana, grasso di prosciutto ecc ecc...
Passiamo alle proteine. Come la mettiamo col calo del tono muscolare? Quindi vai coi panini prosciutto e formaggio, cotolette, salame piccante...
Un altro problema che assilla i regatanti e soprattutto gli armatori è la disidratazione, quindi, oltre ai 50 litri di liquidi alcolici e non, si imbarcano circa 6 Kg. di banane, mele del Trentino in quantità sufficiente per un’apple pie per 40 persone, arance che basterebbero ad un reggimento. Naturalmente tutta questa frutta rimarrà a fermentare in frigo per tre giorni, col risultato che a fine regata, si estrae dalla ghiacciaia, una busta piena di una poltiglia a metà strada tra una macedonia ed una marmellata.
“E il dolce? le vogliamo portare 10, 15 tavolette di cioccolato? a me solo fondente”, “Io lo voglio pralinato!”, “Io al latte o bianco”....
Ok, la cambusa è fatta, passiamo alla borsa.
Lessi da qualche parte che i velisti neozelandesi portano con loro solo la cerata e lo spazzolino da denti.
E noi?
Indipendentemente dal fatto che la regata si svolga in inverno o in estate, la nostra borsa comprende ricambi quattro stagioni, il tutto raddoppiato.
In questo caso il tattico gioca la sua parte; è lui che consultando il meteo, ci dirà se è prevista pioggia, mare formato, uragani, trombe d’aria...Egli, mantenendosi sul vago ci dirà, inevitabilmente “Ragazzi, ci sono tre previsioni diverse, quindi portatevi un po’ di tutto”.
Qualcuno lo segue alla lettera e prepara un bagaglio da crociera sulla Costa Magnifica, pantofole, veste da camera e pigiama compresi. E li indossano!!!
Così equipaggiati, con la barca che già cede e scricchiola sotto il peso delle cose imbarcate ci si dirige verso la partenza, chi gasato dall’avventura da affrontare, chi, come me, con la morte nel cuore, consapevole che dovrà fare ricorso a tutte le sue risorse per finire la regata in modo umanamente dignitoso.
Inizia la regata, tutti tesi e concentrati, al quarto miglio, il tattico ordina “Voi due, andate a dormire!”. Ma che cazzo gli prende, come faccio a riposare, fa un caldo della madonna, la barca rolla e beccheggia, sottocoperta già si comincia a sentire il puzzo di nafta misto a quello di cibo andato a male, “vacci tu a dormire...io mi faccio tutta una tirata fuori, nel caso dormirò appeso alle draglie, come uno straccio appeso ad uno stendipanni!”.
Così la regata lunga procede, tra un esasperante calo di vento, ed un improvviso rinforzo, tra un’ondata che ti coglie senza cerata, ed un sole che spacca le pietre, che invece ti becca tutto infagottato, perché nel frattempo ti sei coperto per affrontare i marosi.
La termoregolazione va a farsi fottere, e così rinunci a cambiarti e rimani vestito da esploratore del polo anche se è giugno, nella cerata, oramai c’è un clima subtropicale, caldo umido, e nelle parti basse, una specie di pappetta che ti auguri non dover tirare fuori per fare pipì, staresti lì a ravanare una buona mezz’ora prima di riuscire a smollare uno striminzito getto.
Nel frattempo, i ritmi circadiani non esistono più, ronfi profondamente alle undici di mattina, alle quattro di notte stai pucciando una banana nell’insalata di riso, o ti stai facendo un panino cotoletta e cioccolato al latte...!!!
Ma si rimane concentrati, e la regata finisce e ricomincia dieci volte, di notte sei convinto che sei ultimo, all’alba, ci si ritrova tutti vicini e forse ce la puoi fare ad ottenere il risultato. Poi lo sconforto, qualcuno chiede “Avete calcolato il tempo massimo?”. questa è la frase che ti fa crollare il morale: vuoi vedere che dopo tutti ‘sti sforzi, con lo stomaco sottosopra e gli arti anchilosati per la posizione in pozzetto, non ce la facciamo a finire la regata?
Ma la regata la finiamo, ed inaspettatamente ci siamo anche piazzati bene, ritorna il sorriso, ora non resta che ormeggiare, ripulire un po’, ed infilarsi sotto la doccia, sperando di non addormentarci mentre ci facciamo lo shampoo.

Copyright Carlo Olivari


Napoli 2007

Dopo un anno, sempre alla scotta di gennaker...

lunedì 2 luglio 2007

Un piccolo assaggio...

In attesa del resoconto sulle Vele d'Epoca a Napoli, eccovi un piccolo assaggio.

C'era anche quest'imbarcazione. Si è classificata seconda ed è di un armatore napoletano.


Questa non è una barca qualsiasi, è l'8 metri SI ITALIA, che, nelle acque di Kiel, vince la Medaglia d'Oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936 con al timone Giovanni Leone Reggio.

L'equipaggio di ITALIA (1936)

Ora, la barca necessita di un serio restauro, ma la passione non basta, occorrono finanze adeguate. Nonostante ciò, la barca ha regatato con un equipaggio tutto napoletano e, non potevano fare di meglio.

Nel prossimo post il mio personalissimo resoconto di questi quattro giorni di sole, vento ed onde.