lunedì 23 giugno 2008

AGGIORNAMENTI

Se la Cooking Division, la mia iniziativa di chef a domicilio e organizzazione di eventi gastronomici, sta andando a gonfie vele lo devo alle persone che mi aiutano e mi incoraggiano.

Chi mi aiuta è un equipe di servizio di altissimo livello e professionalità, e vi garantisco che il poter contare su tali persone è fondamentale. L'organizzazione, la capacità di problem solving del servizio professionale si nota sia da parte mia che l'evento l'organizzo, che da parte del cliente che invece dell'evento usufruisce.
Quindi un grazie a loro con tutta la mia ammirazione.

Un secondo ringraziamento, va all'amico O.T. che ho conosciuto a casa di amici e mi ha elargito preziosi consigli ed il numero di telefono della persona alla quale va il mio più grande GRAZIE:
La Cuoca della porta Accanto che mi ha dato, e mi darà preziosi consigli e suggerimenti, senza remore, in modo assolutamente naturale e senza vedermi come un concorrente ma come un amico con la stessa passione, perciò, grazie Viviana.

Sentivo di volerlo fare e l'ho fatto.

Ancora un grazie a tutti voi e a tutti coloro che vorranno unirsi alla brigata.

Carlo


lunedì 16 giugno 2008

Premiati


Venerdì scorso, nella splendida cornice dell'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, si è svolta la premiazione del 37 Campionato Invernale Vela d'Altura della V Zona.

Come sempre l'accoglienza in Accademia è stata gioviale e cortese. Gli uomini dell'Aeronautica Militare sono dei gentlemen, e il loro atteggiamento è sempre ospitale.

La premiazione è stata seguita da una cena adeguata all'evento.

Giochi pirotecnici hanno concluso la serata.

Elementi di nota:

1) L'amico G. in divisa era uno "spettacolo". Ho visto l'amico G. pettinato con la riga in due sole occasioni, questa ed il giorno del suo matrimonio.
2) L'amico A. elegantissimo con la sua camicia di lino bianca ed una raffinata giacca millerighe. Un classico dell'eleganza napoletana.
3) L'amico G2. assolutamente avulso dal contesto delle regate.
4) L'inutile ed antisportiva rimostranza di un regatante che, credendo di essere un grande campione, e non lo è, dimostrando assoluta presunzione e infantilismo, ci ha fatto capire quanto vale come uomo. ZERO.

Questo è quanto e scusate se non mi dilungo.

Come sempre un abbraccio a tutti gli amici con i quali ho condiviso vento, sole e mare di questo campionato che ci ha visti premiati col terzo posto.

P.S. Complimenti anche agli Amici Impertinenti per il loro piazzamento d'onore.


mercoledì 11 giugno 2008

Questa merita

Per vari motivi non ho tempo, ma sapendo che molti amici velisti attendono qualcosa, eccoli accontentati.
Per il momento è tutto.


giovedì 5 giugno 2008

A style o preferite E(qual) style?

E' possibile essere volgari e guadagnarci pure?
Pare di si, considerato chi ha inventato questo logo:





Allora, se permettete io metto in vendita questo:

ho rimosso l'immagine perchè me la copiano


mercoledì 4 giugno 2008

Le Grand Bluff


Capri carlo olivari regate paintings sale wind olivariidea
Acquerello del sottoscritto dedicato all'Isola delle Sirene
(nonostante tutto)


L'isola è commoventemente bella, strepitosa da un punto di vista paesaggistico e naturalistico. Il campo di regata è unico.
Regatare nel golfo è un'emozione.
Punto.
Capri è magnifica, peccato che:
1. Una volta sbarcati dall'aliscafo ci mettete più di mezz'ora per attraversare il pontile perchè, nonostante la fama dell'isola, non hanno provveduto a disporre corsie per la gente che va e quella che viene.
2. L'unico mezzo per salire in paese è la funicolare che è sempre affollatissima, i biglietti si fanno a 50 metri di distanza e l'ultima corsa è alle 22,30. Dopo di che scatta lo scorticamento dei tassì, a meno che non vogliate inscatolarvi in un bus che percorre il tragitto sballottolandovi come un flipper.
3. Per mangiare dignitosamente e sperare in un buon servizio, se da Verginiello (buon rapporto qualità prezzo) non trovate posto, siete costretti a pagare 10 euro a mazzancolla presso un rinomato ristorante del posto.

4. In un porto dove si paga una cifra impressionante si è accolti alla toilette pubblica da una cafonissima vecchia alla quale devi elargire l'obolo per aver usato un infetto cesso.

5. E' tutto un andirivieni di persone che guardano inebetiti le borsette di uittòn e le vetrine di Cartiè.

6. Di raffinati intellettuali sull'isola neanche l'ombra.

7. Quasi, e dico quasi, tutti quelli che lavorano al meccanismo turistico sembrano messi lì per estorcere denaro e non per fornire coscienziosamente servizi.

E mi fermo.

Meno male che ci sono G.e G. che mi rendono, con la loro amicizia, il soggiorno sull'isola molto piacevole.

Con affetto e riconoscenza a tutti gli amici con i quali, come sempre ho condiviso Mare, sole e vento.

P.S. Aspetto Hannibal, e vacci piano. E Mortimer, che so condividerà.


Ah dimenticavo, se non trovate questo post SNOB,

vi sbagliate.

LO E'!

martedì 3 giugno 2008

Siamo tornati...

... dalla Rolex Sailing Week, a Capri.

Tutto bene, tutto bene...

Ci credete?

Ne parliamo più in là...

lunedì 26 maggio 2008

Dedicato a chi...

Liberamente tratto da Wikipedia

"Categoria di persone che imitano i modi ed il modo di vivere di classi sociali superiori, atteggiandosi in maniera raffinata e altezzosa. Per estensione il termine è utilizzato per identificare una classe di persone, anche di rango elevato, che ostentano altezzosità o disprezzo verso le classi o i gruppi di persone che considerano inferiori o plebee. Nella storia tali personaggi venivano identificati come coloro che, pur non avendo titolo nobiliare, stavano a stretto contatto con l'aristocrazia del tempo."

Se vi appaio così, evidentemente non so trasferire con la scrittura il mio pensiero.

Se a qualcuno appaio così, evidentemente soffre di un complesso di inferiorità.

Se a qualcuno appaio così, evidentemente è rimasto temporalmente indietro.

Se poi apprezzare il buon gusto, la raffinatezza della semplicità, le cose belle e buone della vita, la buona educazione e la correttezza vuol dire essere così,

allora si,
SONO così.


sabato 24 maggio 2008

Una volta tanto





Premesso che, per gli amici e i ristoratori, passo per un rompiscatole (uso un eufemismo), ieri, una volta tanto, al ristorante è andata bene.

Ancora una precisazione e poi vi dico. Non vado volentieri a mangiare fuori, mi concedo qualche lusso, poche volte all'anno, per quelle che definirei esperienze enogastronomiche. Insomma se vado a cena fuori deve essere in quei ristoranti, da quegli chef. E sono pochi.

Capita però, che per stare con gli amici e per convivialità, vada al ristorante per comodità, e quindi si entra in uno qualsiasi, conosciuto o non, in città, più per fame che per gusto.

Venerdì sera, Napoli, reduci dall'inaugurazione di un piccolo design shop di amici, decidiamo in 13 (orrore!!!) di andare tutti a cena. Dove andare? Senza prenotazione il venerdì sera è come gettarsi nella plaza de toros vestiti di rosso. Invece, invece...

Dopo un paio di tentativi in posti "sicuri" ma pieni tentiamo in un ristorante che propone specialità di carne toscane. In cuor mio pensavo "mi toccherà un'altra di quelle serate in cui devo tacere per non disturbare i miei commensali, sottostare alle angherie del ristoratore, bere male, mangiare peggio e, alla fine, pagare un conto spropositato".

Nulla di tutto ciò. Nonostante la folla nel locale, ci hanno accolti con garbo, ci hanno fatto accomodare, per motivi scaramantici, ma anche per comodità, quattro di noi si sono seduti ad un tavolo vicino.

Il menù era accattivante, chiaro e non nascondeva sorprese, la lista dei vini buona, ma purtroppo non erano tutti disponibili, il servizio veloce e allegro.

Tra filetti, fiorentine, costate e tagliate abbiamo fatto le nostre scelte. Ebbene, ho assaggiato tutte le carni, e tutte erano morbide saporite e ben cotte.
Questa cosa ha cambiato il corso della mia serata, non c'è niente che mi fa incavolare di più che mangiar male ed essere serviti peggio. Quindi l'essere sconfessato nella mia previsione mi ha messo di ottimo umore.

Una cosa va menzionata, le patatine fritte. Sottili sfogline di patate novelle, quindi non pelate, cotte alla perfezione.

Insalata di indivia, arance e pinoli e per dessert una spuma di ricotta al caramello o al cioccolato assolutamente perfetta nella sua semplicità sulla quale ho bevuto un single malt dell' Isola di Skye (?).

Il tutto per una somma assolutamente accettabile, equa rispetto a tutto.
Stanotte ho dormito bene ed in pace col popolo dei ristoratori.
Insomma non mi è capitato un "fazzolettaro",

una volta tanto.






martedì 20 maggio 2008

Piazza mercato o IKEA?

Tralasciando le condizioni oramai boccheggianti e drammatiche della città, devo dire, per una volta, una cosa a suo favore.

Se vi serve qualcosa, qualunque cosa, anche ciò che ritenete impossibile trovare, non girate la città in cerca del negozio giusto.

Andate direttamente a Piazza Mercato, e nelle strade limitrofe.

C'è TUTTO, ma dico proprio tutto. Quando siete disperati, o semplicemente avete rinunciato a cercare, lì risorgete.

Andateci anche se non vi serve niente, vi verrà voglia di comprare qualcosa.

Altro che IKEA!

Manovre in regata, ma non sempre...



Questo post è dedicato a chi fa regate ma non solo, è un po' tecnico ma credo che risulterà chiaro, almeno nelle sensazioni, a tutti.


GYBE SET?!?!

(C’è peluria di prodieri)

Uno dei problemi che assillano gli equipaggi di dilettanti e semi professionisti -i professionisti, quelli seri, problemi non ne hanno- è la ricerca e la presenza costante a bordo di quel membro dell’equipaggio dotato di atleticità, sveltezza, agilità e senso pratico meglio conosciuto col nome di Prodiere.
Il limite di tale affannosa ricerca è che il prodiere deve essere dotato anche di un altro paio di qualità che paiono sfuggire ai più che si propongono per tale ruolo.
Le qualità in questione sono due: devono avere una pazienza sovrumana per sopportare il pozzetto, e devono essere muti.
L’esperienza mi insegna che per qualunque cosa accada a bordo, indipendentemente da chi ci abbia messo le mani, la colpa è del prodiere: il genoa non passa in virata? Lo spi non è su? Gli stopper delle drizze ‘ inspiegabilmente ’ si aprono e lasciano precipitare le vele in coperta? Il tattico sbaglia un bordo? Il timoniere ha i calli? La lavatrice della portinaia sta allagando il pianerottolo? Il prodiere ne è direttamente responsabile!
C’è però da dire una cosa, se il prodiere pensa che quegli stronzi del pozzetto si divertano a metterlo in difficoltà, ebbene, ha ragione: come si spiegherebbe che cose che sembrano stiano filando assolutamente lisce,
improvvisamente si complicano?

Vi tornano alla mente frasi tipo “fate scorrere il circuito sottovento!”, “ammaina, ammaina, perchè ‘sto cazzo di genoa non scende, no no no, non così veloce”, “alto su, alto su, alto su, alto su,” “recupera”...
Premesso che in molti casi la colpa delle cose che vanno male si potrebbe dividere equamente tra pozzetto e prua, c’è una manovra che se non viene preparata a dovere dal prodiere, e soprattutto, non viene ben compresa, risulta, se sbagliata un vero inestricabile groviglio: il Gybe set.
Appena lo skipper chiama questa manovra, gli equipaggi meno preparati si gelano, alcuni a bordo fanno finta di niente, altri si limano le unghie, altri ancora hanno dimenticato il gas aperto a casa, qualcuno fa il vago...giaibb che?
Altri equipaggi invece, con grande calma e sicurezza si preparano alla manovra...almeno così potrebbe sembrare.
Lasciate che vi racconti come andò ad una prova del Campionato Italiano I.M.S. qualche anno fa.
L’equipaggio era misto, intendo dire una parte autoctona ed una parte ospite, io ero tra gli ospiti. Il prodiere detto ‘er felino’ manifestava una certa sicurezza, grande calma, ed una lentezza esasperante, nonostante ciò, tutto sembrava filar liscio, sembrava..!
Eravamo quintultimi alla boa di bolina, dovevamo inventarci qualcosa per recuperare, il tattico, dopo breve consultazione col timoniere ordina “OK, GYBE SET”. Io che ero lì alle scotte chiedo ai restanti membri dell’equipaggio se sapessero cosa fosse e se tutto fosse in chiaro...”ma scherzi, l’abbiamo fatto mille volte”, “ma che domande vai a fare?”, “e che problema c’è?”, ed io, “ragazzi guardate che se qualcuno ha dubbi lo dica ora che c’è tempo,
fra due lunghezze sarà troppo tardi!”.

Tutti gli uomini dell’equipaggio si guardarono come se stessero per sbarcare in Normandia, il clima a bordo era teso....e allora fu tutto un “Ok. Prodiere ok? Albero ok? Alle scotte ok?, Io mi guardavo attorno e tutti sembravano realmente convinti che tutto fosse ok, anche grazie al fatto che c’erano una certa quantità di pollici in alto ad affermare ‘tutto bene’ ed altrettanti pollici ed indici uniti in cerchio ad affermare ‘tutto ok’
Suggestionato da tutta questa sicurezza collettiva mi convinsi anch’io che la manovra si poteva fare.
Il tattico chiamò le lunghezze dalla boa: “due lunghezze, una lunghezza, ok, stramba di genoa e .................................................Uhm, .....................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................poi, più nulla: il tangone non salì, tantomeno lo spi, la strambata venne completata, ma col due (uomo all’albero) saldamente legato nelle scotte, il tre smadonnava, il timoniere...pure, il randista si asciugava i capelli, io avevo appoggiato le palle sul winch e me le martellavo con la maniglia ...ed il prodiere?, già, il prodiere.
Quello che si riusciva ad intravedere nella fitta ragnatela di alto-basso-drizze-gagliardetti-guidoni-cerate-tangoni-cinture di sicurezza-capelli e cappelli, erano arti, buttati così alla rinfusa...temetti per le sorti di quell’uomo!
Quando la situazione si tranquillizzò finalmente scorgemmo ‘er felino’, crocifisso a testa in giù al tangone, e ci volle tutto il lato di poppa per liberarlo, e vi assicuro, senza il flex fu veramente difficile.
Naturalmente la nostra posizione in regata peggiorò, ma il morale dei nostri avversari migliorò notevolmente, grazie alla nostra splendida performance.
Tutti, credo, dicemmo dentro di noi “lo sapevo”.
A questo punto, un piccolo consiglio: se non siete più che sicuri, convinti, oltre ogni ragionevole dubbio che tutto filerà liscio...NON FATE IL GYBE SET!

giovedì 15 maggio 2008

PABLO

Non nascondo la mia passione, il mio rispetto e la mia ammirazione per Picasso.
E' una cosa sulla quale non discuto, Pablo Picasso è il genio allo stato puro, è l'Arte, punto e basta.
Ma se una sua frase viene utilizzata per pubblicizzare il congresso dei maghi a Saint-Vincent la cosa mi disturba un po'.
"Tutti gli artisti sono imbroglioni, ma ci aiutano a riconoscere la realtà" diceva Picasso, e sentire questa frase pronunciata da Tony Binarelli, con tutto il rispetto per l'artista prestigiatore, mi fa accapponare la pelle, la magia è riuscita, il mago parla ed io orripilo.
Ora, giusto per operare le distinzioni del caso ecco un piccolo esempio:

Uno che parte da qui:

ed arriva qui:
è un genio.

Uno che invece parte da quì:



ed arriva qui:

è solo un fenomeno da circo.
Con tutta la dignità ed il rispetto tributato alla gente dello spettacolo che si occupa di magia, ma Pablo, per favore, lasciatelo stare.


mercoledì 14 maggio 2008

L'importanza delle mani.

"Mano d'autore"


Lo so è banale, è chiaro che le mani sono importanti per tutti, ma chi le usa molto, e per scopi diversi, ha la sensazione che le mani esistono.
E' difficile spiegare, ma ci provo.
Diamo per scontato di averle e che funzionino, ma se con le stesse mani ci dipingete, ci scolpite, ci cazzate scotte, ci impugnate il mouse, ci pulite le attrezzature per dipingere, ci cucinate, allora le vostre mani cominciano ad avere un aspetto vissuto. Inutili le creme, inutili le cure che gli dedicherete. No c'è niente da fare, se avete usato solventi o pulito crostacei o, semplicemente, ci avete lavorato, quando andrete a tagliare anche un semplice pomodoro, il succo acido vi brucerà lì, dove le unghie si innestano sulle dita. Ed è in quel momento che avrete la consapevolezza delle mani.
Per non parlare di quando le mettete a confronto con quelli che le mani non le usano come voi... scatta un'invidia per quelle mani curate, ma alla fine prevale la fierezza di possedere delle mani vissute che possono fare tutto.
Lo so lo so, è un post strano, ma in questo periodo di super attività, tra lavoro, regate, cucina... mi sono venute in mente le mani.

Aggiungo che ho un carissimo amico che ha l'abitudine di passare sulle proprie mani della carta vetrata a grana fine. Se qualcuno ha problemi di ruvidezza, che la provi, è ottima.

Concludo, terminare una giornata con le mani che fanno sentire la loro presenza è una soddisfazione.

P.S. Post strettamente personale, considerazioni dettate dall'esperienza, se facessi il muratore o lo spaccapietre,
leggendolo, mi offenderei.

martedì 13 maggio 2008

Paul Middlewick


Il nome qui sopra forse non vi dice nulla, ma appartiene ad una mente creativa.

I simboli nascosti nelle opere d'arte sono oggetto di studio, molti sono i capolavori che celano messaggi simbolici più o meno espliciti, ma qui siamo nel divertimento puro, ma anche nel mondo della comunicazione subliminale.

Non intendo dire che
Paul Middlewick sia un genio, ma una mente versatile si, direi proprio di si

lunedì 12 maggio 2008

Capri. Le regate


Per il momento solo una parola: PRIMI.
Devo dire che regatare a Capri è sempre un privilegio, almeno paesaggistico, se poi il vento ti assiste, allora diventa un'esperienza unica.

Resta il rammarico di ritrovare l'Isola delle Sirene ogni anno più inospitale, o meglio, sempre meno splendente e raffinata. E' una sorta di paradosso, viene presentata al mondo come un'isola esclusiva, costosa, stravagante. E invece te la ritrovi chiassosa, popolata da personaggi che passeggiano vestiti, o meglio, travestiti in giacca e cravatta, ma con gli immancabili infradito firmati ai piedi, che orrore!
Dunque, una sorta di passerella per "uommn' chic e femmine pittate".
Per non parlare dell'inospitalità delle maggior parte della gente del luogo.
Ci sono le eccezioni, naturalmente. Ma provate ad ormeggiare, da totale sconosciuti, nel porto turistico, verrete "accolti" da insulti e modi inurbani, non consoni al sedicente applomb dell'isola.

E per il momento vi lascio con una piccola riflessione:
Vi sembra normale che in un porto dove si pagano 12/15 euro a metro per ormeggiare si debba lasciare una mancia alla signora dei bagni pubblici, che vi accoglie con un inevitabile "siete arrivati, ma perchè non ve ne andate?"?

In compenso, l'Isola è meravigliosa, ma questo è risaputo, e nessun comportamento potrà mai levarglielo.



venerdì 9 maggio 2008

Settimana dura...


...per fortuna tra un po' staremo regatando alla volta dell'Isola.

lunedì 5 maggio 2008

Gaeta. Le regate


Sono tornato anche da Gaeta, abbiamo regatato per il Trofeo di Punta Stendardo.
Per il momento nessun resoconto, come sempre riordino le idee.
Un paio di cose però le anticipo.
il vento fresco, 12/14 nodi con raffiche fino a 18/20, ha fatto si che le regate siano state impegnative, entusiasmanti e molto, molto appaganti.
Il campo di regata era meraviglioso, il sole ci ha accompagnati per tutti e tre i giorni, e come per incanto, al termine delle regate, il cielo si è coperto di nuvole, quasi a dire "ok, vi siete divertiti, ora basta, tornate a casa".
un altro accenno lo devo fare sull'atmosfera. Direi, un non campionato, almeno a terra. In mare, come ho detto, tutto perfetto, ma a terra si è respirata aria di austerity, poca partecipazione organizzativa e poca coesione tra gli equipaggi. Insomma, è sembrato più lavoro che sport. Si tornava dalle regate, una piroetta al circolo per le classifiche, una birra e via in albergo e poi a cena.
Nessun piazzamento di rilievo per via dei raggruppamenti e dei compensi, ma regate perfette, quindi siamo tutti soddisfatti e compiaciuti, anche se, anche se...

Nota Positiva: il trancio di ricciola grigliato con erbe aromatiche della Cantinella Caetana, un po' meno la costata di tonno brasata, buona ma non eccezionale. Consiglio caldamente comunque.

Come sempre un saluto e un ringraziamento agli amici coi quali ho condiviso questi giorni di Vento, Mare e Sole.

martedì 29 aprile 2008

Ischia. La cena al ristorante


Bene, si è fatta sera ed è ora di andare a cena. Chiediamo all'albergatrice di prenotarci un ristorante. Primo errore. Se è tardi e non avete prenotato, le opzioni sono due, o andate a letto senza cena, o è meglio un Buondì con scadenza maggio 2008. Comunque la compagnia è ottima e quindi ci avviamo verso quello squallido e fetido lastricato punteggiato da bettole e finti bar che tutti chiamano, non senza una certa enfasi, Riva Destra. Ma de che? Il porto di Ischia è di origini vulcaniche, quindi circolare, e comunque non esiste la corrispondente Riva Sinistra. Ad onor del vero un bar condotto in modo garbato c'è, è il Cappuccino, che ti serve il miglior Sgroppino dell'isola, una certezza, un sapore invariato negli anni.
Torniamo al ristorante, entriamo in una di quelle tende ad ossigeno che si montano quando non ti danno il permesso per una pedana decente, e così ti sembra di mangiare nel reparto di terapia intensiva dopo un ictus. Io non faccio nomi, mai, ma questa volta vi aiuto, il ristorante è intitolato ad un cartoon colorato e felino. Lo scrivo giusto per darvi modo di evitarlo. Ho spesso scritto di ristoranti che meritano, perchè non farlo per quelli da evitare?
Ci accomodiamo, e come spesso accade, nei ristoranti che sono lì per il turismo tedesco di massa e per gli sprovveduti che si vantano di aver cenato sulla "Riva", siamo accolti dall'unico cameriere di tutto il locale sovraffollato. E' inizio stagione, non sia mai che il proprietario assuma un aiuto al povero demente che ci ha serviti. E serviti è un termine assolutamente inappropriato. Il poverino, che forse in un'altra vita faceva l'uomo proiettile al Circo Togni, ha creato un tale caos con le ordinazioni, scrivendo e riscrivendo più volte le pietanze scelte, che chi mi conosce ha cominciato ad aspettarsi una delle mie reazioni. Invece niente, un bonzo, mi sono mantenuto calmo, sorridente e conviviale. Ordino una semplicissima frittura di paranza, e che Dio me la mandi buona.
Prima della mia fritturina vengono serviti i primi ad alcuni amici, che memori di uno straordinario piatto assaggiato a Ventotene, lo riordinano qui. Gnocchi cozze e pecorino. Naturalmente se gli gnocchi sono di buona fattura e le cozze fresche, condite con una salsa al pomodoro, il piatto è una delizia. Rustico, un po' grezzo, ma si lascia mangiare bene dopo una regata. Purtroppo, nulla di tutto ciò. Arrivano in tavola degli gnocchi in bianco con delle cozze complete di guscio e scaglie di pecorino di dubbia origine. Il sapore ignobile. Passiamo a me, o meglio al mio giubbotto. Infatti prima di essere servito io, è stato servita la mia giacca impermeabile di una oleosa colatura di sugo di scaloppina che il cameriere ha provveduto a versare con maestria e gioco di polso degni del miglior Silvan. Il mio giubbotto, a digiuno da tempo, ha ringraziato. Ed io? Bonzo, calmo, sorridente, conviviale. Arriva la mia "Paranza". Ma dico io, che ci vuole? Sono quattro pescetti e due "ranfe" (tentacoli) di calamaro infarinati e fritti. Certo se la farina è sostituita col borotalco, e l'olio è lubrificante per motori diesel, il risultato è catastrofico. Faccio finta di mangiare per non disturbare l'ilarità dei commensali, mentre il demente (cameriere), con una pezzuola bagnata (di che? mha!), tenta di smacchiare il mio giubbotto, la mia felpa, me, la sedia...Ed io? Bonzo, calmo, sorridente, conviviale.
ne abbiamo abbastanza, stiamo per chiedere il conto, quando ci accorgiamo che uno degli amici ancora non era stato servito, aspettiamo e finalmente paghiamo ed andiamo via.


Vi chiederete, ma come, e tu? sempre bonzo, calmo, sorridente, conviviale?
Eccome.
Non faccio neanche dieci passi che torno indietro e trovo sulla soglia della tenda ad ossigeno il demente ed il suo datore di lavoro, il responsabile di tutto, colui che ha aperto un ristorante con la stessa cura con cui una iena aspetta il momento giusto per cibarsi.
Mi avvicino con lo sguardo ed il portamento che sfodero quando veramente non ne posso più e, senza che i due avessero la possibilità di replicare, spiattello tutto quello che non è andato bene. Dalla A alla Z.

La iena con fare arrogante e aggressivo tenta di dire qualcosa, ma io ho già girato la schiena e lentamente raggiungo i miei amici.

"ma dov'eri? ti abbiamo perso, non ti trovavamo più!". Tranquilli, ho imparato, per il bene di tutti ad essere bonzo, calmo, sorridente, conviviale, ma poi da solo, ritorno ad essere il polemico, rompiscatole, puntiglioso, rigoroso e irascibile Carlo.
Ma potevate mai immaginare, dopo una nefasta esperienza del genere, che io me ne tornassi in albergo a dormire placidamente con tutto sullo stomaco? Impossibile! AH che soddisfazione!

Per fortuna al Cappuccino ci hanno servito un rassicurante Sgroppino, con buona pace di tutti.

Il giorno dopo, la bestia ha chiamato l'albergatrice per scusarsi dell'accaduto. Troppo tardi, nessuna pietà per gente del genere. Peccato che abbia preso il nome da uno dei più sofisticati ed ironici cartoon della storia dell'Animazione.
Bestia, la prossima volta lascia stare i nobili felini e ispirati ad animali più consoni al tuo locale!

lunedì 28 aprile 2008

Ischia. Le regate

Dunque, eccovi il primo resoconto di quello che è successo in mare.
Prima regata, Napoli - Ischia. Appuntamento a bordo alle 8,30. Ci siamo trascinati in barca col corpo ben sveglio, ma con il cervello ancora mollemente adagiato sul cuscino, usciamo in mare. Bene, non molto da dire circa questa prima regata, 10 - 12 nodi di vento, la barca è un fulmine, l'equipaggio, sebbene alcuni di noi ci fossimo visti per la prima volta, era affiatato fin da subito. Rispettiamo le regole della navigazione, osserviamo le istruzioni di regata e vinciamo.

Seconda regata, giro dell'Isola d'Ischia. Questa è stata la regata più entusiasmante. Devo fare una piccola premessa. Questi tre giorni sono stati imperniati intorno ad un'unica parola che ha condizionato l'andamento delle regate, dei nostri movimenti e un po' delle nostre vite. La parola in questione è CANCELLO.
Vi chiederete in che senso. Vi spiego. Il cancello è un particolare ostacolo costituito da due boe distanziate tra loro di una ventina di metri, in cui le imbarcazioni in regata devono entrare secondo un senso prestabilito, ed uscirne girando o la boa di dritta o di sinistra, discrezionalmente e secondo il bordo scelto. Ora, chi va per mare il cancello lo conosce lo gira nel senso giusto e prosegue la sua regata verso l'arrivo. Chi invece si trova per mare casualmente, magari era solo uscito a comprare il giornale e si era trovato proiettato per magia nel bel mezzo di un campo di regata, il cancello lo gira un po' come gli pare, al contrario, sotto sopra, a remi, a motore, a nuoto dopo aver ormeggiato la barca, insomma un pelino da sprovveduto. Ma c'è anche chi, non ostante sia un velista quotato, non lo gira proprio, e viene squalificato. Chiarendo che il velista in questione era più d'uno e che erano nostri diretti avversari, la cosa ci ha fatto molto piacere. Naturalmente la storia del cancello ha scatenato dispute e proteste senza fine, alimentate in primis, dalla nostra team manager F. PITBULL de G., che il cancello se l'è sognato pure la notte. Torniamo alla regata, partita in ritardo proprio a causa della nostra PITBULL saldamente attaccata alla caviglia del presidente del comitato di regata. L'isola si presentava in tutto il suo splendore, il vento ci ha assistito per tutta la regata, ma la cosa che più ci ha entusiasmato è stata l'ultima bolina, che con vento molto instabile, tra mancanze e rinforzi, tra tondi e scarsi (?) ci ha permesso, grazie alla nostra concentrazione ed all'assistenza di uno psichiatra, di passare avanti al nostro diretto e quotatissimo avversario. ma che peccato, era stato avanti per tre quarti del percorso... ma come ci dispiace...ma come? così bravo?, Vabè, tagliamo l'arrivo. Primi. Again.

Terza regata, bastone nelle acque antistanti l'isola. Che dire, regata perfetta, partenza buona, bordi giusti, manovre semplici e precise. Primi per tutto il percorso, con il nostro timoniere reduce da una nottata in bianco per via di un malore, vinciamo overall, in reale e in compensato. I nostri avversari, dietro e inermi. E dire che ci avevano provato.

Ora mi direte, ma un po' di ironica polemica no? Abbiate un po' di pazienza, vi devo ancora parlare dell'organizzazione, della cena al ristorante (che merita un post a parte), della premiazione e del relativo buffet (quello che ho descritto qualche post fa è una passeggiata).

Ma una cosa la dico subito. Il mare ha un potere meraviglioso, accomuna o separa, ma è democratico e ci fa essere veri.

Così sono tornato a casa con qualche amico in più e qualche conoscente in meno.

Siamo tornati


Riassumere tre giorni di regate è difficile.
Abbiate un po' di pazienza.
Sto raccogliendo le idee per meglio raccontarvi le esperienze in mare e a terra.
Per il momento vi anticipo che su tre regate disputate abbiamo fatto tre primi posti.
Naturalmente i miei ringraziamenti e la mia stima a tutto l'equipaggio, agli amici con i quali ho condiviso, come sempre, questi tre giorni di mare, vento, sole e onde.


giovedì 24 aprile 2008

BUON VENTO A TUTTI

Tre giorni di regate.

Tre giorni di sole mare e vento.

Tre giorni.

Con gli amici.

Questa è l'imbarcazione.


E questo il suo website
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