martedì 16 dicembre 2008

Ora Basta.


Questa cosetta ce l'ho sullo stomaco da un po'.
Quindi solo due paroline, concise e chiare.

L'occasione per tirarla fuori me l'ha data un amico che ironizzava, bonariamente, su alcuni risultati conseguiti da un'imbarcazione sulla quale ho regatato.

Prima di continuare, mi preme puntualizzare che non dobbiamo dimostrare a nessuno il palmares dell'imbarcazione in questione, parlano le classifiche e chi vuole, se le va a cercare. E comunque, quando si fanno commenti, e NON mi riferisco all'amico di cui sopra, sarebbe preferibile che si facessero quando ci si è incrociati sui campi di regata in giro per il Mediterraneo, e che i commenti stessi non provenissero da imbarcazioni che, a stento, hanno raggiunto il golfo di Gaeta.
Ed anche che si facessero combattendo ad armi pari e non dal pozzetto di barche "truccate" o, nella migliore delle ipotesi, svuotate completamente.

Andiamo avanti. Ho già scritto che la vela si sta sporcando, sono nell'ambiente da più di 25 anni, e posso dirlo con cognizione. Devo affermare che una certa quantità di "nuovi velisti" sta ulteriormente compromettendo la bellezza del nostro sport.

E dunque corre l'obbligo di fare qualche distinzione,
secondo me.

Esistono innanzitutto i velisti professionisti, in tutto il mondo, quelli che al di là dell'atteggiamento presuntuoso o affabile, sono indiscutibilmente i "mostri sacri" della vela, e ce ne sono di italiani che si fanno valere in tutte le categorie, sia in vela off-shore che in-shore.
E sono quelli, che POSSONO parlare, ma raramente lo fanno. Ne conosco alcuni personalmente, e il loro atteggiamento è assolutamente gradevole.

Poi ci sono tutti gli altri. Tra questi, i meno intelligenti fanno la distinzione tra velisti di serie A e di serie B.
Quelli di serie A sono quei personaggi, che al di là dei meriti sportivi si atteggiano a professionisti, sono presuntuosi, spocchiosi e umanamente inutili. Quelli che, in mare come a terra, credono di essere i depositari della scienza velica, e che tu, che invece mantieni solo un atteggiamento low profile, sei la nullità di serie B.

Mi spiego:
nonostante su questo blog io sia spesso tacciato di snobismo, e non è vero, o di presunzione, e non è vero, il nostro equipaggio è sempre stato molto sobrio nelle sue manifestazioni, a tal punto, che anche i successi passavano inosservati.
Francamente non ci è mai importato niente del giudizio altrui, e abbiamo sempre regatato cercando di cogliere insegnamento dalle vittorie come dalle sconfitte, cercando cioè di andar per mare con uno spirito sportivo, agonistico, ma anche vedendo l'aspetto umano e antropologico delle situazioni che in tanti anni di mare si sono create.

Per noi è stato e sarà così.

Per quelli di serie A, purtroppo, le cose vanno diversamente, il loro atteggiamento è tale, che anche se perdono sembra che abbiano vinto, ma una cosa è certa, per mare ci vanno senza classe, senza storia e senza cultura.

Ripeto, NON mi riferisco all'amico che mi ha dato l'opportunità di questa riflessione, tanto più che ho avuto modo di apprezzarne le qualità (anche se tra un po' lo vedremo alla guida di un taxi giallo).

La vela, è una grande metafora della vita, si vince si perde,
ma non dipende solo da te.
C'è il Mare e c'è il Vento, e poi ci sono gli Uomini, con la U maiuscola.

Degli omuncoli non sappiamo proprio che farcene.

E se adesso mi sono fatto qualche altro nemico,
tanto meglio.

giovedì 11 dicembre 2008

Bei tempi, o solo diversi...

Sarà il tempo, piovoso, sarà l'età, la mia, ma oggi mi sono sorpreso a ricordare nostalgicamente gli inizi della mia attività.

Quindici anni fa, in una grotta, al Parco Margherita, Chiaja, Napoli.

Certo, qualcun altro iniziò la sua attività in una grotta, ed ebbe un bel successo.

Per quanto mi riguarda, non so se ho successo o meno e sicuramente non faccio miracoli, certo è che ora sono in uno studio ai piani alti, panoramico, fisicamente faccio sempre meno, delego, e credo che un po' di strada l'ho fatta, ma ho una grande nostalgia per quel Carlo che, laggiù, tagliava, inchiodava, saldava, pitturava, forgiava.

Era un posto fantastico, 100 mq. di laboratorio e studio. Sottoterra, coi soffitti a volta, con un frigo sempre pieno di bevande, con gli amici che mi venivano a trovare, in continuazione e si svagavano in quella che definivano "la sala dei giochi".

Era molto faticoso, ma quel lavoro era bellissimo.
Con le mani sempre segnate, con la testa sempre impegnata a risolvere problemi tecnici, ed arrivare col cervello dove non arrivava il martello.
Ma era anche il periodo in cui producevo per il gusto di farlo, semplicemente perchè mi andava.
C'era un che di romantico in tutto quel lavoro.

Poi col tempo le cose sono cambiate, ora realizzo personalmente solo su richiesta precisa dei clienti, altrimenti altri lo fanno per me. Il frigo c'è anche qui, sempre pieno, il posto è accogliente, e mi sforzo di mantenere un aspetto romantico e divertente nel mio lavoro.

E la Baia di Napoli è bellissima da quassù.

Però, devo dire, quei tempi mi mancano.

Molto.

C'è chi può e chi non può, G. può...

Nonostante non si possano più imbarcare, in aereo, cibi e cose pericolose come, pensate, una torta di mele, ecco che ieri sera, mai suono di citofono fu più inatteso e piacevolmente sorprendente.

Mi spiego meglio, come avevo già scritto qui, mi ero ormai rassegnato al fatto di dovermi recare per forza in Olanda per gustare la prodigiosa e inimitabile Torta di Mele di Dudok.

E invece capita che un' amica vada nei Paesi Bassi, che passi da Dudok, che compri una Torta di Mele e che soprattutto faccia gli occhi dolci al check-in, che Il mattoncino passi i confini olandesi per giungere a casa nostra.

La nostra amica, intraprendente e dinamica, era l'unica che poteva riuscirci.

Così ieri sera, intorno alle 21,30 squilla il citofono, non senza una certa curiosità vado a rispondere, e ..."sono G., metto una cosa in ascensore..." ed io "macchè, dai sali..." e sorpresa delle sorprese, G. aveva in mano un piatto coperto e ben protetto che conteneva il prezioso e ipercalorico lingotto.

GRANDE!!!

Quindi a G. va il mio personale ringraziamento, per essersi ricordata della Torta, e un in bocca al lupo gigante per tutto il resto.

martedì 9 dicembre 2008

TOTO'

C'è un piccolo privilegio nell'abitare a Napoli.

E' legato a un uomo, non un personaggio, dico proprio un uomo, che è stato, a mio avviso, il migliore nel suo campo, la matrice sulla quale si sono formati molti suoi colleghi, senza però mai arrivare al suo livello.
Parlo del raffinato, elegante, ironico, inarrivabile TOTO'. Non a caso è lincato sul mio blog, alla voce NON C'E' STORIA.

Ebbene, come sempre accade in questo periodo, ed in generale durante le festività, o d'estate, c'è sempre qualche rete Rai, o qualche canale Mediaset che ripropone una retrospettiva sul Principe, o una serie dedicata a LUI.

Su chi come me vive a Napoli, queste trasmissioni non fanno presa.

Le nostre televisioni private, trasmettono sempre, in modo casuale film di TOTO', a qualunque ora, ed in qualsiasi giorno della settimana. Ed è qui che scatta la magia, almeno per me.
I film di TOTO' non si noleggiano, non si comprano, non si aspetta che vengano trasmessi. Nei film di TOTO' ci si deve inciampare.
Intendo dire che facendo zapping capita di fermarti su una qualsivoglia scena di uno dei suoi film, e zap, ti fermi e lo guardi, come la prima volta ma con la consapevolezza di conoscerne le battute, ed allora ti soffermi sulle sfumature, e passate queste, sulle inflessioni, le espressioni, i tempi perfetti, le finte improvvisazioni, l'Arte della risata.

E' strano, ma nessun altro film mi fa quest'effetto, per quanto ci siano film belli che vorresti rivedere, alla seconda volta deve passare un anno o più prima di poterli rivedere. Con TOTO', no. anche se hai appena finito di ridere con una scena, la puoi rivedere e ti fa ridere di nuovo. E' veramente una magia, ripeto, per me, ma è inspiegabile.
Qualunque cosa stiano trasmettendo gli altri canali, se incappo nel film di TOTO', è legge, mi fermo lì, e me lo godo.
E questa cosa è possibile solo se si hanno sintonizzati sul proprio televisore i canali privati che trasmettono i suoi film. Cosa che credo Telealessandria, Telemonza, o Telegallarate difficilmente faranno.

Ripeto, non ho mai comprato o noleggiato un film di TOTO', mai di proposito ho "deciso" di vederlo.

E' LUI che decide per te.

Ed è per questo, ed anche per la stima che porto nei confronti di un uomo difficile ma gentile, superbo ma onesto, che posto queste tre foto, tanto per far comprendere, a chi non lo immagina, che tipo fosse.

Un elegante uomo d'altri tempi.

nel suo salotto


con i suoi amici (come Peppino e Titina, amava gli animali in particolar modo i cani)


a bordo del suo yacht Alcor




sabato 6 dicembre 2008

Fioriere

l'espressione di uno dei leoni di Piazza dei Martiri



Questa cosa ce l'ho sullo stomaco da quando ho visto comparire per la prima volta, in Piazza dei Martiri, le fioriere che delimitano l'isola pedonale. Accadeva circa tre anni fa. e sono ancora lì, e la situazione è anche peggiorata.

A parte che chiudere la piazza al traffico veicolare e chiudere tutta la zona di Chiaja in un momento di cantieri aperti in tutta la città rende la piazza e la zona spettralmente morta.

A parte che io personalmente ho preso almeno 50 multe sulla corsia preferenziale, circolo in moto e i motociclisti sanno cosa vuol dire percorrere il porfido di Via Marina, o meglio, quello che ne resta. Ormai è una sorta di
post Bagdad.

A parte che la suddetta corsia è presidiata da vigilini vari, che sono lì a far rispettare l'ordine, ordine che per incanto non si rispetta più se in città c'è la partita in casa. Allora la corsia diventa veramente la preferita da tutti, per andare nel Catino Rovente di Fuorigrotta. E non è raro vedere scooter con a bordo fino a 4 persone, naturalmente senza casco che a tutta birra vi vengono incontro, o meglio contro, ed allora l'unica è fermarsi ed aspettare che passino. E' la stessa sensazione che dovevano provare i pionieri del Far West, quando con la loro carovana, fatta di un paio di carri, tre cavalli e un mulo, si trovavano di fronte una intera tribù di Indiani a cavallo che scoccavano frecce infiammate.

Con la differenza che quegli indiani lì erano un glorioso e dignitoso popolo.

Ma torniamo alla piazza, ebbene, a testimonianza della città defunta, ecco comparire le fioriere, chi le ha vista non può evitare di pensare a lapidi cimiteriali. Sono dei parallelepipedi della lunghezza di un paio di metri, larghi 50 centimentri, in marmo bianco e bordati da una struttura in ferro grigio antracite.
Sono disposti in fila, accostati gli uni agli altri, come un lungo serpente di tumuli a delineare dove si può e non si può circolare con le auto, quasi il limite tra la vita e la morte.

Sono talmente brutti che non se ne trova traccia in rete, ho provato a postare la foto, ma niente, non l'ho trovata. Tutti coloro che hanno fotografato la Piazza, hanno meticolosamente evitato di inquadrare il cimitero di Chiaja.

Io già non sopporto i divieti, non perchè sia un anarchico sovversivo, ma perchè mi sembra un segno di resa dell'amministrazione, come a dire, "...non siamo riusciti a fare parcheggi, a fornire un servizio di trasporto pubblico adeguato, per cui, fregatevi, niente auto, niente moto, e divieto assoluto"
.
Facile vietare, più difficile progettare e fornire servizi.

Non voglio parlare dello scempio della Villa Comunale, dalla recinzione riciclata progettualmente e passata alla cittadinanza come originale, agli chalet che sembrano quelli della Play Mobil, ma assemblati coi piedi. L'arredo urbano della città è assolutamente inappropriato e verosimilmente inguardabile.

Almeno per me.

venerdì 5 dicembre 2008

Sono stato prodiere di Straulino #6

Era da un po' che non scrivevo per la serie S.S.P.D.S.

Ma mi è venuta in mente una cosetta che merita di essere raccontata.
E' un affettuoso ricordo di un caro amico col quale non regato più, ma che ha fatto si che il nostro gruppo si sia formato nel rispetto e nell'amicizia.
A lui è dedicato questo post.

Una domenica di Febbraio di qualche anno fa.
E' mattina presto al Reale Yachting Club Canottieri Savoia, a essere precisi, è una mattina di regata, di quelle mattine fredde e piovose, nelle quali già indossi la cerata mentre armi la barca.
A bordo ci siamo tutti, manca solo l'armatore, in quel clima di eccitazione e tensione pre regata armiamo la barca, nonostatnte piova e le mani già si sono gelate.
Per comodità avviciniamo la barca al pontile mollando l'ormeggio di prua e lasciamo semplicemente "appoggiata" sulla bitta di poppa la barbetta, o meglio, non era nostra intenzione farlo, ma quando la sera prima hai fatto tardi e la mattina dopo sei costretto ad una levataccia per via del nostro splendido sport, allora accade che il corpo sia sveglio, ma il cervello sta ancora avviandosi, con una certa calma, senza fretta. Così, la barbetta di poppa rimane semplicemente "appoggiata" visto che gli altri tre neuroni già svegli erano tutti concentrati a passare il circuito di spi.
Ad un tratto la pioggia aumenta notevolmente, e per evitare di inzupparci completamente già in porto, scendiamo tutti sotto coperta aspettando che spiova e, naturalmente aspettando l'armatore.
Ed eccolo lì, vestito da te pomeridiano, col suo immancabile sacco pieno di quotidiani, riviste, agende e quant'altro contribuisca a conferire al sacco stesso un certo rilevante peso specifico.
Così sbilanciato e col passo svelto per via della pioggia, il nostro amico afferra una delle cime di poppa per tirare la barca a se e salire a bordo. Questa parte è frutto di un'accurata ricostruzione dei fatti, giacchè la nostra testimonianza oculare comincia dal momento in cui sentiamo il TONFO.
Già, perchè naturalmente egli afferra la cima sbagliata, fa per tirare con tutte le forze disponibili a quell'ora di mattina e.....................la barca non viene, lo slancio è parecchio, sufficiente a farlo cadere in acqua dall'altra parte del pontile, centrando in pieno lo spazio di mare, fortunatamente libero, tra le poppe di due imbarcazioni ormeggiate al pontile stesso.
Sentito il TONFO, ci precipitiamo fuori e balziamo sul pontile per controllare cosa fosse stato. Ed è in quel preciso momento che vediamo il nostro amico, in evidente stato di shock, ma con i giornali strettamente sotto il braccio, che cerca di guadagnare il pontile. Lo aiutiamo, lo scortiamo negli spogliatoi e lo buttiamo, ancora vestito, sotto la doccia bollente. Nel frattempo, la regata incombeva, e mentre cominciavamo le operazioni di disormeggio, a turno andavamo a controllare come stesse la faccenda negli spogliatoi.
Così, giusto per sincerarmi che il nostro amico stesse bene e che potessimo prendere la partenza senza preoccuparci del suo stato di salute, entro negli spogliatoi ed ecco quello che vedo.
L'armatore che si veste con abiti asciutti e caldi che mi ringrazia convinto che quei vestiti glie li avessi portati io, e un altro socio del circolo, in mutande che guarda il nostro amico vestirsi, ma lo guarda con una certa apprensione e curiosità. E' chiaro che a questo punto mi nasce spontanea la domanda che rivolgo al consocio in mutande " Tutto a posto? le serve qualcosa?" la risposta, non priva di una velata ironia, fu "Si, per la verità rivorrei i miei vestiti".

Chiarita la situazione e fatto ordine su cosa appartenesse a chi, il nostro amico mette addosso l'unica cosa asciutta che gli rimaneva, la cerata.

Quello che mi piace di questa storia è l'apparente calma dei protagonisti. L'armatore, neanche per un secondo si indigna o si incavola con noi per la "dimenticanza", e questo gli rende onore, mentre il consocio in mutande, rimane imperturbabile di fronte al fatto che qualcuno, con naturalezza si veste coi suoi abiti.

Ma un'altra cosa mi è rimasta impressa di quella fredda domenica di Febbraio. Tornando vittoriosi dalla regata, ed entrando in porto, vedemmo il nostro amico, ancora in cerata e con gli immancabili quotidiani sotto il braccio che ci salutava compiaciuto dal pontile.
Aveva deciso di prendersi una bella mattinata di relax, a farsi coccolare dalla tranquilla atmosfera del circolo, leggendo i suoi giornali senza nessuno che gli rompesse le scatole.
Contenti del risultato, ma ancora di più per il fatto che non serbava nessun rancore nei nostri confronti veniamo invitati a pranzo.
Non c'è niente di meglio di un pranzo tra amici dopo una regata dura e fredda.

Ce lo godemmo proprio quel pranzo.

Nel frattempo era uscito il sole, quel sole che rende terse le giornate invernali,
e che vorresti non tramontasse mai.




Una buona notizia...

... almeno per me.

Sto progettando l'immagine coordinata per una socieà che si occupa di event management. (appena approvato il logo, lo vedrete postato qui).

Era da tempo che non avevo come referenti persone con un alto livello di attenzione, una precisa e semplice proprietà di linguaggio, ed una puntualità fuori dal comune.

Della serie: quando lavorare pesa un po' meno.

P.S. Apprezzo molto che nelle riunioni si spengano i telefoni cellulari o, almeno, si abbassino le suonerie e si risponda solo se strettamente necessario.
ritengo che chi sia lì, di persona, abbia diritto alla precedenza nella comunicazione.

Odio essere interrotto dal mio ascoltatore con quel "... scusa, il cellulare...".

Ma come, io sono li personalmente a parlarti, mi sforzo di individuare un canale preferenziale di comunicazione, e tu, dai precedenza all' amico al cellulare?


giovedì 4 dicembre 2008

Che peccato

Quando decisi di aprire un blog, circa un anno fa, lo feci con l'intenzione di scriverci qualcosa che attenesse all'arte, alla gastronomia, alla vela. cercnado di farlo in modo semplice, con una punta di ironia.

Col passare del tempo, purtroppo, questo blog è diventato uno spiacevole luogo di sfogo.
Spiacevole perchè, nonostante mi sforzi di trovare qualcosa di buono di cui scrivere, mi ritrovo inevitabilmente a criticare, descrivere e dire cose che, seppur attinenti agli argomenti del blog, proprio non vanno.

Allora mi comincio a chiedere, le cose davvero non vanno oppure sono diventato
completamente intollerante?

Intendo dire che non trovo più argomenti di piacevole discussione, e tutto, anche le cose "normali", diventano una piacevole positiva novità in un andamento piuttosto avvilente delle cose.

Insomma, forse per mia predisposizione d'animo, e un po' per l'effettiva qualità delle "cose", questo blog si è andato trasformando per strada.

E mi dispiace.






Per fortuna


Questo post è rivolto ai fruitori di televisione satellitare

Per fortuna ho poco tempo, per fortuna mi piace leggere, per fortuna vado in barca.

Per questo guardo poco la tv. Non pochissimo, ma abbastanza poco da non sentire, eventualmente, la mancanza della tv satellitare.

Cioè, se anche la togliessero di mezzo non lo considererei un gran danno.

Continuo a considerarlo un piccolo lusso, e quindi il disagio di chi dovrà adeguarsi all'aliquota IVA al 20%, tutto sommato non lo vedo.

Naturalmente, se tutti devono avere la tv satellitare, allora che sia gratuita.

Oppure, per cortesia, che nessuno si lamenti se per l'assoluto superfluo si dovra sborsare qualche euro in più.


martedì 2 dicembre 2008

Fate attenzione

Io proprio non so chi me lo fa fare.

Sarà che, come spesso ho detto, due sono le categorie da difendere, animali e bambini,
sarà che incontro sempre più gente che mi dice di iscrivermi a Facebook, così posso vedere le foto dei loro bambini,
o non so cosa sarà, ma mi vedo costretto a ricordare a tutti coloro che bazzicano i social network e la rete, che il web è pieno di gente nella migliore delle ipotesi, strana, e pubblicare foto di bambini, con tanto di nomi e cognomi, non giova alla lotta contro la pedofilia.

Rifletteteci, e poi, fate come vi pare.


Aggiungo anche che pare che violare una password, per questi malintenzionati, sia un gioco da ragazzi.



lunedì 1 dicembre 2008

Tanto tuonò...

Devo premettere che non volevo che questo blog diventasse quello che, purtroppo,
sta diventando.




Ieri, per il troppo mare, che da ponente a libeccio andava montando sempre più, il comitato di regata non è riuscito a dare la partenza della terza prova del Campionato Invernale della V Zona. Intelligenza su A, che nel linguaggio delle bandiere significa appunto A casa.
Ma noi a casa non ci siamo andati, e mi sono lasciato trascinare in quel supermercato della "cultura" che è la libreria la Taldeitali. Premesso che era da tempo che non vi mettevo piede, e un motivo ci sarà stato, sono entrato non senza una certa ritrosia.
Eviterò il luogo comune, purtroppo vero, che l'avvento di questi megastore, abbia distrutto le piccole librerie, ma soprattutto il rapporto che poteva esistere tra lettore e libraio, e cercherò di spiegare perchè non ci entravo da tempo.

Premetto che non sono un grande lettore, nel senso che difficilmente mi vedrete con una pila di libri sotto il braccio, ma che leggo con una certa assiduità, meno di quanto vorrei, perchè sono lento, non perchè non sappia leggere, ma per la mancanza di tempo.

Proprio per questa ragione, a volte mi è capitato di richiedere agli sprovveduti commessi dei libri che non fossero dei classici o dei best seller del momento e che non una volta li abbia trovati, "...signore, deve ordinarli, lasciare un acconto, poi la chiamiamo noi, ma sa, è un autore poco conosciuto, non so se lo troveremo..." insomma tutte quelle cose che ti fanno passare la voglia.

Senza contare che quando vi entri, ne
la Qualunquelli, sei sopraffatto da una serie di articoli che niente hanno a che fare con i libri. Quelli ci sono, ma quasi un accessorio alla miriade di oggetti come calendari, T shirt, agendine, pennine, matitine, rubrichine, pupazzettini e ...bulbi floreali (!?!?). A parte che se mi servivano dei fiori andavo dal fiorista, e che per me la libreria è la libreria, e se voglio comprare dei dischi vado in una discoteca, vorrei attrarre la vostra attenzione sulla assoluta nullità del luogo. Il 70% dei libri esposti al piano terra sono gli stessi di quelli posti al piano secondo, per cui nella metà dello spazio c'entrerebbero gli stessi titoli.

Ancora, non sarete mai nella possibilità di parlare con qualcuno degli addetti che sia consapevole di lavorare in una libreria, sono sempre troppo presi dal mettere in ordine dischi, dvd, quotidiani, tazzine da caffè, e tutto quanto viene messo in disordine dai bambini che, nella sezione a loro dedicata, urlano e strepitano in cerca della mamma che li ha parcheggiati lì, per andare a cercare qualche regalino di Natale, vedi pennine, agendine e Co o ... bulbi.

Alla fine di questo girone dantesco riesco a trovare due libri che avrei voluto leggere, e non a caso, uno di questi è "Quel che resta del giorno": solo nel caos e nella volgarità ti viene voglia di leggere in un linguaggio raffinato, perfetto, mai lezioso e scritto esattamente con le parole che ci vogliono.

Con la stessa sensazione che si ha in autogrill dribblando salami e pane carasau, schivando bambini infuriati e pupazzi di peluche, sono arrivato alla cassa.

Naturalmente la coda è lunga, ma almeno ordinata.
Attendo diligentemente che appaia il numero della cassa libera e, neanche il tempo di alzare lo sguardo sul display, che la voce isterica e scortese di una delle cassiere mi ordina di procedere al pagamento presso di lei.
Frettolosamente passa i miei volumi sotto il lettore del codice a barre, produce lo scontrino della carta di credito, e, alla mia esitazione, lo stavo solo controllando, mi dice "..lo deve firmare!". E che non lo so? Stavo solo controllando che il conto fosse giusto, e non lo era. Firmo e rimostro che il conto non era giusto, la pazza isterica mi rende la differenza, ma nemmeno per un attimo le passa per la mente che un gentile cenno di scuse, o un atteggiamento un pelino più cordiale sarebbe stato gradito.

Se a
la Isterichelli stanno già cosi combinati ad un mese da Natale, consiglio loro di fornirsi di uno staff di psicologi per aiutare i propri collaboratori, o ancora meglio, in un'ottica meno speculativa, che li scegliessero più qualificati.

Si dice "il pesce puzza dalla testa".
E temo sia proprio ciò che accade,
nel supermercato del qualunquismo.

giovedì 27 novembre 2008

MOTOPOST

So che, come sempre, mi farò qualche altro nemico, ma per quanto mi riguarda, chi da una motocicletta passa allo scooter non è mai stato, non è e non sarà mai un motociclista.

Qualunque moto, e non vorrei aprire il dibattito su quali sono da considerare moto e quali mezzi di locomozione, è sempre meglio di quei cosi di plastica.

Ora non dite sono comodi, non ti bagni, nel bauletto c'entra una casa.
La moto è scomoda, è bagnata, e se proprio dovete traslocare affidatevi ad un autotrasportatore.

Senza considerare che chi non è passato attraverso il ciclomotore, il vespino 50 "preparato", il vespone, per poi approdare al primo mezzo con marce a pedale, guiderà sempre come se stesse in bicicletta, senza nessuna cognizione circa cosa voglia dire GUIDARE una moto.

Ora mi piace pubblicare la foto di una moto che è legata alla mia infanzia, era la moto di un amico, che trentacinque anni fa mi sembrava una motona. Non lo era, ma la trovo ancora molto affascinante, sicuramente più di quegli obrobri di plastica.



giovedì 20 novembre 2008

Se siete MAC USER

SE USATE MAC A NAPOLI, LA PEGGIORE IATTURA CHE VI PUO' CAPITARE E' CHE VI SI ROMPA.

NON ESISTE ASSISTENZA REALISTICAMENTE AFFIDABILE.

IN CITTA'.

E CHE NOVITA'! NELLA REPUBBLICA DI BANANS!

Imprecazione contro l'imprecazione. (nel titolo del post si nasconde qualcosa)

Due cose sono accadute ieri sera.

La prima c'era da aspettarsela, e la seconda, purtroppo, pure.

Eccovi il resoconto.
Appuntamento all'ora prefissata per la premiazione, ci si vede tutti i premiati al blasonato Circolo. Tutti, forse è eccessivo, infatti non erano presenti i primi arrivati in una classe derive, che, scandalo, corrono per il blasonato Circolo in questione. E questo è un fatto, poi il blasonato Circolo decide di autopremiare un ragazzino che ritengono ingiustamente penalizzato dal comitato e dalla burocrazia del bando di regata della classe optimist. E questo è un altro fatto, passi col dare un contentino al giovane virgulto della vela napoletana, ma perchè tutto quest' applomb? Che si protestino i comitati, le giurie ed i circoli organizzatori. lo dico, perchè non c'è niente di peggio dello sport parlato, noi siamo velisti, non calciatori. Quindi, finita la regata non si rimostra, si agisce, se si vuole utilizzando i mezzi messi a disposizione dalla Federazione Italiana Vela.
Si prosegue con la sobria premiazione delle imbarcazioni ORC/IRC/Grancrociera, piccolo buffet di stantia fritturina all'italiana, buoni solo i mini crocchè di patate, prosecco scognomato, e via.

"Vabè, vogliamo andare a mangiarci una coserellina, e magari ci beviamo pure qualcosa?" Com'è come non è proponiamo un posto già recensito su questo blog.
E qui accade la seconda cosa.
Vi costringerò ad un piccolo sforzo perchè, letteralmente sulla falsariga del post in cui lodavo il ristorante in questione, ora lo colpirò duramente.
E' triste, ma anche un posto normale, in città fatica a rimanere negli standard della normalità.
Intendo dire che in città trovare un posto dove si mangi mediamente in modo anonimo, ma almeno si respira aria di normalità, dove le cose scontate sono un lusso o un privilegio, è praticamente un successo.
Per tre volte siamo stati colpiti dalla semplice qualità del cibo e dalla cortesia del servizio.
Purtroppo il luogo in questione non è riuscito a mantenere il suo "normale" standard e, alla quarta volta, ci ha disatteso.

Procediamo col giochetto della falsariga.
In rosso le correzione e le agiiunte al vecchio post.

Come sempre, accolti con un sorriso, ci siamo accomodati convinti di voler mangiare un filetto con contorno di patate fritte spettacolari, un calice di vino, un dessert e via a dormire.
Accolti da un gestore poco incline al sorriso ed anche un po' tonto ci siamo accomodati nella sala interna dove, con le porte delle cucine aperte, i nostri abiti si sono inevitabilmente impregnati dei fumi della cucina.
Invece, mentre stavo per chiedere esattamente quello che volevo, sono stato fuorviato dal cameriere che mi ha avvertito che lo chef aveva preparato lo "stinco di maiale".
Mentre il cervello, saggimente decideva che il piatto era troppo pesante, data l'ora, la gola, stoltamente, ha chiesto a voce alta "ok, benissimo lo stinco, e mi raccomando le patate fritte, e giacchè ci siamo, anche quelle al cartoccio cotte nel forno a legna".
Pur avendo decantato lo stinco, ieri sera non c'era ed abbiamo ripiegato su una banalissima costata di maiale, le patate fritte erano si uno spettacolo, ma penoso, sapevano di fumo e di stantio, quelle al cartoccio invece, direi evanescenti.
Passiamo ai vini. La lista è stata cambiata, ora figurano vini facili, senza corpo nè personalità, ne scegliamo uno tra i meno deludenti, ma niente, è terminato. Ripieghiamo su una seconda bottiglia, neanche quella era disponibile. Così, come nelle migliori tradizioni della città, ci dobbiamo accontentare di quello che c'è.
Una porcheria pesante e calda che ha reso la notte difficile ed il risveglio doloroso. Aggiungo che come antipasto ci hanno portato fiori di zucca ripieni di ricotta, questa volta acida, ma non volutamente, fritti in pastella.
terribili. Sul dessert ho dovuto desistere dal chiedere la mousse di ricotta vista l'esperienza coi fiori di zucca ed ho ripiegato su cantuccini e vin santo, onesti.
ci hanno offerto un nocino "artigianale" (si fa per dire) e siamo andati via.

Ora, considerando che in città c'era aria di scirocco, che erano ormai le 23,30, e che non sono più un ragazzino, la scelta è stata quantomai azzardata.

Che dire, lo stinco era enorme, gustoso, ben cotto e le patate, ottime, in quantità industriale.

L'ho finito tutto, con calma e non senza un certo sforzo, le patate pure.
Abbiamo pagato, come sempre inaspettatamente poco visti gli standard cittadini e siamo andati a dormire.
Il conto è stato meno economico, ma sempre in linea, e avrei voluto vedere!

La notte l'ho passata quasi interamente a discutere con una certa veemenza con lo stinco, stavamo quasi arrivando alle mani, quando all'improvviso si è placato e finalmente ne ho avuto ragione.

A questo punto due appunti al ristorante:
A questo punto due appunti al ristorante:
1- siete sempre gentili ed affabili ma cercate di essere meno piacioni, anche se è meglio essere leziosi che sgarbati.
1- non siete più gentili ed affabili, ed all'accento un pelino volgare ed a quel TU dato come se fossimo grandi amici preferisco la piacioneria.

2- nella vostra estrema cortesia, perche fate sedere ai vostri tavoli il parcheggiatore (taglieggiatore) abusivo che a fine pasto fuma pure in sala? Cosa c'entra un delinquente con la buona cucina e con la vostra gentilezza?

2- Ora capisco cosa ci fa il personaggio citato, la vostra non è più una buona cucina, e il servizio ha perso molta della su citatata gentilezza.

Concludo pensando che la città da poche certezze, una di queste è la delusione che ci regala ogni volta che qualcosa sembra vada meglio del solito.

P.S. so che il titolare non leggerà questo post, ma ove mai accadesse, gli dico, lei ieri sera non era al suo ristorante ad accoglierci col suo affettato garbo, ma faccia attenzione, perchè quando il gatto non c'è i topi ballano, e canatno pure.

Quindi, mi spiace, siccome io non sono prodigo di complimenti, la delusione avuta mi obbliga ad un doppio pollice verso.




mercoledì 19 novembre 2008

lunedì 17 novembre 2008

Che magnifica prospettiva.


Questa cosetta la scrivo perchè mentre noi facciamo la vela parlata qualcuno viaggia a 15 Nodi verso Capo Horn. Con la prospettiva di dover percorrere ancora più di 21.000 (dico, ventunomila) miglia prima di tagliare il traguardo.

La Regata è la Vendée Globe. Il giro del mondo, senza scalo e su un 60 piedi.

Da soli.

Frase del giorno

Ieri, per radio, aspettando la partenza della regata, il posa-boe al comitato di regata

" Niente(vento) da Zero gradi..."

E due...

Dalle stelle alle stalle
Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco
Chi si loda s'imbroda
ecc ecc ecc...

Tanto per rimarcare la pessima prestazione dell'imbarcazione che solo una settimana fa riposava sugli allori di un primo di classe.

E dire che l'avevo pure detto, gli altri non staranno a guardare e bisognva rimanere concentrati e migliorare.

Invece, la barca era lenta per via di una busta sotto il bulbo, ma a noi il compito di controllare, e non è stato fatto. Il poco e mal disteso vento penalizza la nostra imbarcazione, ma anche l'equipaggio, che ha faticato non poco a mantenere concentrazione e lucidità.

Praticamente una debacle che ci ha portati all'arrivo fuori tempo massimo, ma a dire il vero, della nostra classe ne sono arrivati solo quattro.

E' anche vero che i conti e i resoconti si fanno alla fine e quindi manteniamo un atteggiamento tranquillo, non discutiamone come di calcio.

Alcune precisazioni vanno fatte a proposito de:

1) il campo di regata, disposto malissimo, come mai era capitato in almeno un decennio.

2) la partenza, che non andava data viste le condizioni di vento scarse e i continui salti di 50 gradi. A nulla è servito il cambio di percorso.

3) gli avversari che sono arrivati. A loro i miei complimenti, se sono andati a punti e noi no, sono stati più bravi.

4) un personaggio che guida una barca non in classe con noi. Già avevo avuto modo di parlare di lui, in termini negativi. Ieri ha dato ancora una volta prova di essere un demente.
Ed è un peccato che con lui corrano personaggi degni di stima e simpaticamente competitivi.
Aspetto occasione di incontro dal vivo per chiarire una volta e per tutte che a me, personalmente, il suo atteggiamento presuntuoso e vittimista proprio non mi aggrada.

Un'ultima considerazione, sulla città.
Parigi con la pioggia diventa triste ma romantica, Londra con la pioggia è a suo agio, Napoli no, nè romantica nè a suo agio nè triste, solo più brutta. E siccome le fogne sono perennemente intasate, quando piove, il mare si popola di palloncini grigi e pelosi.

I topi morti affogati nelle fogne.



Pensate un po', la settimana scorsa la tartaruga e questa settimana les rats (in francese sembrano meglio, ma sempre Ratti sono).


Andrà meglio la prossima volta.
Come sempre da qui, un saluto a chi con me ha condiviso questa giornata di Vento, Mare e Onde.



venerdì 14 novembre 2008

Esperimento

Non sarà la prima nè l'ultima volta che qualcuno si finge qualcun'altro su Facebook.
Può capitare di essere contattato da un professore universitario svedese, che in Antartide studia i pinguini saltando su un gommone, e che tornato alla base sorseggia Brandy, e scoprire che è una bufala e che Facebook è una enorme miniera di informazioni per coloro che lo gestiscono. E che sui social network tutti possono essere tutto. Facciamo attenzione. E sveglia!

Questa foto è impossibile, visti i diversi poli nei quali vivono le due specie in questione.
Ma pare che in Antartide sia la migliore sveglia disponibile.


Non che i blog siano tanto differenti, ma ci pensate? Se non si impostano regole di privacy, cosa che i più non fanno, venite a sapere di tutti i fatti, le discussioni e quant'altro che sono intercorsi tra utenti.

Quasi quasi chiudo pure il blog.




giovedì 13 novembre 2008

Visto che c'è chi non si accontenta...

Non gli è bastato che gli dedicassi un post, quello del dentice, non gli è bastato che parlassi delle cene a casa sua e che mi complimentassi per le sue doti di pescatore, non gli è bastato che parlassi di mare e che gli rispondessi , non gli è bastato che gli abbia consentito incursioni nel blog senza che lasciasse commenti o si palesasse. Ora mi chiama pure a casa lamentandosi che non ho risposto al suo ragionato ed articolato commento a proposito del post precedente. Ed aggiungo che ha esordito, al telefono, dicendo "...ma come? rispondi solo alle critiche?...".
Naturalmente non è così, ma quando si ha poi l'occasione di discutere da vicino di certe cose e quando si condividono certi interessi, come il mare a 360 gradi (anche se io non amo pascare a traina, ma godo volentieri del pescato di G.), il mio commento qui è superfluo.

Grazie sempre all'amico G. che voleva questa risposta e del quale pubblicherò un'altra sua foto (per ora è nell'altro computer), sempre come tributo e sempre dedicata a chi non crede che G. sia un grande pescatore ed un ottimo uomo di mare, forse un pelino invadente ed estenuante, ma, anche con lui, 1000 regate insieme.

VA BENE ORA?

martedì 11 novembre 2008

BASTA!


Premesso che più volte, da questo blog e dal vivo, ho asserito che due categorie per me sono intoccabili, bambini e animali, e visto che qui si parla di mare e che di bambini si parla spesso altrove, scrivo per una questione che mi comincia a far innervosire.

Prendo spunto dalla morte, per tristezza, di delfini in cattività.

Ieri sera sentivo un biologo marino, un delinquente farabutto, che asseriva che il delfino in cattività si diverte e gli fa bene l'allenamento.

Ora, a parte che io vorrei vedere lui a dover fare cose che non farebbe neanche sotto tortura, mi chiedo, ma come si fa a dire una cosa del genere?

Persino l'allenatore, ormai settantenne, dei mitici delfini Flipper (ne furono impiegati 5) si è pentito ed ora non può entrare in nessun seaquarium, perchè è un attivista che si batte per la chiusura di questi campi di concentramento per mammiferi marini.

Non basta quello che combinano i jap con balene e delfini, quello che fanno i norvegesi, e quello che accade nelle Faer Oer.


Ci dobbiamo aggiungere pure
gli zoo marini? E quella faccia da deficiente del ragazzino che non da le caramelle al delfino perchè è curioso?
No, non ci sto.

L'unica possibilità per combattere tale scempio è il non frequentare, nè pubblicizzare, nè enfatizzare questi spettacoli e questi luoghi.

Chi, come me, ha la fortuna di andar per mare, ben sa che emozione si prova a vedere cetacei in libertà, i delfini durante una regata sono uno spettacolo che riempie l'anima. Per inciso, domenica, in regata, abbiamo avvistato a pochi metri una Caretta Caretta.

Quindi, basta con questi scempi, basta con i biologi marini deficienti e pagati da chissà chi, basta con gli spettacoli negli acquari marini, basta con i bambini dementi che partono lasciando solo il delfino curioso.

Aggiungo che da un punto di vista evoluzionistico, il delfino è un animale che dalla terraferma si è trasferito in mare.

Un animale che ha compiuto una tale evoluzione, secondo voi, veramente si diverte a stare in una piscina per far divertire gli esseri umani?

Direi di no.

E guardate, che il preoccuparsi di queste cose è importante, perdere di vista il rispetto per l'ambiente e gli animali contribuisce all'imbarbarimento culturale verso cui stiamo andando.

Ad un noto ecologista chiesero una volta a cosa servissero gli animali e perchè preoccuparsi della loro estinzione, la risposta fu "...a che cosa servono Bach e Mozart?..."


mercoledì 5 novembre 2008

44



Un tributo al mio amico G.

Ho più volte scritto delle cene a base di pesce pescato dall'amico G.

Siccome io adoro il dentice, questa la devo proprio pubblicare.



G., grazie e complimenti, e vedrai che la raccomandazione servirà, prima o poi pescherai quella lì...

martedì 4 novembre 2008

L'inutilità

il pallone (s)gonfiato

Ricordo che tempo fa, su Rai 3 trasmettevano "Lezioni di Design", programma condotto da un paradossale e entusiasticamente divulgativo Ugo Gregoretti, lì, ho potuto vedere e sentire interviste ad autentici geni del Design.
In più, sempre anni fa, trasmettevano "Circolo Pickwick", con Baricco, e "Totem", sempre di e con Baricco.
Ora io non mi voglio atteggiare ad intellettuale, ma a parte il divertente ed affascinante "Passepartout" di d'Averio, c'è il vuoto.
Anzi, peggio, stamattina per la prima volta mi sono imbattuto in "Buongiorno Regione". Contenitore mattutino regionale che offre un servizio di informazione locale in uno studio azzurro e rosa con una gnocca che distribuisce linea e collegamenti ai vari inviati. A parte i discutibili colori di sfondo dello studio che meglio si adatterebbero al nido di un reparto maternità di cliniche private, indovinate che cosa ho scoperto sull'utilissimo Buongiorno Regione:
che alle 7,30 del mattino la Tangenziale di Napoli e tutta la città sono bloccate dal traffico, e che sempre a quell'ora, il Maschio Angioino, uno dei simboli della città, si sta svegliando (!??!?), e che, lì vicino, è pronto il servizio di autobus turistici scoperti che scarrozzano turisti nelle "bellezze cittadine", tra cumuli di spazzatura e strade interrotte per cantieri e lavori in corso.

Grazie Rai3, e grazie a Minoli che col suo faccione rassicurante ammicca all'inizio delle telenovele di noialtri, quelle esasperanti facce da dementi che popolano la fiction di Rai3 tra le 20,15 e 20,45.

Minoli, io che grazie a te ho scoperto che l'estinzione dei dinosauri avvenne ad opera dei nazisti con l'aiuto della banda della Magliana (mi spiego, i tre argomenti ossessivamente ripetuti da RaiEducational), ora ti devo vedere sorridere dallo schermo, invogliandomi ad interessarmi alle vicende familiari di un branco di nullità.

Grazie Rai3!


Ora è tutto chiaro.

Se vi va, leggete "I Barbari", capirete anche voi molte cose o troverete conforto a quello che già pensate (non sareste qui del resto).

E grazie all'amica G. che, sopravvalutandomi, mi ha donato il libro.

sabato 1 novembre 2008

Ciclisti...

Strike!


Ho praticato innumerevoli sport, Nuoto e Canottaggio nell'età dello sviluppo, e poi Judo, troppo rigore, no, basket, troppo basso, impossibile, ho giocato a Rugby per quasi otto anni, fino a quando non sono urtato contro un essere umano molto più coriaceo di me, una specie di muro che mi ha lasciato senza conoscenza a terra.

E chiaramente Vela, tanta Vela.

E ho percorso centinaia di chilometri in bicicletta, fino ai 18 anni, in Penisola Sorrentina, parlo di più di 25 anni fa. Che meraviglia pedalare faticosamente fin su, al Monastero del Deserto, a Sant'Agata sui due Golfi, per poi scendere a palla fino alla spiaggia di Alimuri e distrutti e stanchi, buttarsi a mare.

Ora, io mi chiedo:
ma veramente i nuovi ciclisti cittadini trovano salutare pedalare nel traffico e con lo smog respirato a pieni polmoni?

Senza contare che rallentano il traffico e rappresentano un pericolo per chi è in moto o in auto.

Tutto ciò in una città che non è predisposta al ciclista, nè da un punto di vista strutturale nè da quello civico.

Io i ciclisti di città non li sopporto.

Non so perchè mi viene in mente Oscar Wilde che disse " chi si cura con l'enciclopedia medica merita di morire per un refuso di stampa".

Non riesco a trovare una parafrasi, aiutatemi voi, anche se, naturalmente, non mi auguro la morte di nessuno, sia chiaro.

venerdì 31 ottobre 2008

Finalmente!


Finalmente mi è arrivato, è perfetto, fa tutto quello che vi aspettate da un telefono, e molto, molto di più.
Inserisci link
Non è propriamente economico, ma ne vale la pena.

C'è da perderci la testa, ma alla fine fa cose inaspettate, sul serio.

Se volete saperne di più andate QUI'

giovedì 30 ottobre 2008

Universo parallelo 2

E sempre a proposito di universi paralleli, c'è un quartiere, in città, dove è obbligatorio togliersi il casco, per farsi rionoscere e per non passare per stupido.
Un quartiere, dove chi attraversa la strada, lo fa senza guardare, hai visto mai che vada sotto un auto e si sistema lui e tutta la famiglia.
Un quartiere dove chi deve immettersi nel senso di marcia opposto al tuo, non aspetta e si avvia, con qualsiasi mezzo di locomozione, nel tuo stesso senso di marcia, fino a che trova un varco e finalmente "regolarizza" la sua posizione.
Un quartiere, dove lo scooter è un appendice del corpo umano, si fa tutto inforcando lo scooter, si parla al cellulare, si prende il caffè, si compra il giornale, si mangia, ci si veste...

Tant'è.

Universo parallelo

Forse, chi decide e stabilisce le regole, non si rende conto che in alcune città esiste una realtà parallela, non confinante, ma come un altro universo, separato dal precedente mediante un buco nero. Entri nell'antimateria e ti ritrovi in un mondo al contrario, dove ciò che dovrebbe essere bello è brutto, ciò che è giusto è sbagliato, ciò che è legale è illegale.
Allora, riferendomi a QUESTO (se avete due minuti leggetelo), un cittadino normale, non dico modello, nessuno lo è mai, come deve prenderla?
In alcune città, le regole non esistono e soprattutto nessuno si è neanche scusato di far vivere i cittadini nella spazzatura che per anni è rimasta nelle strade, nessun quartiere escluso. Ed ora mi devo preoccupare di non inquinare e rischiare il carcere se trasgredisco ad un divieto?
I provvedimenti antiinquinamento sono giusti, ma la minaccia del carcere no.

E mi sono mantenuto calmo.

martedì 28 ottobre 2008

e sempre a proposito di barche...


... ecco un pannello in cemento che campeggia nell'ufficio di rappresentanza napoletano di uno dei cantieri italiani più prestigiosi.

Speed

Devo dire, e qualcuno se ne sarà accorto, che amo il mare, mi piace andare a vela, il che , non sempre significa andare lentamente,



ma mi piace anche la velocità, e se questa è raggiunta nel rispetto della natura e delle regole, ben venga.

Questo post è un piccolo omaggio, che spero gradirà, per il mio amico G.

Questa è la sua nuova barca con la quale si appresta a competere credo nella
classe 3/C (categoria 2 litri) se sbaglio mi corregga
. Non vi dico il suo palmares, sappiate che G. è bravo.



Non solo, è un ottimo velista, calmo e attento e un buon uomo di mare, lo so perchè su questo blog ci viene spesso e un pensiero lo ha lasciato proprio dove avrei voluto.

Non aggiungo altro.

lunedì 27 ottobre 2008

Per inciso...

... ieri si è disputata l'ultima prova del campionato autunnale degli sprovveduti, a parte che il campo di regata era disposto (eufemisticamente) maluccio, spostare una boa è effettivamente chiedere troppo ad un comitato che cerca di ritrovare se stesso.
Ma, si sa, quelli là sono così, basta che stiano tutti per mare a regatare (parola grossa), così, con il vergognoso sistema del punteggio, si guadagnano il posto barca, e non ci si spiega come mai qualcuno il posto in banchina lo possiede anche senza fare regate.

Ad ogni modo, tra un dragamine della II Guerra Mondiale, qualche feluca, un paio di rottami indecenti e degli scavafondo che non si possono guardare (e qualcuno che ieri era a bordo con noi avrebbe parole di riguardo...) , c'eravamo anche noi, e nella nostra classe anche il nuovissimo X-41 OD e il velocissimo prototipo di 37 piedi che non mi piace nominare per non fare pubblicità.

Primi di classe ed overall. Ma è stato come sparare sulla Croce Rossa, quindi non ce ne vantiamo. Abbiamo capito però che la barca va e può vincere su modelli più grandi. Ma si deve fare attenzione ed essere concentrati, ognuno al proprio ruolo.

Come sempre da qui, un saluto a chi con me ha condiviso Vento, Mare e Onde.
Ed anche a chi non c'era ma ci sarebbe dovuto essere.

P.S. Sottolineo, che sono le 13:04, e sul sito ufficiale degli sprovveduti ancora non sono apparse le classifiche, nè provvisorie nè definitive, e chissà se appariranno mai...


Qualcuno mi spieghi

Chiedo scusa, io già non sopporto i social network, ma qualcuno mi spiega a che cosa serve FACEBOOK?

Perchè mai dovrei diventare amico di qualcuno on line e condividere cosa?
Mi arrivano mail di amici che mi invitano a di visualizzare il loro profilo sul network, altri mi scrivono "ma come, non hai un profilo su FACEBOOK? Ma sei un pazzo!"

Io veramente non capisco. OK mi sono iscritto, ed ora?

Mi cancello subito!



sabato 18 ottobre 2008

Differenze ed Interrogativi

Chiedo aiuto a lei
e lo faccio da qui.

Siccome è una persona attenta e intelligente capirà cosa sto per dire.

Come si fa a sostituire un raffinato, colto e interessante personaggio (e qui parlo di uomini, persone, non di politica) con una distratta, egocentrica, stupida sciacquetta?

L'indizio lo trovate rivedendo le "vandaliche occupazioni"

Io, veramente, non ho parole!

Su questo blog, quando possibile, si discute anche di stile, o come direbbero gli anglosassoni di lifestyle, e non è possibile ascoltare la voce di una che ha scritto un paio di libri e si traveste da intellettualefemministapseudopentitamanontroppo
radicalchiclowprofilemiatteggiounpotroppo.

Giuro che non scriverò mai più di queste cose, ma ribadisco la richiesta d'aiuto fatta alla lei del primo rigo, che sul suo blog scrive sanza peli sulla lingua.

Un grazie da qui.

lunedì 13 ottobre 2008

Volete vincere? Lasciate perdere...

Che sia Nord, Sud, Metallica, o... Navale è sempre una cosa poco chiara, non ben definita, opaca, e grazie a questa opacità, per l'ennesima volta ha dimostrato quanto vale, fanno sparire dati che sfavorivano qualcuno e ne fanno apparire altri, insomma fanno un sacco di operazioni in buona fede, sicuramente, ma mai una volta che uno vinca e non ci sia da ridire qualcosa.

E tutto senza una parola di scuse.

A me, di andar per mare e fare le regate così non piace proprio e non credo di essere il solo.

Un consiglio, ci vogliamo organizzare meglio e fare le cose per bene ed alla luce del sole?

O le regate si fanno così, solo per andar per mare? Se è così organizziamo una bella gita in barca con frittate di maccheroni e panini con la cotoletta.

Le regate sono un'altra cosa, c'è chi impegna denaro, tempo ed energie e a volte sembra tutto sprecato.

Come sempre un grazie a chi con me ha condiviso questi due giorni di Mare, Vento e Onde (con onestà!).

venerdì 10 ottobre 2008

Quiz fotografico 2


Date un volto a questi occhi, la realtà non è sempre come sembra.



Questo è il secondo quiz fotografico che propongo.
Ne ho già fatto uno, se vi va, andatelo a cercare.

Ora io potrei anche mettere in palio One Million Euros, ma non lo farò, perchè è troppo facile.

Un saluto e buon divertimento.

venerdì 3 ottobre 2008

La nuova legge

Le nuove norme anti terrorismo, o anti qualcosa hanno impedito di imbarcare in aereo, e, di conseguenza, farmi arrivare, dall'Olanda, quest'oggettino qui.

Questa è Sua Maestà Torta di Mele, o, come si chiama in Olanda, Appletaarte.

Non una qualsiasi, ma quella di DUDOK.

Ora, se per caso vi capita di andare in Olanda, e precisamente a Rotterdam, Arnhem o Den Haag, allora dovete andare da Dudoc, a digiuno, e chiedere questa prelibatezza, con double cream, e poi mi fate sapere.

Vi verrà servito un mattone di pasta frolla croccante, leggermente panata alla cannella, con un ripieno sbalorditivo. Al primo assaggio resterete colpiti, l'unica espressione sarà quella di meraviglia, e tra i vostri commensali sarà tutto un "non è possibile, troppo buona, ma che sapore...."

Appunto dico, si fa presto a dire torta di mele.


Ciao Mimì...


Ieri se ne andato, per l'ultima bevuta, Mimì Manzon.
Pioniere del giornalismo enogastronomico campano.

Soprattutto un galantuomo, un uomo gentile e colto, che senza fronzoli e falsi intellettualismi, si occupava di gastronomia e vino come solo un vero napoletano, di quelli che non ce ne sono più, sa fare.

Sicuro che da qualche parte ti abbiano riservato il miglior posto in sala,
ti saluto Mimì.

mercoledì 1 ottobre 2008

Non ci si può fidare degli svedesi

L'immagine qui sopra è stata elaborata dal sottoscritto che non si assume responsabilità per l'uso improprio al di fuori di questo blog.
IKEA SOLA FREGATURA SCARSA QUALITA

Ammetto di essere di parte, ma occupandomi di design, e soprattutto, cercando di fornire oggetti che durino nel tempo, io sono contro quel supermercato svedese di mobili e accessori che tutti conosciamo. Ammetto pure che, a volte, risolve problemi temporanei e che alcune soluzioni sono divertenti, ed aggiungo che il titolare del supermercato è un genio del marketing e della globalizzazione.

Tra i vari articoli che, sottolineo, non comprerei mai, ce n'è uno che invece ho comprato con assiduità e paranoica sindrome da acquisto compulsivo:
Le LANTCHIP, per intenderci, le patatine fritte in sacchetto.

Purtroppo però, come fanno personaggi ben più loschi, prima ti fanno abituare ad un prodotto, ti assuefano, e poi te lo tolgono e lo sostituiscono con uno che somiglia a
quel prodotto, ma non E' quel prodotto.

Ora, mi chiedo:
se è vero che il geniale svedese 15 anni fa vendeva mobili di legno ed ora li vende di cartone compresso, con che cosa ha sostituito la materia prima per le sue "nuove" patatine fritte in sacchetto?

"Carissimo SVEN (perdonatemi la banalità), hai perso un cliente, forse ne hai guadagnati 1000 altri che non colgono la differenza, ma a noi non la fai! E questo la dice lunga sulla tua tanto decantata correttezza."

Una richiesta a tutti voi, boicottate le "nuove" patatine dello svedese e incominciamo a farcele in casa, le patatine fritte.
Nei prossimi post la ricetta di un grande della gastronomia per avere patatine fritte eccezionali che lui prepara alla figlia.

E ho detto tutto.


Ma chi me lo ha fatto fare...


Lo so lo so, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

La gola ha deciso e...

Ieri sera, dopo una riunione terminata alle 23,00, la fame si è fatta sentire, così siamo andati a mangiare in un ristorante del quale ho gia parlato in termini cordiali e positivi.
Come sempre, accolti con un sorriso, ci siamo accomodati convinti di voler mangiare un filetto con contorno di patate fritte spettacolari, un calice di vino, un dessert e via a dormire.
Invece, mentre stavo per chiedere esattamente quello che volevo, sono stato fuorviato dal cameriere che mi ha avvertito che lo chef aveva preparato lo "stinco di maiale". Mentre il cervello, saggimente decideva che il piatto era troppo pesante, data l'ora, la gola, stoltamente, ha chiesto a voce alta "ok, benissimo lo stinco, e mi raccomando le patate fritte, e giacchè ci siamo, anche quelle al cartoccio cotte nel forno a legna".

Ora, considerando che in città c'era aria di scirocco, che erano ormai le 23,30, e che non sono più un ragazzino, la scelta è stata quantomai azzardata.

Che dire, lo stinco era enorme, gustoso, ben cotto e le patate, ottime, in quantità industriale.

L'ho finito tutto, con calma e non senza un certo sforzo, le patate pure.
Abbiamo pagato, come sempre inaspettatamente poco visti gli standard cittadini e siamo andati a dormire.

La notte l'ho passata quasi interamente a discutere con una certa veemenza con lo stinco, stavamo quasi arrivando alle mani, quando all'improvviso si è placato e finalmente ne ho avuto ragione.

A questo punto due appunti al ristorante:
1- siete sempre gentili ed affabili ma cercate di essere meno piacioni, anche se è meglio essere leziosi che sgarbati.
2- nella vostra estrema cortesia, perche fate sedere ai vostri tavoli il parcheggiatore (taglieggiatore) abusivo che a fine pasto fuma pure in sala? Cosa c'entra un delinquente con la buona cucina e con la vostra gentilezza?

A me invece l'appunto lo faccio di monito:
Non ti azzardare mai più a scegliere lo stinco di maiale se non ci sono - 4 gradi e se non sei sicuro di restare sveglio, magari partecipando alla maratona, almeno nelle successive sei ore.

Comunque, visto che ora sono qui a scriverne, e stasera "risotto thai", posso affermare con assoluta certezza che ne è valsa la pena.







martedì 30 settembre 2008

Per il momento...


... non mi sento di scrivere circa il mondiale X-35 appena conclusosi a Cala Galera. Troppe cose sono accadute. Perciò, chi si aspetta un commento a caldo, rimarrà deluso. Raccolgo le idee e poi ne riparliamo. Per il momento solo un piccolo commento sul nulla nel quale eravamo immersi:
il non mare della laguna di Orbetello,
il non pesce della laguna di Orbetello,
la non cucina della laguna di Orbetello,
il non paese di Orbetello,
il nulla della piazza di Orbetello che accoglie la peggiore edilizia popolare insieme con il Palazzo del Vicerè.

Fortunatamente, il vento ed il campo di regata a Cala Galera, hanno compensato il nulla nel quale eravamo immersi.

Per ora, come sempre, un grazie a chi con me ha condiviso questa settimana di Vento, Mare e Sole.

Ed aggiungo, a noi è andata bene, c'è chi ha dormito in compagnia di un simpatico topino che si nascondeva tra i sacchi delle vele...

giovedì 18 settembre 2008

Quiz per appassionati velisti napoletani.

Chi sa risolvere questo complicato quiz?
Per il momento nessun aiuto.
Poi si vedrà...



R.M.D.A + A.P. = La classe non è sicuramente acqua...di mare.
(meno male che il canotto era gonfio!)

Naturalmente, se mai qualcuno si cimenterà, e l'enigma verrà risolto, mi farò come sempre qualche altro nemico.

Un piccolo aiuto ve lo do comunque:
anche se qualcuno mi taccia di essere snob, io odio lo snobbismo, soprattutto di certi ambienti... eh eh eh!

Voglio proprio vedere cosa hanno commentato al
gerontocomio delle alci.

lunedì 15 settembre 2008

Caprese? No Torta di mandorle


Cominciamo a riscrivere, non senza una vena di polemica. In realtà si tratta solo di una precisazione. E' lo spunto per complimentarmi con l'amica F. per averci fatto assaggiare una "torta di mandorle" di altissimo livello, che, se appena fatta dimostra di essere molto buona, il giorno dopo è praticamente perfetta.

Ora, non a caso l'ho chiamata torta di mandorle, infatti, la precisazione nasce dal colloquio intercorso tra me ed una cuoca caprese doc. Ella, non senza un certo garbato risentimento, mi chiarì che se a Capri chiedete una caprese vi serviranno pomodori e mozzarella, e, se vi aspettavate quella delizia a base di mandorle e cacao, avreste dovuto chiedere una torta di mandorle. Attenzione però, perchè è solo a Capri che tale torta si chiama così e contiene il cacao. Altrove, la Torta di mandorle, è spesso una stucchevole e umida torta a base di pasta di mandorle, che nulla ha a che vedere con quell'essenziale capolavoro della cucina caprese.

Poi, col tempo si è finito col chiamarla Torta Caprese, per non incorrere in errori e, probabilmente per facilità.

Non sono un linguista, nè un semantico, ma ricordo sempre con affetto quella cuoca che mi spiegò la differenza, ringraziandola per avermi fatto provare la sua Torta di Mandorle, strepitosa.

All'amica F. invece, va il ringraziamento per l'ottima cena ed i miei complimenti per la sua perfetta "Torta Caprese", che deve essere preparata un giorno prima, e che grazie a quel suo riposare dolcemente in dispensa, a quel suo rilassarsi nell'oscurità del cacao, vi regalerà l'appagante sensazione della perfetta semplicità.