
Mi sono un po' stancato dell'interpretazione filosofica della cucina. Non sopporto più di leggere sulle riviste specializzate di chef che destrutturano, reinterpretano, filosofeggiano sull'assenza di grassi, non cucinano ma creano composizioni.
Spero di essere stato chiaro.
Da designer appassionato di gastronomia mi piace la ricerca delle forme, ma in cucina mi interessa anche il sapore e la sostanza.
Trasformare una cena in un evento mi sembra opportuno, e mi piace se scopro sapori e combinazioni nuove, se, come mi è capitato (purtroppo una sola volta) mi si aprono nuovi scenari del gusto: è successo a S. Agata sui due Golfi...
Però, non mi piace più leggere o ascoltare di cuochi che vedono la cucina in modo troppo intellettuale.
Alla fine, elogiando come sempre la semplicità, ti viene voglia di uno spaghetto al filetto di pomodoro.
Non a caso Alfonso Iaccarino, mentre lo prepara, quasi si commuove.
