giovedì 18 settembre 2008

Quiz per appassionati velisti napoletani.

Chi sa risolvere questo complicato quiz?
Per il momento nessun aiuto.
Poi si vedrà...



R.M.D.A + A.P. = La classe non è sicuramente acqua...di mare.
(meno male che il canotto era gonfio!)

Naturalmente, se mai qualcuno si cimenterà, e l'enigma verrà risolto, mi farò come sempre qualche altro nemico.

Un piccolo aiuto ve lo do comunque:
anche se qualcuno mi taccia di essere snob, io odio lo snobbismo, soprattutto di certi ambienti... eh eh eh!

Voglio proprio vedere cosa hanno commentato al
gerontocomio delle alci.

lunedì 15 settembre 2008

Caprese? No Torta di mandorle


Cominciamo a riscrivere, non senza una vena di polemica. In realtà si tratta solo di una precisazione. E' lo spunto per complimentarmi con l'amica F. per averci fatto assaggiare una "torta di mandorle" di altissimo livello, che, se appena fatta dimostra di essere molto buona, il giorno dopo è praticamente perfetta.

Ora, non a caso l'ho chiamata torta di mandorle, infatti, la precisazione nasce dal colloquio intercorso tra me ed una cuoca caprese doc. Ella, non senza un certo garbato risentimento, mi chiarì che se a Capri chiedete una caprese vi serviranno pomodori e mozzarella, e, se vi aspettavate quella delizia a base di mandorle e cacao, avreste dovuto chiedere una torta di mandorle. Attenzione però, perchè è solo a Capri che tale torta si chiama così e contiene il cacao. Altrove, la Torta di mandorle, è spesso una stucchevole e umida torta a base di pasta di mandorle, che nulla ha a che vedere con quell'essenziale capolavoro della cucina caprese.

Poi, col tempo si è finito col chiamarla Torta Caprese, per non incorrere in errori e, probabilmente per facilità.

Non sono un linguista, nè un semantico, ma ricordo sempre con affetto quella cuoca che mi spiegò la differenza, ringraziandola per avermi fatto provare la sua Torta di Mandorle, strepitosa.

All'amica F. invece, va il ringraziamento per l'ottima cena ed i miei complimenti per la sua perfetta "Torta Caprese", che deve essere preparata un giorno prima, e che grazie a quel suo riposare dolcemente in dispensa, a quel suo rilassarsi nell'oscurità del cacao, vi regalerà l'appagante sensazione della perfetta semplicità.

giovedì 24 luglio 2008

dedicato a chi...


Questo disegno a china l'ho eseguito l'anno scorso durante la nostra solita crociera alle Pontine.
Ventotene è sempre lì, per fortuna.

martedì 15 luglio 2008

Pranzo con pasticche...(dei freni)

Il meccanico delle mie moto è un amico ed un serio professionista. E' disponibile, accorto e fidato.
Se poi capita che per un errore di orari disposti per il ritiro della moto, lo troviate a pranzo, allora si pranza con lui.

La cosa è andata così:
arrivo alle 14,45 in officina, sembra chiusa, ma avvicinandomi noto che al di la dei vetri, seduti attorno ad un improvvisato desco (una tavola di legno appoggiata tra due pedane), ci sono la moglie di S. il meccanico, S. e M. l'aiuto del mio amico meccanico. Chiamare M. aiuto è riduttivo, anche lui, come S. è competente cordiale e disponibile.
La signora C. mi impone di sedere con loro e mi fa dare una sbirciatina nel Tapperware, non credevo ai miei occhi, totanetti piselli e patate. "no grazie, non posso accettare, ma vi prego, veramente...e va bene, solo un assaggio". Ebbene, quei totanetti avevano un sapore straordinario, teneri e dolci, cotti a puntino, e vai col bis. mi sono fermato ai totanetti, ma gli altri hanno concluso, come nelle migliori tradizioni, con una noce di grana. Non mi sono fatto negare un bicchierino di grappa gelata che S. custodisce in frigo.

Quando si dice "i casi della vita", mi sono sentito a casa.

Che dire, pare che oggi si replicasse con le alici fritte, ma io non potevo muovermi dallo studio.
Perciò, a S., alla sua gentile consorte ed a M., da parte mia, un grazie e un Buon Appetito.

Alla Prossima

Carlo

La cena impertinente

F. se l'aspetta, ed io con piacere ne scrivo.
Per festeggiare la fine di un campionato italiano al quale purtroppo non ho potuto partecipare, F. ci ha invitati tutti a cena sul suo terrazzo.
Come sempre l'accoglienza di casa de G. è amichevole e gioviale. Oltre che da un branco di gatti, siamo accolti informalmente e calorosamente dai padroni di casa.
E' sempre un piacere ritrovare la famiglia de G.
F., preoccupatissima (a torto) del mio giudizio, indaffaratissima ai fornelli. La nostra amica non sa che se una cena è preparata con ingredienti come "amicizia, partecipazione, affetto e discrezione" non c'è giudizio che tenga e vanno bene anche due fili al filetto di pomodoro.
Nonostante ciò, dopo aver accolto anche l'amico A. che si è presentato con una anonima e scialba autovettura (?!?) e l'amico D. assolutamente disteso e serafico , anche se la sua barca ha un buco nella murata
(noblesse...), ci sediamo a tavola.

Farfalle ai peperoni che personalmente ho gradito molto anche perchè mangiate calde, seguite da un raffinato ed equilibrato risotto freddo alla menta con salsa al pomodoro fresco bollente. Acidità, dolcezza, frescezza e calore ben dosati, un piatto sul quale consiglio F. di puntare spesso.

Saliamo di livello ed affrontiamo un non proprio estivo maiale all'arancia, con una squisita salsina e scorzette d'agrumi, molto raffinato e leggero anche ad inizio estate. Sta di fatto che, "estivo o non estivo", me ne sono fatto fuori una decina di fette.

Ma l'apice lo si è raggiunto coi dolci. Mi soffermo sui sapori perfetti della pannacotta e dello "Sguaragnaus". Purtroppo la Pannacotta ai frutti di bosco era riconoscibile, ma lo Sguaragnaus aveva un aspetto non propriamente ortodosso. F. e tutti gli amici presenti sanno a cosa mi riferisco.

Che dire, è andato tutto benissimo, abbiamo spazzolato tutto e bevuto equamente.
Piccola nota di biasimo, ma non a F. (e così mi faccio l'ennesimo nemico): a chi viene in mente di portare spumante dolce ad una cena estiva tra amici?
Dico io, esiste il Moscato passito di Pantelleria da servire freddo, il Rum, ampiamente bevuto nei caldi luoghi d'origine, lo Champagne, e invece no... lo spumante dolce, che orrore.

A F. va un ringraziamento ed un incoraggiamento, in attesa della Torta Caprese, a bordo del Pangui.

Questo il mio modesto contributo alla cena tra amici o meglio a-mici.


martedì 8 luglio 2008

Considerazione.


Io adoro il mare. Lo vivo con tutte le mie forze, lo respiro e lo rispetto.
Allora accade che, se per motivi contingenti, mi viene impedito di viverlo, soffro.
E mi sorprende vedere la Baia di Napoli, svoltata una curva.
Quella distesa azzurra punteggiata di barche è li a dire "tranquillo Carlo, io sono qui che aspetto, e ci sarò anche dopo di te".
E questo mi conforta.

lunedì 23 giugno 2008

AGGIORNAMENTI

Se la Cooking Division, la mia iniziativa di chef a domicilio e organizzazione di eventi gastronomici, sta andando a gonfie vele lo devo alle persone che mi aiutano e mi incoraggiano.

Chi mi aiuta è un equipe di servizio di altissimo livello e professionalità, e vi garantisco che il poter contare su tali persone è fondamentale. L'organizzazione, la capacità di problem solving del servizio professionale si nota sia da parte mia che l'evento l'organizzo, che da parte del cliente che invece dell'evento usufruisce.
Quindi un grazie a loro con tutta la mia ammirazione.

Un secondo ringraziamento, va all'amico O.T. che ho conosciuto a casa di amici e mi ha elargito preziosi consigli ed il numero di telefono della persona alla quale va il mio più grande GRAZIE:
La Cuoca della porta Accanto che mi ha dato, e mi darà preziosi consigli e suggerimenti, senza remore, in modo assolutamente naturale e senza vedermi come un concorrente ma come un amico con la stessa passione, perciò, grazie Viviana.

Sentivo di volerlo fare e l'ho fatto.

Ancora un grazie a tutti voi e a tutti coloro che vorranno unirsi alla brigata.

Carlo


lunedì 16 giugno 2008

Premiati


Venerdì scorso, nella splendida cornice dell'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, si è svolta la premiazione del 37 Campionato Invernale Vela d'Altura della V Zona.

Come sempre l'accoglienza in Accademia è stata gioviale e cortese. Gli uomini dell'Aeronautica Militare sono dei gentlemen, e il loro atteggiamento è sempre ospitale.

La premiazione è stata seguita da una cena adeguata all'evento.

Giochi pirotecnici hanno concluso la serata.

Elementi di nota:

1) L'amico G. in divisa era uno "spettacolo". Ho visto l'amico G. pettinato con la riga in due sole occasioni, questa ed il giorno del suo matrimonio.
2) L'amico A. elegantissimo con la sua camicia di lino bianca ed una raffinata giacca millerighe. Un classico dell'eleganza napoletana.
3) L'amico G2. assolutamente avulso dal contesto delle regate.
4) L'inutile ed antisportiva rimostranza di un regatante che, credendo di essere un grande campione, e non lo è, dimostrando assoluta presunzione e infantilismo, ci ha fatto capire quanto vale come uomo. ZERO.

Questo è quanto e scusate se non mi dilungo.

Come sempre un abbraccio a tutti gli amici con i quali ho condiviso vento, sole e mare di questo campionato che ci ha visti premiati col terzo posto.

P.S. Complimenti anche agli Amici Impertinenti per il loro piazzamento d'onore.


mercoledì 11 giugno 2008

Questa merita

Per vari motivi non ho tempo, ma sapendo che molti amici velisti attendono qualcosa, eccoli accontentati.
Per il momento è tutto.


giovedì 5 giugno 2008

A style o preferite E(qual) style?

E' possibile essere volgari e guadagnarci pure?
Pare di si, considerato chi ha inventato questo logo:





Allora, se permettete io metto in vendita questo:

ho rimosso l'immagine perchè me la copiano


mercoledì 4 giugno 2008

Le Grand Bluff


Capri carlo olivari regate paintings sale wind olivariidea
Acquerello del sottoscritto dedicato all'Isola delle Sirene
(nonostante tutto)


L'isola è commoventemente bella, strepitosa da un punto di vista paesaggistico e naturalistico. Il campo di regata è unico.
Regatare nel golfo è un'emozione.
Punto.
Capri è magnifica, peccato che:
1. Una volta sbarcati dall'aliscafo ci mettete più di mezz'ora per attraversare il pontile perchè, nonostante la fama dell'isola, non hanno provveduto a disporre corsie per la gente che va e quella che viene.
2. L'unico mezzo per salire in paese è la funicolare che è sempre affollatissima, i biglietti si fanno a 50 metri di distanza e l'ultima corsa è alle 22,30. Dopo di che scatta lo scorticamento dei tassì, a meno che non vogliate inscatolarvi in un bus che percorre il tragitto sballottolandovi come un flipper.
3. Per mangiare dignitosamente e sperare in un buon servizio, se da Verginiello (buon rapporto qualità prezzo) non trovate posto, siete costretti a pagare 10 euro a mazzancolla presso un rinomato ristorante del posto.

4. In un porto dove si paga una cifra impressionante si è accolti alla toilette pubblica da una cafonissima vecchia alla quale devi elargire l'obolo per aver usato un infetto cesso.

5. E' tutto un andirivieni di persone che guardano inebetiti le borsette di uittòn e le vetrine di Cartiè.

6. Di raffinati intellettuali sull'isola neanche l'ombra.

7. Quasi, e dico quasi, tutti quelli che lavorano al meccanismo turistico sembrano messi lì per estorcere denaro e non per fornire coscienziosamente servizi.

E mi fermo.

Meno male che ci sono G.e G. che mi rendono, con la loro amicizia, il soggiorno sull'isola molto piacevole.

Con affetto e riconoscenza a tutti gli amici con i quali, come sempre ho condiviso Mare, sole e vento.

P.S. Aspetto Hannibal, e vacci piano. E Mortimer, che so condividerà.


Ah dimenticavo, se non trovate questo post SNOB,

vi sbagliate.

LO E'!

martedì 3 giugno 2008

Siamo tornati...

... dalla Rolex Sailing Week, a Capri.

Tutto bene, tutto bene...

Ci credete?

Ne parliamo più in là...

lunedì 26 maggio 2008

Dedicato a chi...

Liberamente tratto da Wikipedia

"Categoria di persone che imitano i modi ed il modo di vivere di classi sociali superiori, atteggiandosi in maniera raffinata e altezzosa. Per estensione il termine è utilizzato per identificare una classe di persone, anche di rango elevato, che ostentano altezzosità o disprezzo verso le classi o i gruppi di persone che considerano inferiori o plebee. Nella storia tali personaggi venivano identificati come coloro che, pur non avendo titolo nobiliare, stavano a stretto contatto con l'aristocrazia del tempo."

Se vi appaio così, evidentemente non so trasferire con la scrittura il mio pensiero.

Se a qualcuno appaio così, evidentemente soffre di un complesso di inferiorità.

Se a qualcuno appaio così, evidentemente è rimasto temporalmente indietro.

Se poi apprezzare il buon gusto, la raffinatezza della semplicità, le cose belle e buone della vita, la buona educazione e la correttezza vuol dire essere così,

allora si,
SONO così.


sabato 24 maggio 2008

Una volta tanto





Premesso che, per gli amici e i ristoratori, passo per un rompiscatole (uso un eufemismo), ieri, una volta tanto, al ristorante è andata bene.

Ancora una precisazione e poi vi dico. Non vado volentieri a mangiare fuori, mi concedo qualche lusso, poche volte all'anno, per quelle che definirei esperienze enogastronomiche. Insomma se vado a cena fuori deve essere in quei ristoranti, da quegli chef. E sono pochi.

Capita però, che per stare con gli amici e per convivialità, vada al ristorante per comodità, e quindi si entra in uno qualsiasi, conosciuto o non, in città, più per fame che per gusto.

Venerdì sera, Napoli, reduci dall'inaugurazione di un piccolo design shop di amici, decidiamo in 13 (orrore!!!) di andare tutti a cena. Dove andare? Senza prenotazione il venerdì sera è come gettarsi nella plaza de toros vestiti di rosso. Invece, invece...

Dopo un paio di tentativi in posti "sicuri" ma pieni tentiamo in un ristorante che propone specialità di carne toscane. In cuor mio pensavo "mi toccherà un'altra di quelle serate in cui devo tacere per non disturbare i miei commensali, sottostare alle angherie del ristoratore, bere male, mangiare peggio e, alla fine, pagare un conto spropositato".

Nulla di tutto ciò. Nonostante la folla nel locale, ci hanno accolti con garbo, ci hanno fatto accomodare, per motivi scaramantici, ma anche per comodità, quattro di noi si sono seduti ad un tavolo vicino.

Il menù era accattivante, chiaro e non nascondeva sorprese, la lista dei vini buona, ma purtroppo non erano tutti disponibili, il servizio veloce e allegro.

Tra filetti, fiorentine, costate e tagliate abbiamo fatto le nostre scelte. Ebbene, ho assaggiato tutte le carni, e tutte erano morbide saporite e ben cotte.
Questa cosa ha cambiato il corso della mia serata, non c'è niente che mi fa incavolare di più che mangiar male ed essere serviti peggio. Quindi l'essere sconfessato nella mia previsione mi ha messo di ottimo umore.

Una cosa va menzionata, le patatine fritte. Sottili sfogline di patate novelle, quindi non pelate, cotte alla perfezione.

Insalata di indivia, arance e pinoli e per dessert una spuma di ricotta al caramello o al cioccolato assolutamente perfetta nella sua semplicità sulla quale ho bevuto un single malt dell' Isola di Skye (?).

Il tutto per una somma assolutamente accettabile, equa rispetto a tutto.
Stanotte ho dormito bene ed in pace col popolo dei ristoratori.
Insomma non mi è capitato un "fazzolettaro",

una volta tanto.






martedì 20 maggio 2008

Piazza mercato o IKEA?

Tralasciando le condizioni oramai boccheggianti e drammatiche della città, devo dire, per una volta, una cosa a suo favore.

Se vi serve qualcosa, qualunque cosa, anche ciò che ritenete impossibile trovare, non girate la città in cerca del negozio giusto.

Andate direttamente a Piazza Mercato, e nelle strade limitrofe.

C'è TUTTO, ma dico proprio tutto. Quando siete disperati, o semplicemente avete rinunciato a cercare, lì risorgete.

Andateci anche se non vi serve niente, vi verrà voglia di comprare qualcosa.

Altro che IKEA!

Manovre in regata, ma non sempre...



Questo post è dedicato a chi fa regate ma non solo, è un po' tecnico ma credo che risulterà chiaro, almeno nelle sensazioni, a tutti.


GYBE SET?!?!

(C’è peluria di prodieri)

Uno dei problemi che assillano gli equipaggi di dilettanti e semi professionisti -i professionisti, quelli seri, problemi non ne hanno- è la ricerca e la presenza costante a bordo di quel membro dell’equipaggio dotato di atleticità, sveltezza, agilità e senso pratico meglio conosciuto col nome di Prodiere.
Il limite di tale affannosa ricerca è che il prodiere deve essere dotato anche di un altro paio di qualità che paiono sfuggire ai più che si propongono per tale ruolo.
Le qualità in questione sono due: devono avere una pazienza sovrumana per sopportare il pozzetto, e devono essere muti.
L’esperienza mi insegna che per qualunque cosa accada a bordo, indipendentemente da chi ci abbia messo le mani, la colpa è del prodiere: il genoa non passa in virata? Lo spi non è su? Gli stopper delle drizze ‘ inspiegabilmente ’ si aprono e lasciano precipitare le vele in coperta? Il tattico sbaglia un bordo? Il timoniere ha i calli? La lavatrice della portinaia sta allagando il pianerottolo? Il prodiere ne è direttamente responsabile!
C’è però da dire una cosa, se il prodiere pensa che quegli stronzi del pozzetto si divertano a metterlo in difficoltà, ebbene, ha ragione: come si spiegherebbe che cose che sembrano stiano filando assolutamente lisce,
improvvisamente si complicano?

Vi tornano alla mente frasi tipo “fate scorrere il circuito sottovento!”, “ammaina, ammaina, perchè ‘sto cazzo di genoa non scende, no no no, non così veloce”, “alto su, alto su, alto su, alto su,” “recupera”...
Premesso che in molti casi la colpa delle cose che vanno male si potrebbe dividere equamente tra pozzetto e prua, c’è una manovra che se non viene preparata a dovere dal prodiere, e soprattutto, non viene ben compresa, risulta, se sbagliata un vero inestricabile groviglio: il Gybe set.
Appena lo skipper chiama questa manovra, gli equipaggi meno preparati si gelano, alcuni a bordo fanno finta di niente, altri si limano le unghie, altri ancora hanno dimenticato il gas aperto a casa, qualcuno fa il vago...giaibb che?
Altri equipaggi invece, con grande calma e sicurezza si preparano alla manovra...almeno così potrebbe sembrare.
Lasciate che vi racconti come andò ad una prova del Campionato Italiano I.M.S. qualche anno fa.
L’equipaggio era misto, intendo dire una parte autoctona ed una parte ospite, io ero tra gli ospiti. Il prodiere detto ‘er felino’ manifestava una certa sicurezza, grande calma, ed una lentezza esasperante, nonostante ciò, tutto sembrava filar liscio, sembrava..!
Eravamo quintultimi alla boa di bolina, dovevamo inventarci qualcosa per recuperare, il tattico, dopo breve consultazione col timoniere ordina “OK, GYBE SET”. Io che ero lì alle scotte chiedo ai restanti membri dell’equipaggio se sapessero cosa fosse e se tutto fosse in chiaro...”ma scherzi, l’abbiamo fatto mille volte”, “ma che domande vai a fare?”, “e che problema c’è?”, ed io, “ragazzi guardate che se qualcuno ha dubbi lo dica ora che c’è tempo,
fra due lunghezze sarà troppo tardi!”.

Tutti gli uomini dell’equipaggio si guardarono come se stessero per sbarcare in Normandia, il clima a bordo era teso....e allora fu tutto un “Ok. Prodiere ok? Albero ok? Alle scotte ok?, Io mi guardavo attorno e tutti sembravano realmente convinti che tutto fosse ok, anche grazie al fatto che c’erano una certa quantità di pollici in alto ad affermare ‘tutto bene’ ed altrettanti pollici ed indici uniti in cerchio ad affermare ‘tutto ok’
Suggestionato da tutta questa sicurezza collettiva mi convinsi anch’io che la manovra si poteva fare.
Il tattico chiamò le lunghezze dalla boa: “due lunghezze, una lunghezza, ok, stramba di genoa e .................................................Uhm, .....................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................poi, più nulla: il tangone non salì, tantomeno lo spi, la strambata venne completata, ma col due (uomo all’albero) saldamente legato nelle scotte, il tre smadonnava, il timoniere...pure, il randista si asciugava i capelli, io avevo appoggiato le palle sul winch e me le martellavo con la maniglia ...ed il prodiere?, già, il prodiere.
Quello che si riusciva ad intravedere nella fitta ragnatela di alto-basso-drizze-gagliardetti-guidoni-cerate-tangoni-cinture di sicurezza-capelli e cappelli, erano arti, buttati così alla rinfusa...temetti per le sorti di quell’uomo!
Quando la situazione si tranquillizzò finalmente scorgemmo ‘er felino’, crocifisso a testa in giù al tangone, e ci volle tutto il lato di poppa per liberarlo, e vi assicuro, senza il flex fu veramente difficile.
Naturalmente la nostra posizione in regata peggiorò, ma il morale dei nostri avversari migliorò notevolmente, grazie alla nostra splendida performance.
Tutti, credo, dicemmo dentro di noi “lo sapevo”.
A questo punto, un piccolo consiglio: se non siete più che sicuri, convinti, oltre ogni ragionevole dubbio che tutto filerà liscio...NON FATE IL GYBE SET!

giovedì 15 maggio 2008

PABLO

Non nascondo la mia passione, il mio rispetto e la mia ammirazione per Picasso.
E' una cosa sulla quale non discuto, Pablo Picasso è il genio allo stato puro, è l'Arte, punto e basta.
Ma se una sua frase viene utilizzata per pubblicizzare il congresso dei maghi a Saint-Vincent la cosa mi disturba un po'.
"Tutti gli artisti sono imbroglioni, ma ci aiutano a riconoscere la realtà" diceva Picasso, e sentire questa frase pronunciata da Tony Binarelli, con tutto il rispetto per l'artista prestigiatore, mi fa accapponare la pelle, la magia è riuscita, il mago parla ed io orripilo.
Ora, giusto per operare le distinzioni del caso ecco un piccolo esempio:

Uno che parte da qui:

ed arriva qui:
è un genio.

Uno che invece parte da quì:



ed arriva qui:

è solo un fenomeno da circo.
Con tutta la dignità ed il rispetto tributato alla gente dello spettacolo che si occupa di magia, ma Pablo, per favore, lasciatelo stare.


mercoledì 14 maggio 2008

L'importanza delle mani.

"Mano d'autore"


Lo so è banale, è chiaro che le mani sono importanti per tutti, ma chi le usa molto, e per scopi diversi, ha la sensazione che le mani esistono.
E' difficile spiegare, ma ci provo.
Diamo per scontato di averle e che funzionino, ma se con le stesse mani ci dipingete, ci scolpite, ci cazzate scotte, ci impugnate il mouse, ci pulite le attrezzature per dipingere, ci cucinate, allora le vostre mani cominciano ad avere un aspetto vissuto. Inutili le creme, inutili le cure che gli dedicherete. No c'è niente da fare, se avete usato solventi o pulito crostacei o, semplicemente, ci avete lavorato, quando andrete a tagliare anche un semplice pomodoro, il succo acido vi brucerà lì, dove le unghie si innestano sulle dita. Ed è in quel momento che avrete la consapevolezza delle mani.
Per non parlare di quando le mettete a confronto con quelli che le mani non le usano come voi... scatta un'invidia per quelle mani curate, ma alla fine prevale la fierezza di possedere delle mani vissute che possono fare tutto.
Lo so lo so, è un post strano, ma in questo periodo di super attività, tra lavoro, regate, cucina... mi sono venute in mente le mani.

Aggiungo che ho un carissimo amico che ha l'abitudine di passare sulle proprie mani della carta vetrata a grana fine. Se qualcuno ha problemi di ruvidezza, che la provi, è ottima.

Concludo, terminare una giornata con le mani che fanno sentire la loro presenza è una soddisfazione.

P.S. Post strettamente personale, considerazioni dettate dall'esperienza, se facessi il muratore o lo spaccapietre,
leggendolo, mi offenderei.

martedì 13 maggio 2008

Paul Middlewick


Il nome qui sopra forse non vi dice nulla, ma appartiene ad una mente creativa.

I simboli nascosti nelle opere d'arte sono oggetto di studio, molti sono i capolavori che celano messaggi simbolici più o meno espliciti, ma qui siamo nel divertimento puro, ma anche nel mondo della comunicazione subliminale.

Non intendo dire che
Paul Middlewick sia un genio, ma una mente versatile si, direi proprio di si

lunedì 12 maggio 2008

Capri. Le regate


Per il momento solo una parola: PRIMI.
Devo dire che regatare a Capri è sempre un privilegio, almeno paesaggistico, se poi il vento ti assiste, allora diventa un'esperienza unica.

Resta il rammarico di ritrovare l'Isola delle Sirene ogni anno più inospitale, o meglio, sempre meno splendente e raffinata. E' una sorta di paradosso, viene presentata al mondo come un'isola esclusiva, costosa, stravagante. E invece te la ritrovi chiassosa, popolata da personaggi che passeggiano vestiti, o meglio, travestiti in giacca e cravatta, ma con gli immancabili infradito firmati ai piedi, che orrore!
Dunque, una sorta di passerella per "uommn' chic e femmine pittate".
Per non parlare dell'inospitalità delle maggior parte della gente del luogo.
Ci sono le eccezioni, naturalmente. Ma provate ad ormeggiare, da totale sconosciuti, nel porto turistico, verrete "accolti" da insulti e modi inurbani, non consoni al sedicente applomb dell'isola.

E per il momento vi lascio con una piccola riflessione:
Vi sembra normale che in un porto dove si pagano 12/15 euro a metro per ormeggiare si debba lasciare una mancia alla signora dei bagni pubblici, che vi accoglie con un inevitabile "siete arrivati, ma perchè non ve ne andate?"?

In compenso, l'Isola è meravigliosa, ma questo è risaputo, e nessun comportamento potrà mai levarglielo.



venerdì 9 maggio 2008

Settimana dura...


...per fortuna tra un po' staremo regatando alla volta dell'Isola.

lunedì 5 maggio 2008

Gaeta. Le regate


Sono tornato anche da Gaeta, abbiamo regatato per il Trofeo di Punta Stendardo.
Per il momento nessun resoconto, come sempre riordino le idee.
Un paio di cose però le anticipo.
il vento fresco, 12/14 nodi con raffiche fino a 18/20, ha fatto si che le regate siano state impegnative, entusiasmanti e molto, molto appaganti.
Il campo di regata era meraviglioso, il sole ci ha accompagnati per tutti e tre i giorni, e come per incanto, al termine delle regate, il cielo si è coperto di nuvole, quasi a dire "ok, vi siete divertiti, ora basta, tornate a casa".
un altro accenno lo devo fare sull'atmosfera. Direi, un non campionato, almeno a terra. In mare, come ho detto, tutto perfetto, ma a terra si è respirata aria di austerity, poca partecipazione organizzativa e poca coesione tra gli equipaggi. Insomma, è sembrato più lavoro che sport. Si tornava dalle regate, una piroetta al circolo per le classifiche, una birra e via in albergo e poi a cena.
Nessun piazzamento di rilievo per via dei raggruppamenti e dei compensi, ma regate perfette, quindi siamo tutti soddisfatti e compiaciuti, anche se, anche se...

Nota Positiva: il trancio di ricciola grigliato con erbe aromatiche della Cantinella Caetana, un po' meno la costata di tonno brasata, buona ma non eccezionale. Consiglio caldamente comunque.

Come sempre un saluto e un ringraziamento agli amici coi quali ho condiviso questi giorni di Vento, Mare e Sole.

martedì 29 aprile 2008

Ischia. La cena al ristorante


Bene, si è fatta sera ed è ora di andare a cena. Chiediamo all'albergatrice di prenotarci un ristorante. Primo errore. Se è tardi e non avete prenotato, le opzioni sono due, o andate a letto senza cena, o è meglio un Buondì con scadenza maggio 2008. Comunque la compagnia è ottima e quindi ci avviamo verso quello squallido e fetido lastricato punteggiato da bettole e finti bar che tutti chiamano, non senza una certa enfasi, Riva Destra. Ma de che? Il porto di Ischia è di origini vulcaniche, quindi circolare, e comunque non esiste la corrispondente Riva Sinistra. Ad onor del vero un bar condotto in modo garbato c'è, è il Cappuccino, che ti serve il miglior Sgroppino dell'isola, una certezza, un sapore invariato negli anni.
Torniamo al ristorante, entriamo in una di quelle tende ad ossigeno che si montano quando non ti danno il permesso per una pedana decente, e così ti sembra di mangiare nel reparto di terapia intensiva dopo un ictus. Io non faccio nomi, mai, ma questa volta vi aiuto, il ristorante è intitolato ad un cartoon colorato e felino. Lo scrivo giusto per darvi modo di evitarlo. Ho spesso scritto di ristoranti che meritano, perchè non farlo per quelli da evitare?
Ci accomodiamo, e come spesso accade, nei ristoranti che sono lì per il turismo tedesco di massa e per gli sprovveduti che si vantano di aver cenato sulla "Riva", siamo accolti dall'unico cameriere di tutto il locale sovraffollato. E' inizio stagione, non sia mai che il proprietario assuma un aiuto al povero demente che ci ha serviti. E serviti è un termine assolutamente inappropriato. Il poverino, che forse in un'altra vita faceva l'uomo proiettile al Circo Togni, ha creato un tale caos con le ordinazioni, scrivendo e riscrivendo più volte le pietanze scelte, che chi mi conosce ha cominciato ad aspettarsi una delle mie reazioni. Invece niente, un bonzo, mi sono mantenuto calmo, sorridente e conviviale. Ordino una semplicissima frittura di paranza, e che Dio me la mandi buona.
Prima della mia fritturina vengono serviti i primi ad alcuni amici, che memori di uno straordinario piatto assaggiato a Ventotene, lo riordinano qui. Gnocchi cozze e pecorino. Naturalmente se gli gnocchi sono di buona fattura e le cozze fresche, condite con una salsa al pomodoro, il piatto è una delizia. Rustico, un po' grezzo, ma si lascia mangiare bene dopo una regata. Purtroppo, nulla di tutto ciò. Arrivano in tavola degli gnocchi in bianco con delle cozze complete di guscio e scaglie di pecorino di dubbia origine. Il sapore ignobile. Passiamo a me, o meglio al mio giubbotto. Infatti prima di essere servito io, è stato servita la mia giacca impermeabile di una oleosa colatura di sugo di scaloppina che il cameriere ha provveduto a versare con maestria e gioco di polso degni del miglior Silvan. Il mio giubbotto, a digiuno da tempo, ha ringraziato. Ed io? Bonzo, calmo, sorridente, conviviale. Arriva la mia "Paranza". Ma dico io, che ci vuole? Sono quattro pescetti e due "ranfe" (tentacoli) di calamaro infarinati e fritti. Certo se la farina è sostituita col borotalco, e l'olio è lubrificante per motori diesel, il risultato è catastrofico. Faccio finta di mangiare per non disturbare l'ilarità dei commensali, mentre il demente (cameriere), con una pezzuola bagnata (di che? mha!), tenta di smacchiare il mio giubbotto, la mia felpa, me, la sedia...Ed io? Bonzo, calmo, sorridente, conviviale.
ne abbiamo abbastanza, stiamo per chiedere il conto, quando ci accorgiamo che uno degli amici ancora non era stato servito, aspettiamo e finalmente paghiamo ed andiamo via.


Vi chiederete, ma come, e tu? sempre bonzo, calmo, sorridente, conviviale?
Eccome.
Non faccio neanche dieci passi che torno indietro e trovo sulla soglia della tenda ad ossigeno il demente ed il suo datore di lavoro, il responsabile di tutto, colui che ha aperto un ristorante con la stessa cura con cui una iena aspetta il momento giusto per cibarsi.
Mi avvicino con lo sguardo ed il portamento che sfodero quando veramente non ne posso più e, senza che i due avessero la possibilità di replicare, spiattello tutto quello che non è andato bene. Dalla A alla Z.

La iena con fare arrogante e aggressivo tenta di dire qualcosa, ma io ho già girato la schiena e lentamente raggiungo i miei amici.

"ma dov'eri? ti abbiamo perso, non ti trovavamo più!". Tranquilli, ho imparato, per il bene di tutti ad essere bonzo, calmo, sorridente, conviviale, ma poi da solo, ritorno ad essere il polemico, rompiscatole, puntiglioso, rigoroso e irascibile Carlo.
Ma potevate mai immaginare, dopo una nefasta esperienza del genere, che io me ne tornassi in albergo a dormire placidamente con tutto sullo stomaco? Impossibile! AH che soddisfazione!

Per fortuna al Cappuccino ci hanno servito un rassicurante Sgroppino, con buona pace di tutti.

Il giorno dopo, la bestia ha chiamato l'albergatrice per scusarsi dell'accaduto. Troppo tardi, nessuna pietà per gente del genere. Peccato che abbia preso il nome da uno dei più sofisticati ed ironici cartoon della storia dell'Animazione.
Bestia, la prossima volta lascia stare i nobili felini e ispirati ad animali più consoni al tuo locale!

lunedì 28 aprile 2008

Ischia. Le regate

Dunque, eccovi il primo resoconto di quello che è successo in mare.
Prima regata, Napoli - Ischia. Appuntamento a bordo alle 8,30. Ci siamo trascinati in barca col corpo ben sveglio, ma con il cervello ancora mollemente adagiato sul cuscino, usciamo in mare. Bene, non molto da dire circa questa prima regata, 10 - 12 nodi di vento, la barca è un fulmine, l'equipaggio, sebbene alcuni di noi ci fossimo visti per la prima volta, era affiatato fin da subito. Rispettiamo le regole della navigazione, osserviamo le istruzioni di regata e vinciamo.

Seconda regata, giro dell'Isola d'Ischia. Questa è stata la regata più entusiasmante. Devo fare una piccola premessa. Questi tre giorni sono stati imperniati intorno ad un'unica parola che ha condizionato l'andamento delle regate, dei nostri movimenti e un po' delle nostre vite. La parola in questione è CANCELLO.
Vi chiederete in che senso. Vi spiego. Il cancello è un particolare ostacolo costituito da due boe distanziate tra loro di una ventina di metri, in cui le imbarcazioni in regata devono entrare secondo un senso prestabilito, ed uscirne girando o la boa di dritta o di sinistra, discrezionalmente e secondo il bordo scelto. Ora, chi va per mare il cancello lo conosce lo gira nel senso giusto e prosegue la sua regata verso l'arrivo. Chi invece si trova per mare casualmente, magari era solo uscito a comprare il giornale e si era trovato proiettato per magia nel bel mezzo di un campo di regata, il cancello lo gira un po' come gli pare, al contrario, sotto sopra, a remi, a motore, a nuoto dopo aver ormeggiato la barca, insomma un pelino da sprovveduto. Ma c'è anche chi, non ostante sia un velista quotato, non lo gira proprio, e viene squalificato. Chiarendo che il velista in questione era più d'uno e che erano nostri diretti avversari, la cosa ci ha fatto molto piacere. Naturalmente la storia del cancello ha scatenato dispute e proteste senza fine, alimentate in primis, dalla nostra team manager F. PITBULL de G., che il cancello se l'è sognato pure la notte. Torniamo alla regata, partita in ritardo proprio a causa della nostra PITBULL saldamente attaccata alla caviglia del presidente del comitato di regata. L'isola si presentava in tutto il suo splendore, il vento ci ha assistito per tutta la regata, ma la cosa che più ci ha entusiasmato è stata l'ultima bolina, che con vento molto instabile, tra mancanze e rinforzi, tra tondi e scarsi (?) ci ha permesso, grazie alla nostra concentrazione ed all'assistenza di uno psichiatra, di passare avanti al nostro diretto e quotatissimo avversario. ma che peccato, era stato avanti per tre quarti del percorso... ma come ci dispiace...ma come? così bravo?, Vabè, tagliamo l'arrivo. Primi. Again.

Terza regata, bastone nelle acque antistanti l'isola. Che dire, regata perfetta, partenza buona, bordi giusti, manovre semplici e precise. Primi per tutto il percorso, con il nostro timoniere reduce da una nottata in bianco per via di un malore, vinciamo overall, in reale e in compensato. I nostri avversari, dietro e inermi. E dire che ci avevano provato.

Ora mi direte, ma un po' di ironica polemica no? Abbiate un po' di pazienza, vi devo ancora parlare dell'organizzazione, della cena al ristorante (che merita un post a parte), della premiazione e del relativo buffet (quello che ho descritto qualche post fa è una passeggiata).

Ma una cosa la dico subito. Il mare ha un potere meraviglioso, accomuna o separa, ma è democratico e ci fa essere veri.

Così sono tornato a casa con qualche amico in più e qualche conoscente in meno.

Siamo tornati


Riassumere tre giorni di regate è difficile.
Abbiate un po' di pazienza.
Sto raccogliendo le idee per meglio raccontarvi le esperienze in mare e a terra.
Per il momento vi anticipo che su tre regate disputate abbiamo fatto tre primi posti.
Naturalmente i miei ringraziamenti e la mia stima a tutto l'equipaggio, agli amici con i quali ho condiviso, come sempre, questi tre giorni di mare, vento, sole e onde.


giovedì 24 aprile 2008

BUON VENTO A TUTTI

Tre giorni di regate.

Tre giorni di sole mare e vento.

Tre giorni.

Con gli amici.

Questa è l'imbarcazione.


E questo il suo website
Cliccate qui

venerdì 18 aprile 2008

Il Buffet dei velisti

Ho spesso scritto di regate, crociere, mare, vento. onde.
Questa però la dedico a chi ha vissuto l'esperienza e a chi immagina che la vela sia solo per persone raffinate.

A tutti coloro che si riconosceranno va la mia stima come gente di mare e il mio rispetto come sportivi.

A CENA COI VELISTI

Prendiamoci ora una bella pausa dalle regate, abbiamo appena finito la regata lunga, ed abbiamo bisogno di riposarci e rifocillarci.
Ci sono molti modi di sfamare un velista, uno di questi è il buffet. Spesso offerta dall’organizzazione della regata, o da un circolo promotore, o da uno sponsor, la cena in piedi è, allo stesso tempo, croce e delizia.
Innanzitutto, bisogna ricordare che nonostante la vela sia uno sport per gentlemen, gli uomini che partecipano alle regate sono delle bestie affamate ed assetate di birra. Non esiste più distinzione di sesso, nessuna donna velista si aspetterà che qualche gentiluomo le riempia il piatto di delizie, tanto meno che le porga una forchetta. E nessun uomo si aspetti che una gentile donzella si prenda cura di lui. Immaginate un esercito schierato, armi in pugno, di fronte al nemico, in attesa del grido “all’attacco!” dato dal comandante. E’ esattamente l’atmosfera del buffet per i velisti. Il nemico è il buffet, il comandante è, di solito, un distinto quanto ingenuo Maestro di Casa, che sostituisce il grido di guerra con un timido “prego, il buffet è aperto”. Bene, i più esperti di guerriglia da cibo sono già in prima fila e, aiutati dal grip delle scarpe tecniche, si piantano davanti al tavolo e sfoggiano la loro miglior performance da cefalopode. Intendo dire che tirano fuori un frattale di arti, da ogni mano ne esce fuori un’altra, e un’altra ancora e da ogni dito ancora un altro e così via. Le tipologie di affamati sono varie: c’è “palo di ferro”, quello cioè che rimane lì, piantato e fa ostruzione passiva, si riempie placidamente il piatto di tutto mentre tu stai li a spingere e ad essere scambiato per omosessuale, vista la pressione che fai sul corpo del personaggio in questione che ti guarda pure come per dire “ma che, ce stai a provà?”. C’è poi il “bulimico”, non importa se mangerà o meno quello che sta mettendo nel piatto, l’importante è riempirlo sfidando qualunque legge della fisica. Parliamo dell’ “ordinato”, quello che prova a mangiare prima l’antipasto, poi il primo, il secondo, qualche contorno, i dolci e cerca anche la bevanda da accoppiare. Non andrà molto lontano, mentre lui è lì che sceglie, gli altri si sono sbafati tutto e gli hanno lasciato solo avanzi non ben distinti di quelle che una volta erano pietanze commestibili. Nelle retrovie, intanto, ci sono i “temporeggiatori”. Sono quelli che aspettano che la calca finisca, e indovinate cosa fanno nel frattempo? Semplice, con le mani a paletta, leggermente inclinate, ora a destra ora a sinistra, secondo le “mura”, mimano le barche in regata. Usanza molto comune in qualunque circostanza si incontrino due o più velisti.
E così, tra un rutto e una virata mimata, finisce anche il buffet dei velisti. Voi, non contenti di quello che avete ingurgitato alla regata lunga, vi sentite un pelo sconfortati dal fatto di aver mangiato, esattamente in quest’ordine : sfogliatelle, parmigiana di melanzane, insalata di mare, penne all’arrabbiata, babà, cozze gratinate, corn flakes, una “nuvola” di spaghetti aglio e olio, tiramisù, poco, per il peso equipaggio, vitello tonnato, e fiumi, letteralmente fiumi di birra. Tanto domani andiamo a correre prima della regata!

No no, io la prossima volta vado al ristorante, per una cena alla Buongusto, spaghetti, pollo e insalatina.


mercoledì 16 aprile 2008

Solo un'ispirazione

Premetto che a me del demente in questione non me ne importa nulla, ma mi ha sempre ricordato il personaggio di un film. E per deformazione professionale eccovi un'altro divertissement.

L' evoluzione ai raggi X

Prendendo in prestito un'immagine e rielaborandola a modo mio, su suggerimento di un amico e collega, eccovi una cosetta delle mie.
involuzione, creatività, logo creazione, graphic design

martedì 15 aprile 2008

Il tram della Torretta.


A parte che a Napoli le rotaie dei tram le mettono e le tolgono come se fossero stuzzicadenti, ma questo è un altro discorso, vorrei porre l'attenzione sui nuovi tram acquistati dal Comune dalla Ansaldo Breda, il mitico Sirio.

Ebbene, questo prodigio di inutilità, scomodità e raffinata aerodinamica rappresenta il classico esempio di una cosa progettata da chi non ha mai usato e mai userà l'oggetto progettato in questione.

Intendo dire che la velocità del tram Sirio è un inutile spreco perchè a Napoli il traffico impedisce di utilizzare velocità elevate ai tram, la sua aerodinamicità è quindi assolutamente una presa per i fondelli. per non parlare del sofisticato sistema di ammortizzazione, che mi dovete spiegare a che serve ad un tram. I tram, caro progettista, viaggiano su diritte rotaie, e l'unico risultato degli ammortizzatori "intelligenti" è un continuo ondeggiare del tram, da mal di mare. Consiglio i sacchetti come megli aerei.


Passiamo alla disposizione dei posti. Sono contrapposti, insomma i passeggeri viaggiano l'uno di fronte all'altro, peccato che non ci sia spazio sufficiente a far alloggiare i piedi di chi sta seduto senza che gli altri che sono in piedi non vi inciampino, o nel peggiore dei casi, non li calpestino con inevitabili conseguenze ai piedi ed alle scarpe.

Ora io vorrei che il progettista prendesse una sola volta il tram Sirio, magari in una giornata di pioggia torrenziale, e che si sedesse al centro di quella indecorosa fila di sedili, e che qualcuno gli calpestasse entrambe le scarpe nuove di cuoio bulgaro da 1000 euro, e poi gli dicesse "Stai comodo? Mi spiace molto per le scarpe meravigliose da 1000 euro, si sono rovinate? Va bè, progetta un altro scempio del genere, e con quello che ti danno comprati delle scarpe nuove, ma da corsa, perchè se continui così è meglio che cominci a scappare.

Ma dico io, c'era proprio bisogno di sti Sirio? Non erano meglio modelli più agili e comodi, come quelli che ha sostituito, per fortuna non del tutto?

lunedì 14 aprile 2008

Finalmente una bella notizia


Ho l'onore ed il piacere di essere amico dell'armatore
di questa splendida, mitica imbarcazione.
Con lui ed altri amici ho condiviso meravigliose ed impagabili
giornate di mare, vento e sole.

Mi ha appena comunicato che è on line il sito ufficiale dello yacht.


TEMPTATIONSAIL.COM

E siccome l'estate si avvicina, rifatevi gli occhi.

E non aggiungo altro.


...zzz...zzz

Pannelli arredamento cemento artistico lavori di ristrutturazione decorazioni in casa

mercoledì 9 aprile 2008

Piacevolissima Rettifica.

Ci avevano provato ad affondarci, ma alla fine, meritatamente ce l'abbiamo fatta!

Carlo Olivari cri cri2 vela professionista tailer barvo velista competente equipaggio forte
Un mesetto fa ho pubblicato un post riguardo un solo maledettissimo punto per il quale eravamo arrivati quarti al Campionato Invernale Vela d'Altura della V Zona.

Invece, oggi ci arriva la notizia che, grazie ad una protesta per irregolarità alla barca terza classificata, la stessa è stata retrocessa di quattro posizioni e noi siamo, meritatamente, risaliti al terzo posto.

La cosa ci ha fatto molto piacere, tanto più che, correndo con una barca penalizzata dal sistema di compensi (che magari spiegherò in seguito), siamo costretti a non sbagliare niente a non concederci sbavature.

Se a questo aggiungete che regatiamo nel modo più corretto possibile, e che la nostra barca soffre la presenza di barche più grandi e performanti, questo terzo posto ci sta proprio bene.

E' una bella ventata di ottimismo per la stagione di grandi eventi velici che ci apprestiamo ad affrontare.

Questo post è dedicato a tutti gli amanti del mare e, come sempre, a tutti quelli coi quali ho condiviso mare, vento e onde.

Buon Vento e a presto!

Carlo

giovedì 3 aprile 2008

Un lestofante da eliminare

Cliccate qui e vi renderete conto che sotto il nome di Arte si nasconde il sadismo speculativo di un grandissimo pezzo di me..a.

Ora, il suo nome sul mio blog non comparirà mai, ma ritengo sia giusto fermare quest'imbecille.

Non tacciatemi di violenza o volgarità, ma come ho spesso detto:

ANIMALI E BAMBINI NON SI TOCCANO!

P.S. Ora, vera o falsa che sia la notizia, cerchiamo di produrre Arte con la A maiuscola.
E a quel paese tutti gli pseudoartisti provocatori, ignoranti, sensazionalisti e privi di qualunque senso estetico.
E li ho trattati bene!

mercoledì 2 aprile 2008

Una di quelle cose inimitabili


Non ci provate neanche a dire che conoscete il segreto degli "Spaghetti alla Maria Grazia".

I gourmet, campani e non, se sono tali, depongono le armi.

E' impossibile decodificarne la ricetta perfettamente. Se ne trovano, ma nessuna è esattamente quella.

Manca sempre qualcosa. Il segreto è gelosamente custodito nelle cucine del ristorante che vide nascere, per opera del principe Pupetto Sirignano
insieme con nonna Rosa, padrona di casa, il mitico piatto. Era il 1952.



Allora mi sono fatto la mia idea ed eccovi la ricetta, secondo me:
vi occorre

1 Marina del Cantone;
1 terrazza sul mare della marina stessa;
1 o più giornate estive;
1 fame che solo dopo una giornata di sole e mare può venire;
1 manciata di amici coi quali condividere l'esperienza;
aria della Costiera q.b.;
1 (ammesso che siate fortunati) barca dalla quale provenire e sulla quale tornare dopo mangiato a godervi il tramonto.

Non so se mi sono spiegato.

carlo olivari cena cucina a domicilio cooking division eventi enogastronomici immagine coordinata


martedì 1 aprile 2008

Omaggio a Mariotti

Napoli 1884


Ho più volte scritto che questo non è un blog politico nè letterario.

Eppure sto leggendo "Il ventre di Napoli" che Matilde Serao scrisse nel 1884.

E, dalla prima pagina, colpisce per la sua drammatica e sconcertante attualità.

Eccovi l' incipit:

" Efficace la frase, Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto, perchè voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto. Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo, del mare glauco, del cielo di cobalto, delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto: tutta questa rettorichetta a base di golfo e di colline fiorite, di cui noi abbiamo già fatto e oggi continuiamo a fare ammenda onorevole, inginocchiati umilmente innanzi alla patria che soffre; tutta questa minuta e facile letteratura frammentaria, serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata per racconti di miserie. Ma il governo doveva sapere altra parte; il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei delitti; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati; il governo a cui arrivano i rapporti dei direttori delle carceri; il governo che sa tutto: quanta carne si consuma in un giorno e quanto vino si beve in un anno, in un paese; quante femminedisgraziate, diciamo così, vi esistano, e quanti ammoniti siano i loro amanti di cuore, quanti mendichi non possano entrare nelle opere pie e quanti vagabondi dormano in istrada, la notte; quanti nullatenenti e quanti commercianti vi sieno; quanto renda il dazio consumo, quanto la fondiaria, per quanto s'impegni al Monte di Pietà e quanto renda il lotto. Quest'altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo conosce il Governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto? E, se voi non siete la intelligenza suprema del paese che conosce e a tutto provvede, perchè siete ministro?
"

Nota: l'edizione originale venne pubblicata dall'illumunatissimo editore Treves.